domenica 28 novembre 2010

Un prezioso regalo per gli innamorati

    


Per San Valentino vi suggeriamo di regalare un piccolo e prezioso libro che contenga le vostre poesie, o i pensieri o le dediche per la persona che amate.
Quattordici poesie o quattordici frasi dettate dal vostro cuore.
Realizzeremo per voi libro a colori unico e prezioso, esclusivo e personalizzato, interamente rifinito a mano.
Vi mostriamo due immagini dell’interno della copertina.
Sarà possibile inserire,  anche, una lettera d’amore della lunghezza massima di 1800 caratteri spazi inclusi e se lo desiderate due foto o due disegni.
Il libro sarà in formato A6, realizzato su carta pregiata uso mani color avorio. Sarà composto da 24 pagine interne a colori. Sulla copertina in eco pelle, in rosso ciliegia, sarà impresso a secco con una incisione a pressione il nome del destinatario del piccolo libro e un cuoricino e in quarta di copertina il nome dell’autore.
Per partecipare basta inviare le 14 poesie (lunghezza massima: 14 versi ognuna) e facoltativamente la lettera e le due foto a occhidiargo@hotmail.it entro il 14 gennaio 2011.
Il costo per la realizzazione del libro è di 14,00 euro più spese di spedizione. Sconto del 10% per i soci in possesso della tessera.
Per info: occhidiargo@hotmail.it

14 febbraio 14 poesie


14 febbraio 14 poesie solo per te

Cupido scocca le sue frecce... 
Il Poeta scrive parole d’amore per la donna amata. Il cuore della Poetessa cerca le rime per il suo uomo. Noi, per la Festa degli Innamorati, vi proponiamo di raccogliere come fiori le vostre Poesie d’Amore e di realizzare un piccolo libro da regalare, un florilegio di quattordici liriche da dedicare esclusivamente al vostro Amore.
Vi suggeriamo di regalare un piccolo e prezioso libro che contenga le vostre poesie, o i pensieri o le dediche per la persona che amate.
Quattordici poesie o quattordici frasi dettate dal profondo del vostro cuore.
Realizzeremo per voi un prodotto artigianale, rilegato e interamente rifinito a mano, un libro a colori unico e prezioso, esclusivo e personalizzato, da regalare per San Valentino.
Oltre le quattordici poesie sarà possibile inserire una lettera d’amore della lunghezza massima di 1800 caratteri spazi inclusi e se lo desiderate due foto o due disegni.
Il libro sarà in formato A6, realizzato su carta pregiata uso mani color avorio. Sarà composto da 24 pagine interne a colori, sarà rilegato a mano. Sulla copertina in eco pelle, in rosso ciliegia, sarà impresso a secco con una incisione a pressione il nome del destinatario del piccolo libro e un cuoricino e in quarta di copertina il nome dell’autore. L’interno della copertina sarà impreziosita con carta decorata.
Per partecipare basta inviare  le 14 poesie (lunghezza massima: 14 versi ognuna) e facoltativamente la lettera e le due foto e a occhidiargo@hotmail.it entro il 14 gennaio 2011. Partecipando all’iniziativa si diventerà socio de Gli Occhi di Argo per un anno.
Il costo per la realizzazione del libro è di 14,00 euro più spese di spedizione da effettuare tramite postepay al momento della prenotazione. Sconto del 10% riservato ai soci già in possesso della tessera Gli Occhi di Argo.

venerdì 26 novembre 2010

Ecco alcune foto de IL CIELO IN UNA... STRONZA!

Un Calendario per Natale con le fate di Rosita Lavorgna

Ecco la riproduzione del primo mese di uno dei Calendari Personalizzati.



Vi ricordiamo che la scadenza del concorso è stata prorogata fino a fine mese.

Tanti sono i Poeti che hanno deciso di aderire alla nostra iniziativa e noi ne siamo veramente felici.

Offrire servizi personalizzati ci fornisce l’opportunità di curare un rapporto personale con ogni Autore e questo rappresenta una delle finalità de Gli Occhi di Argo.

Per Natale, abbiamo deciso di realizzare Calendari Poetici Personalizzati per i singoli autori che ne fanno richiesta a soli euro 10,00 per una (1) copia, di 20,00 per tre (3) copie, di 33,00 euro per sei (6) copie o di 100,00 euro per venti (20) copie più spese di spedizione da calcolarsi a parte.

Vi ricordiamo che le poesie e i versamenti devono arrivare entro fine mese (30 novembre 2010).

Se desiderate aderire a questa iniziativa basterà contattarci al 329 20 37 317 o all’indirizzo occhidiargo@hotmail.it e spedirci dodici poesie che non superino i 15 versi cadauna e, se volete, una vostra breve nota biografica (max 1800 caratteri spazi inclusi) e, facoltativo, una brevissima dedica.

Tutti coloro che aderiranno all’iniziativa diventeranno soci de Gli Occhi di Argo e riceveranno la nostra tessera assieme ai Calendari Poetici Personalizzati.

giovedì 25 novembre 2010

Fate Filastrocche Ricette Agropoli 11 dicembre

Fate Filastrocche Ricette
Laboratorio: colora le fate di Rosita



Un incontro pomeridiano dedicato a tutti i bambini.

L’11 dicembre ad Agropoli nella struttura trasparente dei Giardinetti ai Caduti, accanto alla Chiesa della Madonna delle Grazie, l’Associazione Arenosa e Gli Occhi di Argo presentano

il Calendario 2011 - Fate Filastrocche Ricette



Tutti i bambini sono invitati a partecipare con i loro genitori alle ore 16,30.

Saranno recitate le filastrocche di Milena Esposito, lette e spiegate le ricette di Jolanda Stellato e si potranno ammirare e colorare le fate di Rosita Lavorgna.

Ingresso gratuito.

L’Agenda Poetica 2011 L’Amuleto di Ciclamini – Un Anno di Poesie ad Agropoli il 18 dicembre


Grazie all’ospitalità della Marchesa Barbara Riccio de Stefano, il 18 dicembre alle ore 18 ad Agropoli, Salerno, Lungomare San Marco, a Villa Cecilia dei Marchesi de Stefano, sarà presentata




L’Agenda Poetica 2011 L’Amuleto di Ciclamini – Un Anno di Poesie



che vedrà la partecipazione dei poeti selezionati all’omonimo Concorso di Poesia bandito da Gli Occhi di Argo.

Ecco i loro nomi:

Carlotta Nanut

Giampiero Iezzi

Silvia Lanfranchi

Marco Veneziano

Teresa Ciccarelli

Alessandra De Santi

Cinzia Mainini

Alessandro Fei

Stefania Zambelli

Yuri Storai

Annamaria Perrotta

Jolanda Stellato



Durante la serata saranno esposte le loro poesie trascritte a mano da Maria Anello e gli Acquarelli raffiguranti le dodici fate della pittrice Rosita Lavorgna.

Laura di Luccio leggerà con la sua calda voce tutte le poesie accompagnata dal soffio del mare.

A seguire sarà proiettato il video-arte realizzato da Fulvio Fapanni con musiche originali di Domenico Novali.

L’invito è esteso a tutti.

L'ArteNativa del mArtedì ad Agropoli il 30 novembre

L'ArteNativa del mArtedì

la parola come il simbolo



Centro Studi Hemera
e
Gli Occhi di Argo


propongono una serie d'incontri dedicati alla lettura di opere d'arte e di classici della letteratura.



Il percorso, di questo primo anno, tratterà la Storia del'Arte e della Letteratura dall'Antica Grecia fino al Barocco.


IL PRIMO INCONTRO SARA' DEDICATO AL PERIODO GRECO-ROMANO



A cura di:



Antonella Nigro: lettura iconografica ed iconologica delle opere



Elisabetta Demko: lettura e approfondimenti biografici



Milena Esposito: lettura di prose e commento critico



Francesco Sicilia: lettura di poesie e commento critico





Da Keramos, in Via Luisa Sanfelice, 16 ad Agropoli (Sa), nei pressi della stazione ferroviaria, martedì 30 novembre alle ore 18,00.

Invitiamo tutti i partecipanti a portare materiale del periodo Greco-Latino da leggere e visionare insieme.


L'ingresso è gratuito.



Al termine di ogni incontro, previa prenotazione da confermare entro domenica 28, sarà possibile degustare piatti semplici accompagnati da un buon vino locale.



Ecco il menù della serata:


Orecchiette alle cime di rapa
Salsiccia
Fagioli piccanti con speck


Costo per la consumazione non obbligatoria 8,00 euro a persona

Info: 329 2037317

martedì 23 novembre 2010

Il Tuo Calendario 2011

Per Natale, realizziamo Calendari Poetici Personalizzati per singolo autore a soli euro 10,00 per una (1) copia, di 20,00 per tre (3) copie, di 33,00 euro per sei (6) copie o di 100,00 euro per venti (20) copie più spese di spedizione da calcolarsi a parte.


Le poesie e i versamenti devono arrivare entro fine mese (30 novembre 2010).

Se vuoi aderire a questa nuova iniziativa basterà contattarci al 329 20 37 317 o all’indirizzo occhidiargo@hotmail.it e spedirci dodici poesie che non superino i 15 versi cadauna e, se lo desideri, una tua breve nota biografica (max 1800 caratteri spazi inclusi) e, facoltativo, una brevissima dedica.

Tutti coloro che aderiranno all’iniziativa diventeranno soci de Gli Occhi di Argo e riceveranno la nostra tessera assieme ai Calendari Poetici Personalizzati.

domenica 21 novembre 2010

Oroscopo dell'Oracola Porcella Lapiùbella

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Amori che vengono Amori che vanno
Ci siamo affidati alle stelle de “Il Cielo in una… Stronza!”per sapere come ogni segno dello zodiaco reagisce se viene lasciato o se lascia.
L’oroscopo delle stronzole e degli stronzoli è una… stonza… ta!
Tenetelo presente.
Nella luna piena, abbiamo chiesto all’Oracola Porcella Lapiùbella di darci i suoi responsi.
Eccoli.
Ariete
SE L’ARIETE DICE ADDIO
Potrebbe sparire improvvisamente senza dare spiegazioni.
È improbabile che torni sui propri passi.
Per evitare tira e molla non ti conviene incaponirti.
Pure perché, come ariete, tiene ‘e corna!
SE SEI UN ARIETE ABBANDONATO
Soffri, eccome se soffri. Generalmente la botta (si fa per dire) arriva tra capo e collo… un po’ più sotto delle corna, insomma, ci siamo capiti, no?
Fortunatamente l’energia di Marte ti porta a riprendere velocemente. No, l’Ariete tiene proprio le corna, non c’è che dire.
Toro
SE IL TORO DICE ADDIO
Se è finita è improbabile che ci sia un ritorno immediato. Non è detto che magari a distanza di mooooolto tempo, non si faccia di nuovo vivo.
Ma i suoi tempi sono luuuuunghi… consigliamo di non aspettarli.
SE SEI UN TORO ABBANDONATO
Quello che non sopporti è l’idea di esserti fidato e tendi a interpretare la fine come una sorta di… fregatura. Allora piangi, aggredisci… ma poi stop! Sei tosto come un mulo (uh il bue e l’asinello, ci pensate?)… vai per la tua strada e superi tutto.
Gemelli
SE IL GEMELLI DICE ADDIO
I gemelli propongono una pausa di riflessione, ma c’è poco da illudersi. Alla fine non si lascerà spazi a dubbi.
SE SEI UN GEMELLI ABBANDONATO
È una fortuna che tu riesca a un certo punto a ridimensionare il tutto. Due al prezzo di un… gemello solo, insomma. Per uscire dal periodo nero, a parte accendere la luce, potrebbe essere utile stare in mezzo alla gente. Gentaglia e gentucola pure potesser j buono: pensaci!
Cancro
SE IL CANCRO DICE ADDIO
Un cancro potrebbe apparire e sparire ciclicamente come la luna, astro che lo governa.
Nessun segno è più lunatico. Insomma se dice addio non è detto che non riappaia infinite volte.
SE SEI UN CANCRO ABBANDONATO
Meglio essere fregato da un intelligente che da un cretino. Se arriverai a ridere dell’accaduto sarai già sulla via della ripresa.
Leone
SE IL LEONE DICE ADDIO
Un segno così regale non cede ai compromessi.
Il leone è sincero ed a volte troppo brusco. Non lascia spazi a dubbi.
SE SEI UN LEONE ABBANDONATO
Su la testa, Maestà! Tagliare definitivamente i ponti sarà una terapia d’urto efficacissima. Ricorda chiodo scaccia chiodo è stato inventato da un Leone.
Vergine
SE LA VERGINE DICE ADDIO
È difficile che una vergine abbandoni. Ma se lo farà, darà l’impressione di affrontare la situazione con un algido distacco, in realtà, però, le cose non stanno così (diciamo che è meno stronza di ciò che appare), soffre e non vuole darlo a vedere (ma solo a intenderlo).
SE SEI UN VERGINE ABBANDONATO
Rimugini continuamente e questo rischia di diventare deleterio esponendoti a somatizzazioni.
Convinciti che se una storia finisce non è perché c’è in te qualcosa che non va… insomma non qualcosa soltanto.
Bilancia
SE LA BILANCIA DICE ADDIO
Il settimo segno preferisce resistere piuttosto che mollare. Se ha deciso di smettere la scelta è stata meditata a lungo. Molto a luuuuuuuungo. Assai assai. Un ritorno? Improbabile. Ci adda pensà a lungo… ma molto a lungoooooooo.
SE SEI UN BILANCIA ABBANDONATO
Sebbene tu soffra come un cane, non è che ci pare tanto.  Ma una volta che ti è stata sbattuta la porta in faccia hai dovuto sentire bum: l’hai sentito?
Speriamo!
Scorpione
SE LO SCORPIONE DICE ADDIO
Che uno scorpione torni indietro è raro, mica è un gambero. Lo scorpione può diventare cinico e crudele quando si allontana.
SE SEI UNO SCORPIONE ABBANDONATO
Ti sforzi di fare il duro, ma gli abbandoni ti fanno star male da morire. Il segreto per guarire? Diventare il tuo migliore amico. Sei bravo nel ricostruirti.
Sagittario
SE IL SAGITTARIO DICE ADDIO
È davvero poco improbabile che ci sia un ripensamento… a volte è difficile pure un pensamento, ma questa è un’altra storia.
È un segno che difficilmente accampa scuse.
A volte accampa a volte non accampa, difficile accamparlo. Se accampa accampa, se non accampa non accampa. Si consiglia: pensa a campà.
SE SEI UN SAGITTARIO ABBANDONATO
Morto un papa se ne fa sempre un altro o altri mille! Vedrai questa esperienza ti farà crescere. E ti riprenderai prestissimo. E sorridi oggi e sorridi domani… nun te scurdà: il riso abbonda sulla faccia degli st…
Capricorno
SE IL CAPRICORNO DICE ADDIO
È molto difficile stabilire se tornerà. Se torna torna, ovviamente, se non torna non torna. Si tratta di un segno previdente, ma non prevedibile. Supplicarlo varrebbe a poco. Una magra consolazione? Non ti dimenticherà mai.
SE SEI UN CAPRICORNO ABBONDONATO
La tua prima reazione è dire: pazienza, tanto lo sapevo. Sfogati, piangi, canalizza la rabbia verso qualcosa che ti faccia bene: datti all’ippica.
Acquario
SE L’ACQUARIO DICE ADDIO
Se l’acquario chiude è perché si è convinto che non c’è più nulla da fare. Talvolta può restare un buon amico. Talvolta no. Talvolta non lo sa. Talvolta vorrebbe, ma non può. Talvolta potrebbe ma non vuole.
SE SEI UN ACQUARIO ABBANDONATO
Ti senti un incompreso, un fallito. Ti senti fregato, ti colpevolizzi e colpevolizzi l’altro, elabori schemi complicatissimi. Poi d’un tratto…. magia… comincia la ripresa. Ciack, si gira!
Pesci
SE IL PESCI DICE ADDIO
Un pesci che abbandona? Non si è mai visto: semmai si fa lasciare, questo sì! Non è improbabile però che ti ripresenti con la coda tra le gambe… la coda di pesce, ovviamente.
SE SEI UN PESCI ABBANDONATO
Innanzitutto slega quella corda dal soffitto! Ok è vero stai male da cani… da pescicani… ma te li vai proprio a cercare gli amori che ti fanno stare male.
Si può amare da morire, ma morire d’amore, no!
E la sofferenza durerà poco.



Ecco le vincitrici de "Il Cielo in una... Stronza!"


Terza Classificata
«…Tu sarai la mia principessa…».
Nel pronunciare quelle parole le sue labbra, di uomo che non deve chiedere mai, si erano mosse come quelle di un attore malamente doppiato.
Lo spirito dello scapolo incallito tentava di resistere alla drastica capitolazione dell’essere umano logorato della gastrite, causata da troppi “quattro salti in padella”.
Aveva appena fumato una sigaretta.
Abbassai gli occhi per celare la delusione. L’alito del principe azzurro, quando si dichiara alla sua amata, dovrebbe profumare di violette e di tigli. Almeno è ciò che pensavamo da bambine Alice – la mia migliore amica – ed io. Lei ha divorziato per la seconda volta e l’ultimo ex marito la tradiva con il giardiniere.
«…Vivremo felici e contenti…» aggiunse stringendomi a sé.
Davanti ai miei occhi passò una sequenza di immagini degne di un film dell’horror.
Se quella era la mia favola volevo venirne fuori il più in fretta possibile. Ero disposta a rifugiarmi anche nella casetta di paglia del porcellino più stupido!
Indietreggiai finché la mia schiena incontrò la fiancata del suo bolide, a due posti proprio come l’agognato destriero, ma di colore rosso e avido di benzina invece che bianco e ghiotto di carrube.
Perché dovrei desiderare di diventare la tua principessa?
Per indossare abiti scomodi, portare un diadema – che già soffro di emicrania – e annoiarmi tutto il giorno!
No, non sono nata per entrare in una scomodissima scarpetta n. 35; non intendo aspettare l’indolenza di un principe svampito che mi resusciti con un bacio e nemmeno terrò i capelli lunghi fino ai piedi – in un luogo dove non esiste il balsamo – perché li usi come ascensore, si costruisca una scala se tanto ci tiene a raggiungermi!
Figuriamoci se sono disposta a dormire su di un pisello, io i piselli li mangio con i fusilli e la panna!

Ludovica Mazzuccato

Seconda Classificata
È lei. Finalmente ho trovato la donna che fa per me. Da quando mia moglie è scappata con il pescivendolo non ho più voluto rimettermi in gioco. Basta pesci in faccia, mi son detto.
Ma lei è diversa. C’è una tale sintonia che mi sembra di conoscerla da sempre. Si chiama Claudia, ha un fascino particolare, indefinibile, e una voce così calda e suadente…
Ho deciso: voglio presentarla a Luigino, mio figlio. Ha solo sei anni ma è molto sveglio e sensibile, saprà capire al volo se è la donna giusta per me… e per lui.
La invito a cena (niente pesce, tanto è vegetariana). Passiamo una serata piacevolissima, la conversazione scorre e lei ci sa fare con i bambini. Lui però è un po’ strano, ad un certo punto diventa insolitamente silenzioso e la osserva di sottecchi, come se la studiasse.
“È normale” penso, “è la prima volta che porto una donna in casa”.
Si è fatto tardi e lei se ne va, lasciandomi cotto come un pesce lesso.
Non vedo l’ora di sapere cosa ne pensa Luigino. Si sta arrampicando sulla libreria, per prendere uno degli album di foto di quando ero ragazzo. Gli è sempre piaciuto sfogliarli, ma chissà perché lo vuole fare proprio ora? Noto che va deciso verso l’album dei tempi del liceo, lo apre e sembra cercare una foto precisa. La trova. Mi avvicino a la guardo: sono io con un’altra persona che mi stringe la mano dopo una partita a tennis. Improvvisamente colgo la somiglianza: è in tutto e per tutto uguale a Claudia, ha anche lo stesso tatuaggio (a forma di squalo) sul dorso della mano. Ecco dove l’avevo già visto. La didascalia dice: “Io e il mio amico Claudio”. Mentre sento che il sangue mi si gela nelle vene, Luigino mi posa dolcemente una mano sulla spalla e mi sussurra: “Papà, mi sa che ti sei fatto un trans”. Quel giorno, neanche a dirlo, era il 1° d’aprile.

Sabrina De Bona

Prima Classificata
Bene molto bene benissimo.
Menomale che mi ha lasciato lui almeno non ho dovuto lasciarlo io, poverino, se ne era accorto anche da solo che oramai non ce n’era più.
Adesso mi sento libera, ho un sacco di tempo per me, prima e metti in ordine, e sii sexy, e stira il vestitino, basta, ora è tutto diverso, tipo ho i piatti nel lavandino e chi se ne frega.
Tipo ho i peli sulle gambe e chi se ne frega. Tipo non ho neanche voglia di lavarmi e nessuno se ne frega, tipo.
Libera di fare quello che voglio, che non faccio ma solo perché non voglio, mi va di uscire ed esco e mi va di andare col primo che capita e ci vado, poi che c’entra, le mie amiche sono tutte col fidanzato, e se penso che loro saranno là a cena nel solito posto fuori mano però economico ma tutte in tiro lo stesso come le compatisco. Che pena che mi fanno, incastrate solo per non avere il coraggio di lasciarli, quegli inutili. Solo per non avere il coraggio di farsi lasciare, come me, che adesso mi vesto ed esco e per caso passo davanti casa sua, ma solo perché è di strada, ho un orgoglio, io, guardo se le luci sono accese, se la macchina c’è.
E se lo incontro per caso che esce?
Non esiste che mi faccio vedere conciata così che poi magari pensa, l’illuso, che io stia chiusa in casa a serate a soffrire per lui, meglio se prima tolgo questi peli dalle gambe, magari do anche una stirata al vestitino, così vede quanto sto bene, se c’è.
E se non c’è?
Dov’è, se non c’è?
Con chi è?
Sarà mica il caso di chiamarlo, prima?
Lo chiamo a casa e se risponde butto giù.
Il dramma è se non risponde.
Se non risponde o non c’è o peggio.
E per peggio intendo molto peggio.
E per molto peggio intendo che ora vado là e l’ammazzo senza neanche depilarmi, non ci posso pensare.
No, dio, che dico, senza depilarmi è troppo, che poi magari è solo.
Già.

claudiacaffe

venerdì 19 novembre 2010

Wine Party della Stronza ad Agropoli - Costa Cilento

Siamo giunti alla vigilia della Serata della Stronza, un wine party esilarante dedicato alla lettura e alla votazione pubblica dei racconti umoristici selezionati pervenuti alla III Edizione del Concorso Il Cielo in una… Stronza!
Alla realizzazione dell’intera manifestazione hanno collaborato tanti soci e simpatizzanti.
Oggi vogliamo ringraziare Rita Biancullo e Antonio Lullo di Edicolè di Agropoli, sponsor e sostenitori dell’iniziativa fin dalla I edizione; l’Amministrazione del Comune di Agropoli; Elvira Caruccio, del laboratorio di legatoria LiberArte di Agropoli che ha eseguito la cucitura a mano dei testi; Tania Gallone per aver realizzato la bellissima vignetta della quarta di copertina; Maria Anello che ha eseguito con tecnica a rossetto la copertina dell’Antologia della Stronza:  la Giuria del quotidiano dentrosalerno.it: Rita Occidente Lupo direttore responsabile,  Aldo Bianchini direttore editoriale, Maria Pia Vicinanza caporedattore; Gianni Petrizzo di AgropoliChannel; Domenico Ruggiero e Vito Rizzo che si occuperanno dell’audio e dell’intrattenimento musicale della serata; Antonella Nigro e Elisabetta Demko per essere nostre attivissime socie; Assunta e Raffaele Marino che accolgono la nostra iniziativa da due anni con grande senso d’ospitalità; lo Staff di Villa Trentova che si occupa della ristorazione e dell’alloggio di tutti gli amici che da lontano hanno deciso di mettersi in viaggio per raggiungerci; a Pino Imperatore che con la sua presenza onora la nostra manifestazione; ad Angela Fragano e a Veronica Cucco delle ArtiGrafiche Fragano per averci supportato e sopportato quasi quotidianamente; Giuseppe de Leo per i consigli; tutti gli amici e i soci che si prestano alla pubblica lettura., all’interpretazione delle stronze;  tutti i partecipanti al Concorso; ci preme ringraziare, più di tutti, quelli che sicuramente dimenticheremo perché siamo certi che sono quelli che ci sono più vicini ed infine vogliamo ringraziare e mostrarvi i lavori del ceramista Antonio Guida dello Studio d’Arte Keramos.
Le ceramiche che vi mostriamo rappresentano i Premi per i vincitori de Il Cielo in una… Stronza!


Vi aspettiamo numerosi sabato 20 alle ore 17,30 presso l’Azienda Marino in via Fontana Saracena, 9, Agropoli, Sa.
Ingresso gratuito.
A seguire a soli 20,00 la CENA SPORCELLINA a Villa Trentova.

Curzi - Respiri, sospiri e altre abrasioni

Recensione di “Respiri Sospiri e altre abrasioni” di Daniela Bruni Curzi




Di fronte a una schiera di poeti (o presunti tali, dipende dai punti di vista) che prestano sempre meno attenzione alla forma della parola scritta, che danno la massima importanza al “dire” e la minima al “come lo dicono”, ve ne sono alcuni che – invece – al contrario pongono molta attenzione anche al mezzo di espressione in sé.

Daniela Bruni Curzi è tra questi autori. La sua scrittura trasmette innanzitutto un’estrema cura del vocabolo usato, un’attenzione particolare al suono che esso ci rimanda. Un’attenzione rivolta anche alla costruzione del verso. Va letta lentamente, questa poesia, e possibilmente a voce alta, per poterne apprezzare al meglio la densità corposa che a tratti è quasi possibile toccare, in un certo senso. Ci sono autori che vivono questa tendenza come forzatura, e prima o poi la loro creatività muore perché si ripiega su se stessa. E’ un pericolo sempre presente, questo, per chi sceglie di curare consapevolmente anche la forma. Daniela lo evita con efficacia e bravura, e il motivo principale di questa riuscita credo sia da ricercare in un mondo interiore particolarmente ricco che preme per uscire alla luce del sole.

“Respiri Sospiri e altre abrasioni” spesso evoca mutamenti dolorosi che vediamo scorrere davanti agli occhi, grazie all’ampiezza delle parole che si snodano per descriverli: uno “svolgersi” legato – nella maggior parte dei componimenti – al passato, e così il lettore viene coinvolto in un doppio percorso: dal presente al passato e “durante il passato”. E più il lettore è attento, più si fa netta in lui la sensazione di camminare, di spostarsi all’interno di paesaggi vividi. E’ davvero una particolare esperienza di immersione, questa, ed è una sensazione che può regalarci solo una scrittura energica e molto ben disegnata.

Credo che il regalo più grande di Daniela Bruni Curzi sia proprio questo: la percezione di una poesia ben scritta, il piacere della lettura che non può che essere tale. Non basta tirar fuori i propri sentimenti perché si possa parlare già di arte; è anche e soprattutto la forma a sancire, in un certo senso, che valga la pena farlo, perché senza condivisione efficace e proficua il “tirar fuori” ha ben poco valore, a mio parere. Grazie a Daniela, quindi, per l’autenticità della sua arte.





Francesco Sicilia

giovedì 18 novembre 2010

Baldassarra - Nessuno è la mia stella


Nessuno è la mia stella
di Daniela Baldassarra
ed. Prospettiva, 2006
Recensione di Francesco Sicilia

“Nessuno è la mia stella” è un libro che attraversa i paesaggi che descrive con durezza e amarezza, non
fa sconti a nessuno né tenta di addolcire, attraverso il linguaggio usato, l’argomento del quale parla.
Frasi perlopiù brevi e dirette entrano subito nel cuore, mostrandoci un’umanità allo sbando che – come
scrive la stessa protagonista che parla in prima persona – la cosiddetta società civile molto volentieri
cancellerebbe.
Qui non interessa certo il discorso sociologico, peraltro di solito propenso a sbrigative e superficiali
condanne nell’uno o nell’altro senso, ma interessa invece l’approccio letterario, artistico. A Daniela
qualcuno aveva chiesto, tempo prima, un racconto sui barboni, una richiesta rimasta in sospeso perché
– come è scritto nel breve testo che precede l’inizio – non si può scrivere su ordinazione. Poi, è sempre
Daniela ad affermarlo, qualcosa è cambiato.
Viene da chiedersi cosa sia, come nasca e prorompa, quel “qualcosa” che ci fa cambiare strada. In ogni
caso qualcosa scatta e ci si ritrova a gettare lo sguardo su un mondo prima sconosciuto. E’ lo sguardo
profondo dell’artista, tale se e quando riesce a scavare (con delicatezza ma anche con efficacia) oltre la
superficie. Ci riesce, l’autrice, raccontando “dal di dentro” un incontro tra due anime sostanzialmente
sole, prima, e poi di nuovo separate dalla morte di lui, del “barbone”.
Trovo che, comunque, “Nessuno è la mia stella” vada ben oltre la descrizione del mondo degli esclusi,
dei reietti. E’ soprattutto, secondo me, altro: la descrizione di un amore disperato tra due esseri che si
incontrano solo per brevi istanti, troppo pochi o troppo brevi perché l’amore riesca a salvare Nessuno,
colui che ha rinunciato persino al proprio nome.
Non è mai scontato che l’amore riesca a scardinare la tremenda forza dell’auto-punizione (che è anche,
parallelamente, auto-celebrazione), e infatti in questo caso non ci riesce. Credo che le pagine centrali
dell’opera siano proprio quelle in cui la protagonista si avvicina a Nessuno e riesce a percepirne
l’inconsolabile desolazione interiore: già questo “ascolto ad oltranza” è una forma di amore profondo, e
Daniela Baldassarra è particolarmente brava nel farci percepire con un’intensità a tratti quasi
sconvolgente il percorso che ha portato Nessuno ad essere tale.
Il libro si chiude con la promessa di una nascita che è anche ri-nascita, in un certo senso: forse il figlio
sarà voce costruttiva laddove quella del padre è stata invece distruttiva ad oltranza. E’ un “forse” che
non ci comunica alcuna matematica certezza, ma grazie alla bravura dell’autrice passa efficacemente
anche questo messaggio, al lettore: si vive nell’oggi, volendo e potendo andare oltre le devastazioni del
passato e i timori per il futuro.

mercoledì 17 novembre 2010

Falcone – Le tue rose


Marcella Falcone – Le tue rose
È il Senso dell'Estetica, a emergere prorompente dai versi di Marcella Falcone, la quale innalza la sua voce all’altare della poesia con uno stile che affonda ingordo le radici negli incantesimi della Bellezza.
È il farsi di parole che palpitano da “relazioni inquiete” fino ad assumere, come una fiamma, un’ immagine tersa di poesia. I suoi sono versi liberi che sbocciano attraverso un linguaggio abbarbicato a una sensibilità umana, femminile, a un sentire profondo, sensuale, tradotto in vibranti motivi: sono riflessioni sgranate come un rosario che misurano il ritmo, la cadenza, la scansione. In “Le tue rose”, la parola è intrisa di significati ricercati, è pregnanza di commozioni, scandaglio di sentimenti. È il ritmo che crea suggestioni, colpito da una forza, da una veemenza evocatrice: ancella che raccoglie la trepidazione di una voce di questo tempo, eppure eco di arcana poetessa. La sua poetica è espressione di orizzonti limpidi, di mete da raggiungere: smanie nude, che albergano nello spirito e nella carne, fuoco di quell'agire femmineo, che, dalla domanda stupita di chi legge, muove verso le risposte incantatrici dell’arte stessa. E ancora è il bisogno terreno d'amore, il desiderio di qualcuno che ci accarezzi, che si traduce in una sfida: “Ti avrò”. Ti avrò va oltre la ricerca umana, corporale, e approda, invece, alla scoperta di annullare quella incapacità di accogliere l'altro, di svelare l'inesprimibile, l’invisibile, la liberazione spirituale dai condizionamenti della vita incarnata in un ciclo di nascite e rinascite. È il perforare il velo che copre l’inspiegabile di ciascuno, della vita e dei suoi complessi labirinti.
Il canto di Marcella Falcone, assume intonazione e forza di riflessione corporea, senza escludere una dimensione purificatrice, antica, divinatoria, sacra. È qualcosa, che fa riposare lo spirito, quando come un’araba fenice si conclude un ciclo da cui torna alla vita l’anima del poeta; ed qui che il lettore può essere attraversato da quel soffio vitale, dove tutto è ancora oltre la fine, ogni fine, per essere ancora.
Milena Esposito

L’uomo nascosto – Francesco Florenzano



I brevi racconti, semplici solo in apparenza, sono, in realtà, freschi frutti acerbi celati e preziosi come possono esserlo solo gli scritti di qualità che sanno trattare con cura e maestria  i sentimenti, le sensazioni e gli stati d’animo del mondo maschile. Con una scrittura scorrevole, giovane e uno stile narrativo ricercato, Florenzano ci propone, senza amareggiarci,  storie plausibili sulla solitudine dell’uomo.
Dino Buzzati diceva: "da quando ho cominciato a scrivere, Kafka è stato la mia croce".
Forse Florenzano potrebbe asserire la stessa cosa di Buzzati?
Quello che stupisce del microcosmo creato dallo scrittore è l'assoluta naturalezza di ogni gesto quotidiano: proprio in un mondo “nostro” possiamo ritrovare le antinomie più reali e spirituali dell'uomo, le sue ossessioni, le sue fantasticherie che plasmano la solitudine. È così che Florenzano ci porta a riflettere sulla condizione umana maschile. È così che ci stupisce!
Se entriamo nel particolare possiamo notare la presenza di dettagli che deformano il sentire: i personaggi si ritrovano spesso in un'esistenza senza amicizia o amore in cui sono assenti finanche i legami con la famiglia (spesso per deliberata scelta dei protagonisti) e dove gli accadimenti si susseguono ineluttabilmente, guidati dal “ciò che deve avvenire”. “L’uomo nascosto” osserva… si mira allo specchio, ama,  ama profondamente e con purezza d’animo, sente, contempla la bellezza, viaggia, usa i sensi (talora singolarmente) per vivere, rivivere, immaginare, creare mondi animati dal pensiero, dalle supposizioni, dalle idee, dai desideri.
Ecco che Florenzano ribalta la visione di Buzzati che rendeva “credibile l’incredibile” per “creare la creazione” per “pensare pensieri”. Attraverso situazioni mentali (i pensieri, appunto) lo scrittore forgia il tangibile in tutta la sua incorporeità. Grazie allo stretto vincolo con la quotidianità (i luoghi, i movimenti, le abitudini, le relazioni amorose) l'atmosfera non è fantastica: siamo lontani dalle immaginifiche fantasie di Buzzati, tutto sembra accadere di fatto, ma spesso solo nell’immaginario dei personaggi che diventa realtà. La descrizione degli avvenimenti assume un significato soprattutto introspettivo: così i dettagli o i sensi introducono gli eventi, ci calano nell'atmosfera e ci permettono di pensare e d’immaginare come i personaggi. Il gusto della lettura è delicato, in certe circostanze è sensuale e fine, ironico ed è sempre accattivante. Oltre le trame sorprendenti, è l’uso acerbo, forbito e bello del linguaggio a conquistare il lettore facendolo inoltrare nel mondo dei personaggi: la prosa limpida e chiara, semplice, ma ricca e fresca rende “respirabile la storia”, completando una perfetta sincronia tra situazione, narrazione e fantasticheria. Tutto "accade e basta" senza dare spiegazioni: che sia dentro o fuori dei personaggi è poco rilevante. Il lettore si ritrova sedotto, incuriosito, anche, e soprattutto, sospeso dentro i pensieri non suoi: quelli che non aveva e che, comunque, riconosce come veri, vissuti, reali pur se solo fittizi come i ricordi, le fantasie, le nostalgie, le reminiscenze, le contemplazioni, le voglie, le rievocazioni. Ma non sono i rimpianti, se nelle tinte, nei toni si avvicinano ad essi, al limite possono presentarsi come un rimuginare mentale. Il bello è che questo processo coinvolge anche le donne che come lettrici si accostano (ora scoprendolo o riscoprendolo anche nella vita reale) al mondo maschile e segreto concepito dal giovanissimo autore.
Florenzano sa descrivere - alle volte anche strappando sorrisi -  l’universo dell’uomo (nascosto, come sottolinea il titolo della raccolta) spontaneamente, con naturalezza e con la precisione della schiettezza. Qui c’è qualcosa di nuovo eppure di semplice.
Chiudendo il libro, mi sono detta: Florenzano è bravo!

Milena Esposito


La Soffitta Giuseppe Salzano


Nel leggere il libro di Giuseppe Salzano “La soffitta”, ho avuto subito l’impressione di ricevere un invito speciale: percorrere un cammino costellato di percezioni non solo sensoriali, corporee, ma anche introspettive, per giungere nei profondi anfratti della coscienza. È stato come accettare di partecipare ad una piacevole serata con gli amici più cari, pensando di trascorrere il tempo tra battute e ricordi e ritrovarsi, invece, improvvisamente, a scoprire i propri spazi inesplorati, le proprie emozioni antiche.
La narrazione parte da  paesaggi lacustri, ambienti incontaminati, in cui la natura si arricchisce di scenari fiabeschi, per presentare personaggi legati dal sottile filo delle emozioni. La soffitta diventa il luogo dei tesori perduti e ritrovati, dei segreti finalmente svelati, delle inquietudini che trovano un approdo nella lealtà dei sentimenti; diventa rifugio dagli affanni della vita, luogo di partenza verso mete lontane,  cassaforte di ricordi che il tempo non può cancellare.
 La narrazione si trasforma in gioco quando scopriamo che il protagonista- narratore del primo racconto è un gatto, diventa suspence,  nell’attesa trepidante di scoprire luoghi segreti, che attendono da tempo di essere svelati.
Tutti i racconti sono legati da sottili fili invisibili: si parte da una condizione di immutabilità che invita però al movimento, alla conoscenza, per ritrovarsi poi  immersi nelle mille sfaccettature della vita, in ognuna delle quali c’è forse una risposta alle nostre inquietudini. Le varie tipologie umane scorrono lentamente e ognuna di quelle vite lascia un ricordo dentro di noi: magari un sorriso o la nostalgia del passato che ogni tanto fa capolino dalle pieghe dei ricordi  o magari il vuoto di certi momenti della nostra vita,che sembra piena di tutto, ma forse non di ciò di cui avremmo realmente bisogno.
Sono particolarmente legata al racconto che ha come titolo “ A come amnesia”, in cui varie esistenze si intrecciano. I componenti di questa famiglia, dopo dure prove, trovano il coraggio di continuare a vivere, occupandosi l’una dell’altra, in un sorta di mutuo soccorso dei sentimenti. Lo scenario di questa grande casa si arricchisce di forti emozioni, quando la figlia che si riteneva persa per sempre ritorna, tra le braccia dei suoi cari. È la vita che vince, anche con le sue difficoltà e con le sue altalene di presenze e di mancanze, con i ricordi che alcune volte  rattristano e le incertezze che rendono il cammino difficile, ma sempre con la convinzione che ogni uomo racchiuda in sé un microcosmo di spazi che vale sempre la pena di esplorare, di conoscere e di comprendere, senza smettere mai di amare.
Annamaria Perrotta








 Contatto dell'autore: www.giuseppesalzano.it

i petali trasparenti


L' Herbarium di Emily

Alla biblioteca Houghton Library di Harvard sono arrivati enormi bauli contenenti i libri di casa Dickinson, vari oggetti dell'infanzia di Emily, fotografie dei tre fratelli Dickinson, e manoscritti. Tra tutto questo materiale pervenuto alla biblioteca per motivi ereditari,c'è anche l'Herbarium, un album dalla copertina rigida , di colore verde, con sessantasei pagine in cui Emily ha disposto con estrema precisione e cura, 424 esemplari essiccati di fiori e foglie di prato, giardino e interno appartenenti a specie autoctone o naturalizzate nelle vicinanze di Amherst, Massachusetts.
L'Herbarium , per lungo tempo conservato nella biblioteca di Harvard, è rimasto finora sconosciuto al pubblico italiano. Da qualche anno è stato pubblicato da Elliot (250 pagine, 120 euro) in edizione facsimile, arricchito da alcuni saggi introduttivi, dal catalogo e da un indice delle specie botaniche presenti. Vi sono anche alcune poesie di Emily.
Nell'erbario fiori e foglie sono uniti e composti tra loro in piccoli mazzetti proprio come quelli che Emily amava preparare per accompagnare le sue lettere. Molti esemplari le venivano spediti o portati direttamente dagli amici che nei laoro viaggi racoglievano per lei e gliene facevano dono, sono esemplari particolari tipici dei luoghi visitati. Nell'erbario sono messi uno per pagina a differenza di quelli personali di Emily, raccolti ad Amherst, che invece sono raggruppati in mazzetti composti armoniosamente.
Nell'Herbarium i fiori hanno mantenuto nel tempo tutta la loro bellezza anche se i petali, per gli anni trascorsi, sono quasi trasparenti, ma forse proprio per questo l'effetto è sorprendentemente poetico.
(tratto dal sito: www.albumdiadele.it)