mercoledì 30 marzo 2016

I grandi concorsi on line e cartacei


Scrivi poesie o racconti brevi?
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"L'ArgoLibro" e "Gli Occhi di Argo":
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3395876415

“Io credo soltanto nella parola. La parola ferisce, la parola convince, la parola placa. Questo, per me, è il senso dello scrivere”
(Ennio Flaiano)


domenica 27 marzo 2016

Buona Pasqua!


Allora sia Pasqua piena per voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri a ogni costo, atleti della parola pace.
Erri De Luca

Tantissimi auguri di
serena Pasqua
da
L’ArgoLibro
e
Gli Occhi di Argo

sabato 26 marzo 2016

La Pasqua di “Caleidoscopio”


Nell'anno del Giubileo indetto da Papa Francesco il tema della Misericordia sarà il filo conduttore dell'appuntamento settimanale sul sito Internet www.radiopnr.it
NelCaleidoscopio che andrà in onda alle ore 20,30 di domenica 27 marzo, il conduttore Andrea Bobbio proporrà la lettura di alcuni testi scelti dal Prof. Andrea Sisti e letti durante la manifestazione svoltasi il 17 e 18 marzo di quest'anno nella Basilica di S. M. Maddalena di Novi Ligure. Si potranno ascoltare alcune pagine scritte da S. Caterina da Siena, S. Teresa d'Avila, Martin Lutero, Gregorio di Nazianzo, Silvano del Monte Athos, il cardinale Gianfranco Ravasi, il Dalai Lama Tenzin Gyatso e Giuseppe Ungaretti. Le musiche faranno da corollario alle letture.
L'appuntamento è quindi fissato per domenica sera oppure, in replica, martedì 29 marzo, sempre alle ore 20,30.

Nuova Radio Pieve - www.radiopnr.it (per l’ascolto cliccare sulla freccetta “Play” nella colonna a sinistra, in corrispondenza del nome del programma in onda).

"La casa sul poggio": l'intervento di Michele Di Lieto



Ecco l’intervento dell’autore Michele Di Lieto alla presentazione del suo romanzo “La casa sul poggio” presso il Liceo Statale “Alfonso Gatto” - Sezione classico ad Agropoli, lo scorso 19 marzo.
Qui trovate alcune foto dell’incontro, mentre qui potete leggere la pagina dedicata al romanzo.
L’ArgoLibro: largo ai buoni libri!

Signore, signori, giovani e meno giovani, sarò breve, quanto meno tenterò di farlo. Sarò breve per due motivi. Primo: perché non è facile parlare di sé e dei propri libri. Meglio parlare dei libri di un altro. E anche questo, parlare dei libri di un altro, dovrebbe essere vietato a chi scrive. Perché parlare di un libro significa analizzarlo, segnalarne pregi e difetti, scoprirne i sensi nascosti: e questo dovrebbe essere compito del critico, non dello scrittore. Per questo io direi: a ciascuno il suo: il critico al critico, lo scrittore allo scrittore. Ma io sono contro corrente: perché oggi non c’è scrittore che non faccia il critico (e viceversa). Se a questo si aggiunge il giornalista, il politico, o il conduttore, e oggi non c’è giornalista politico o conduttore che non scriva, il circolo si chiude: ed è un circolo vizioso (scrittore-critico-scrittore) e autoreferenziale (io parlo bene di te purché tu faccia di me altrettanto) che alla fine non fa bene né al critico né allo scrittore.
Secondo motivo: ho pensato a questo esperimento come a un incontro che avesse voi, e qui parlo ai giovani, ma non escludo i meno giovani, come protagonisti, e non vorrei rubare la scena ad alcuno. Sono sicuro che molte delle cose che qui dovessi anticipare verranno fuori dalle vostre domande. Il che mi porta a restringere il tema e mi conduce al cuore di questo intervento. Primo. Perché questo incontro. Non è la prima volta che io faccia un esperimento del genere. L’ho fatto qualche anno fa, non dico quanti, non solo sui miei scritti, ma anche su argomenti di carattere generale, e penso si tratti di esperimenti di una certa utilità non solo per i giovani. Qualcuno tra voi ricorderà che un incontro del genere ci ha fatto scoprire lati nascosti e insospettati di giovani fino ad allora apparsi timidi e insicuri. Io stesso ricordo un giovane brillante (non l’ho più visto, non so che fine abbia fatto) sottolineare le pecche di una bozza da me preparata, una bozza tipo quelle che ho distribuito, nella quale non avevo chiarito abbastanza la differenza tra interesse legittimo e diritto soggettivo. Aveva ragione lui: fui costretto a chiarire. E pertanto: sono convinto che questi incontri possono essere utili non solo per i giovani, ma anche per chi scrive.
D’altra parte, poiché l’occasione, o il pretesto dell’incontro di oggi è dato dall’uscita de La casa sul poggio, non posso non parlare del mio libro. Come è nata l’idea de La casa sul poggio. L’idea mi è venuta proprio dalla casa, che non è sul poggio e non è quella in copertina. È una casa come tante, sparse nelle nostre campagne abbandonate, una casa a due piani, uno per gli uomini l’altro per gli animali, una casa isolata, una casa contadina. Il raffronto mi è venuto spontaneo con le case del centro abitato, più in particolare con le case palizzate, le case ricche, delle quali pure restano notevoli tracce, penso a Laureana, penso a Castellabate, penso a Copersito, ma ce ne sono altre. Case a due o tre piani, quello a piano terra anch’esso destinato agli animali: solo che gli animali non erano buoi, maiali, o pecore e capre, ma solo cavalli, destinati alla carrozza dei ricchi.
Va da sé, per chi mi conosce, che le mie preferenze sono andate da subito alle prime, le case contadine, sì che da subito ho pensato di scrivere la storia di una casa, e di una famiglia contadina: e, poiché non potevo parlare delle famiglie contadine senza parlare delle famiglie non contadine, ho pensato di scrivere la storia di due famiglie, l’una povera, l’altra ricca, gli Ognissanti e i Vanacore del mio libro.
Questa l’idea di fondo che mi ha ispirato, questa l’idea attorno alla quale ho lavorato. Perché un romanzo, quale che sia, non è presente fin dall’inizio nella mente di chi scrive. Un romanzo è una sorta di work in progress che si completa, si arricchisce mano a mano che si scrive. Così, mentre scrivevo, mi è venuta l’idea di fare della famiglia povera una famiglia che ha pure il suo momento di gloria. Una famiglia che esprime un padre stimato e riverito, un girolamino, e un giovane liberale dalle idee avanzate, idealista, utopista, repubblicano convinto. Così mi è venuta l’idea di inserire la storia della famiglia, la storia delle due famiglie nella Storia più ampia, che è sì la storia del Cilento, ma è anche la Storia del Meridione, dal seicento ai giorni nostri.
Storia vera e storia falsa, la Storia vera come sfondo di una storia solo immaginata. Storia vera e storia falsa. Più di uno ha parlato di romanzo storico. Ne ha parlato Italia Sangiovanni nella sua accurata recensione. Italia Sangiovanni sa, voi tutti forse saprete che io non sono convinto che La casa sul poggio sia un romanzo storico. Perché non romanzo storico. Perché nel romanzo storico una è la storia, e qui sono quattro. Perché nel romanzo storico la storia è lontana nel tempo, e qui la storia arriva fin quasi ai giorni nostri. Perché nel romanzo storico la storia falsa fa tutt’uno con la storia vera, e qui la storia falsa viene separata dalla storia vera, viene trattata in modo autonomo, come in maniera autonoma viene trattata la storia vera: anche se si capisce che l’una fa da premessa logica all’altra. Ma, se non è un romanzo storico, che cosa è La casa sul poggio? Non vorrei spaventarvi, ma dirò subito, e senza preamboli, che La casa sul poggio è, voleva essere, un romanzo-denuncia. So bene che il titolo: romanzo-denuncia neppure si attaglia a fatti lontani nel tempo che non arrivano ai giorni nostri. So bene che La casa sul poggio non è Fontamara, che Gomorra è tutt’altra cosa. Ma io sono certo di poter dire che quello era il mio intento: denuncia di mali oscuri, vizi nascosti, problemi irrisolti che, pur essendo risalenti nel tempo, sono comuni ai tempi nostri.
Per questo, piuttosto che di romanzo storico mi piace parlare di romanzo denuncia. Anche se avverto i limiti di questa formula, e i limiti di questa disputa, che rischia di cadere nella forma,  formale, e a me la forma non piace. Prendiamo per buona la mia definizione e passiamo alla sostanza. Romanzo denuncia. Denuncia di che? Denuncia del contrasto onnipresente tra ricchi e poveri, i ricchi sempre più ricchi i poveri sempre più poveri. Denuncia dei vizi del potere, delle prepotenze, delle angherie che opprimono i poveri cristi e sono il primo anello della corruzione. Denuncia delle miriadi di leggi, delle miriadi di competenze, degli artifici e cavilli che si infiltrano nel processo, e fanno sì che la giustizia diventi ingiustizia, quanto meno per i poveri cristi. Mi soffermerò brevemente su ciascuno di questi profili.
Quanto al contrasto tra ricchi e poveri, dei ricchi sempre più ricchi i poveri sempre più poveri, ho sostenuto nel libro, per il passato e per un paese essenzialmente agricolo, la tesi, non so quanto fondata, ma è mia, che l’origine di questa anomalia fosse da ricondurre allo stesso modo di acquisto delle proprietà terriere: per questo ho dedicato tanto spazio alle leggi sull’abolizione della feudalità, la prima risalente alla repubblica del ’99, la seconda a Giuseppe Bonaparte, entrambe rimaste sulla carta. Per questo ho parlato del sistema dell’asta, pensato per favorire le classi più indigenti, i contadini, e sfruttato invece dai proprietari terrieri per assicurarsi le terre confiscate alla Chiesa, e diventare da ricchi ricco sfondati. Ma oggi che la proprietà terriera non è più l’asse portante dell’economia del paese, io non saprei indicare le cause di un fenomeno, che allarga sempre più la forbice tra poveri e ricchi, i ricchi sempre più ricchi i poveri sempre più poveri. Sarà forse il lato deteriore del capitale, sarà il neoliberismo sfrenato, sarà la potenza della finanza, certo è che quella forbice si allarga sempre più, non solo tra il sud e il nord d’Italia, ma tra paese e paese, regioni e regioni del pianeta. Non farò cifre, basterà cliccare su Google per averne conferma.
Quanto al secondo profilo, i vizi del potere, le prepotenze, le angherie che rendono impossibile la vita dei poveri cristi, si riconnettono al primo, i ricchi essendo da sempre i detentori del potere. Un potere che si manifesta forte coi deboli e debole coi forti. Un potere che opprime, un potere che angoscia. Il problema viene affrontato nella quarta parte, ma non mancano esempi nelle altre. Anna Milite, nella sua recensione altrettanto accurata, ricorda la Chiesa della prima parte, che si arricchisce durante la peste, sfruttando l’idea del castigo di Dio, o i Papi della seconda (sempre parte) che concedono indulgenze durante la carestia a chi fa digiuno per due giorni consecutivi. Che voleva dire, badate bene: morite di fame, morite al più presto. Vorrei aggiungerne un terzo. Il Banco, i Banchi, il potere del sistema bancario. Del Banco, e dei banchieri, io parlo nelle prime pagine del romanzo, quando faccio dire al protagonista che “nonostante le prammatiche del reame, avevano l’aspetto di usurai”. Del Banco, e dei banchieri, torno a parlare subito dopo, quando Gesualdo si reca a depositare la somma fino allora nascosta nella cimasa dell’armadio, e il cassiere, alla sola vista del danaro (mille e ottocento ducati) “gli brillarono gli occhi”. Del Banco, e dei banchieri, continuo a parlare più tardi, quando, di fronte alle richieste di Gesualdo (che ha perso la fede di credito nel naufragio), non esito a dire che “furono cinici”, fino al punto di mettere in dubbio la stessa operazione eseguita da Gesualdo, e a farsi scappare la parola: ladri. Del Banco, e dei banchieri, mi occupo ancora più tardi, quando, parlando della lite promossa da Gesualdo e del giureconsulto del Banco, che “aveva alla Corte più aderenze dell’Infanta”, mi faccio scappare: “si sa qual è, qual era il potere dei banchi nel seicento”, potere evidentemente che esiste tuttora. Del Banco, e dei banchieri, parlo ancora nella seconda parte e nella quarta.
Ora, io non ho nulla contro i Banchi e i banchieri, dei quali mi sono sempre fidato. Ce l’ho contro il sistema, ce l’ho contro le distorsioni del sistema bancario, che poi sono le stesse del sistema di potere. Vedete, e qui mi rivolgo ai più giovani, il Banco è nato, quando è nato, per raccogliere risparmio e investirlo a fini produttivi. Oggi non è così. Il Banco, qualsiasi Banco raccoglie risparmio e lo destina a fini speculativi: acquista cioè, coi soldi del risparmiatore, azioni, obbligazioni, titoli di Stato più o meno garantiti. Fino a che il titolo va, tutto bene. Se il titolo non va, il Banco tracolla, e coinvolge nel tracollo il risparmiatore. Il caso più noto è quello che si è verificato qualche anno fa negli Stati Uniti, e ha prodotto il tracollo di un colosso bancario, il Lehman Brothers, coinvolgendo nel tracollo tanti risparmiatori non solo degli Stati Uniti. Ma casi eclatanti si sono verificati anche da noi in tempi più vicini: parlo dello scandalo della Banca Etruria che ha coinvolto tanti piccoli risparmiatori che lì avevano investito i risparmi di una vita. Ecco perché sono così ostile ai Banchi, ai banchieri e al sistema bancario, che a torto o a ragione (più a ragione) considero espressione del potere, del potere nelle sue forme deteriori, e nei casi più gravi di quel cinismo che, al solito, travolge i poveri cristi.
Vengo qui all’ultimo profilo. La miriade di leggi, la miriade di competenze, la miriade di cavilli che si insinuano nel processo, e fanno della stessa giustizia un affare solo per i ricchi. Non c’è giustizia per i poveri cristi. Questa è l’affermazione che chiude la prima parte. E quella che chiude anche la quarta. Perché il fenomeno non è solo d’oggi. Non a caso ho scritto, riportando le parole di Pietro Colletta, delle miriadi di leggi, ordinanze, decreti, usi, costumi, che costituivano il corpo normativo prima di Napoleone nel regno di Napoli. Oggi le leggi pare che siano centocinquantamila. Dico: pare, perché nessuno sa con esattezza quante siano. In ogni caso, tante, e fanno dell’onniscienza del giudice una chimera. Si potrebbe ripetere oggi, parafrasando il Colletta, che ogni lite, comunque assurda, trovi sostegno in qualche norma, e che la maggior fortuna degli avvocati risieda nelle astutezze legali, che aprono la strada alle soluzioni più inique, e fanno della giustizia una giustizia per ricchi. Si potrebbe ripetere oggi, citando sempre il Colletta, che da questa congerie di norme discende la lunghezza dei giudizi, lunghezza abnorme che sembra fatta apposta per i furbi, i corrotti, i disonesti.
Di qui il pessimismo di fondo che percorre il mio libro. Che nasce dalle cose, più che da un fatto congenito. E giustifica (vorrebbe giustificare) anche gli eventi disastro che fanno da cornice alle quattro parti del libro. La peste del 1656, la carestia del 1764, il colera del 1884, il terremoto del 1980. Eventi disastro che sono sempre stati motivo di arricchimento per i furbi, i corrotti, i disonesti. Lo dico espressamente nella terza parte, quando scrivo che le guerre, le pestilenze, le carestie portano ricchezza ad alcuni, miseria ad altri. Lo ribadisco nella quarta, quando parlo del terremoto del 1980, e della scandalosa estensione delle aree terremotate ad aree che col terremoto non avevano niente a che fare. Non c’entrava nelle vicende narrate, ma avrei potuto aggiungere che, in tempi più recenti, in occasione del terremoto d’Abruzzo del 2009, e col sisma ancora in atto, alcuni imprenditori, io li chiamerei sciacalli, sghignazzavano al telefono e ridevano al solo pensiero degli affari che il disastro gli avrebbe procurato.
Ho detto prima, e mi avvio alla fine, che il mio pessimismo nasce dalle cose. Ma non è detto che le cose non debbano, non possano cambiare. E chi può cambiarle se non i giovani. Vedete, nonostante il mio pessimismo di fondo, io ho fiducia nei giovani. Ammiro nei giovani lo spirito di solidarietà, il lavoro di gruppo, inesistente ai miei tempi, il volontariato, l’attenzione per i più deboli. Ammiro nei giovani la curiosità che non è fine a se stessa, ma un modo per capire, conoscere, decidere. Ma proprio per questo mi permetto invitare i giovani allo studio della storia, quella di ieri e quella di oggi, perché non si può capire, conoscere la storia di oggi senza conoscere  la storia del passato. Vedete, e qui mi rivolgo ai più giovani, la quarta parte del libro, sulla quale non mi stancherò mai di insistere, è la storia di una famiglia, ma è anche la vostra storia, la storia dei vostri padri, dei vostri nonni. E’ la storia di una famiglia contadina, una famiglia come ne ho conosciuto tante la prima volta che sono venuto nella vostra terra, che è diventata anche la mia. Della famiglia contadina c’è tutto, o quasi tutto: l’amore per la terra, l’amore per la natura, l’amore per gli animali, l’amore per la famiglia, l’amore e basta.
Ma accanto a questo, nel mio libro c’è anche il tentativo, non so quanto riuscito, di ricostruire un passaggio epocale, il momento di transizione dal mondo contadino a un mondo diverso, coi suoi pregi e i suoi difetti, ma diverso da quel mondo fisso e statico che era stato per secoli il mondo contadino. In quella parte, insomma, io volevo descrivere la volontà di cambiamento, che è stata dei vostri padri e dei vostri nonni, e riprodurre le difficoltà, gli ostacoli, gli intralci, che hanno incontrato i vostri padri e i vostri nonni, per emergere, riscattarsi, e uscire fuori da un mondo che era pur sempre un mondo di sottoposti (Iole Chiagano più brutalmente direbbe: servi).
Vedete, e qui mi rivolgo sempre ai più giovani, non è stato semplice, non è stato facile per i vostri padri, per i vostri nonni, emergere dal mondo contadino, uscire fuori da una società di sottoposti. Non è stato facile fare l’avvocato, o il medico, o l’ingegnere per chi veniva da una famiglia contadina. Non è stato facile conquistare in concreto l’uguaglianza proclamata dall’art. 2 della Carta. Nella quarta parte del libro, io ho tentato una ricostruzione di questa parte della vostra storia, della volontà di cambiamento che è stata propria delle due generazioni che vi hanno preceduto, della volontà di superamento dello stesso concetto di classe.  
Figura emblematica di questa volontà di cambiamento è Antonino; accanto a lui un mondo di eroi che io esiterei a definire minori: il padre, la madre, l’Amalia Formigli, il manipolo di volenterosi che la segue, dal maestro al geometra allo studente al commesso di farmacia al figlio di famiglia. Ma è Antonino, infermiere “ferrista” all’Ospedale di Tronte, il nome è inventato, che rompe definitivamente lo schema che lega il popolo di Spinazze, anche questo nome è inventato, al mondo contadino. Infermiere “ferrista”. Si veda come la sua scelta venga accolta nel piccolo centro nel quale la storia è collocata, dove non sanno neppure il ferrista che è. Infermiere “ferrista”. “Già quel nome suscitava rispetto e ammirazione, evocando immagini infantili e sensazioni inconsce, come, per fare un esempio, il domatore di elefanti al circo, o il direttore di giostre, o il casellante delle ferrovie”. E poi “avere un infermiere ferrista a Tronte era un titolo, una conoscenza preziosa, una corsia preferenziale”, ed era infine “un motivo di orgoglio, e non costava niente". Ma si veda pure come gli diventi ostile il mondo che lo circonda. A partire dall’opera di denigrazione sottile e perversa che gli oppongono i ricchi, i Vanacore di primo livello, che fanno di lui un infermiere “sedicente ferrista”, lo accusano di esercitare “abusivamente l’arte medica”, lo considerano un “pezzente” che “vende i suoi servizi per tre denari”. Per finire all’invidia, alle gelosie, alle mille beghe opposte dai Vanacore di secondo livello, ma anche da quelli di primo, per impedirgli un progetto di risanamento che, purtroppo per lui, rimane incompiuto.
Perché incompiuto? Solo perché Antonino muore di morte prematura? No, c’è un altro motivo. Consiste in ciò: che il processo di riscatto, sotteso al progetto di risanamento di Antonino, è tutt’altro che compiuto. Che lo stesso principio di eguaglianza è tutt’altro che acquisito. Che distinzioni di censo, di sesso, di razza, formalmente superate, sono ancora vive, e tanto più saranno vive quanto più si allargherà la forbice tra poveri e ricchi di cui ho parlato prima. Non faccio esempi. Sono sotto gli occhi di tutti. Le distinzioni di censo che nascono dal divario crescente tra poveri e ricchi e consentono al ricco di mandare il figlio a Oxford o a Cambridge, al povero di mandarlo sì e no nell’università di periferia. Le distinzioni di sesso, che spesso riducono la donna a oggetto, il corpo della donna a merce, anche e solo in affitto. Le distinzioni di razza che fanno di alcuni gli eletti, degli altri poco più che bestie, e questo solo per il colore della pelle. Vedete, e mi rivolgo sempre ai più giovani, ho già detto che sulla quarta parte del libro non mi stancherò mai di insistere, forse perché è la più sentita, forse perché gli Ognissanti e i Vanacore sono sempre esistiti, forse perché la storia del progetto edilizio, del progetto di risanamento della casa sul poggio, non è solo la storia dei mille paradossi di una burocrazia corrotta e ottusa, e qui ritorna l’aspetto di denuncia che tanto ha colpito Giovanni di Luccia, ma è anche, almeno io volevo che fosse, la storia del riscatto, della trasformazione in atto di una società di sottoposti, in una società di uguali, secondo il dettato dell’art. 2 della Carta. Il progetto edilizio, insomma, come metafora del processo di cambiamento che è stato dei vostri padri, dei vostri nonni. Un processo che a me sembra tutt’altro che compiuto. Un processo che va attuato giorno per giorno, e va difeso anche là dove sembri essere compiuto. Per questo il progetto di Antonino rimane incompiuto.  Sta a voi giovani portarlo a compimento.  Non è un compito facile, non è un compito facile in tempi di crisi. Ma i vostri nonni, i vostri padri ce l’hanno fatta. Ce la farete anche voi. 

Michele Di Lieto
   

  

giovedì 24 marzo 2016

Fabio Aloise a Radio Città Eboli



Fabio Aloise, con la sua splendida raccolta “Raccolgo pezzi di ali”, Edizioni L’ArgoLibro, è stato protagonista della trasmissione radiofonica “I segreti dell’anima” di Radio Città Eboli. Una puntata molto interessante, grazie al poeta e ai due conduttori, potete seguirla cliccando su questo link.



L'ArgoLibro: largo ai buoni libri!

martedì 22 marzo 2016

"Ansia e Benessere": un nuovo corso esperenziale a Capaccio



Casa di ospitalità S. Antonio        
Convento dei  Frati Minori  Capaccio (SA)                                             
luogo che favorisce la pace dell’anima e la riflessione,  con lo sfondo  della valle dei templi di Paestum, il santuario della Madonna del Granato e il monte  Calpazio.

21° Corso esperienziale in convento
Ansia e Benessere
Aromaterapia e  Training Autogeno
Domenica  10  aprile  2016
                        
Il raggiungimento e il mantenimento di uno stato di benessere richiede un’attenzione e un impegno continuo e  consapevole.  D’altra parte, quanto più sperimentiamo la sensazione di poter intervenire nel nostro percorso esistenziale, tanto più ci sentiamo partecipi e capaci di influenzarlo positivamente, attivando le nostre risorse.  Ogni giorno infatti, viviamo situazioni che mettono in pericolo il nostro benessere, basti pensare all’ansia che pur essendo uno stato emotivo fisiologico della condizione umana in risposta allo stress, molte volte può  trasformarsi in una reazione abituale a qualsiasi evento della vita quotidiana e diventare un sintomo, cioè una manifestazione della disfunzione dell’equilibrio emozionale omeostatico del sistema di personalità. L’ansia può essere intesa quindi, come un messaggio di invito  all’ascolto di sé e al cambiamento.  Si può iniziare, imparando con questo corso a  “ritrovarsi” e rilassarsi. Uno stato di ansia e di stress  continuativo rovina anche il benessere spirituale. Se si è preoccupati e ansiosi, con i nervi a fior di pelle e sospettosi, non si può cogliere gli aspetti positivi e il bene che è nella propria vita.
I rimedi naturali,  le tecniche di rilassamento ed immaginative, sono quegli strumenti che ci consentono di ritrovare il benessere che sentiamo di stare perdendo o di aver perso e che possono  essere utilizzati nella pratica quotidiana da chiunque, in quanto di facile applicazione con risultati immediati.

Conosceremo e rifletteremo su: ansia (che cos’è, cause e strategie) – visione olistica della salute - Aromaterapia: è  una forma sempre più popolare ed accessibile di cura, basata sull'impiego di oli essenziali  altamente concentrati, ottenuti da piante. La sua applicazione è finalizzata a migliorare la qualità e la sensazione di salute e benessere a livello fisico, emotivo e mentale. Conosceremo gli oli essenziali fondamentali, il  metodo di estrazione, aroma e sapore, organi e sistemi interessati, azioni terapeutiche, utilizzo, proprietà psicologiche, controindicazioni - Alcune tecniche di rilassamento, in particolare  il Training autogeno di Schultz : metodo di autodistensione da concentrazione psichica” che svolto ogni giorno consente di acquisire un rilassamento fisico e mentale che faciliterà varie situazioni. Può migliorare la qualità del sonno, rinforzare l’autostima, smorzare le reazioni emotive, orientare la concentrazione, migliorare le prestazioni sportive, lavorative ed altre. Questo metodo è impiegato anche, nel trattamento di: ansie, panico, fobie, insonnia e disturbi psicosomatici  e nel rafforzare le cure mediche di malattie fisiche. Sperimenteremo: come scegliere gli oli essenziali a fini personali, gli esercizi inferiori del Training  Autogeno, l’elaborazione delle formule di proponimento e la visualizzazione; l’associazione dell’aromaterapia al Training Autogeno al fine di potenziare gli effetti del rilassamento e di "aggirare" il funzionamento di quella parte della nostra mente più razionale e conscia. Le fragranze infatti, si dirigono direttamente  ad una struttura primitiva, del cervello chiamata sistema limbico. Tale sistema è deputato al controllo delle emozioni e degli stati d'animo.

Programma: Mattino: (visione olistica della salute, aromaterapia)  ore 9,30 inizio corso - ore 11,00 coffee break - ore 11,15 ripresa corso - ore 13,00 pranzo
Pomeriggio: (ansia e Training Autogeno) ore 14,00 ripresa corso - ore 17,30 fine corso   Il pranzo sarà  con cibi della dieta mediterranea
Sabato 9 aprile  è  possibile  soggiornare in convento dedicandosi:
 - al trekking,  alla visita: del Centro storico  di   Capaccio Paese, del Santuario della Madonna del Granato, del museo e degli scavi di Paestum.

Relatori
 - Dr.ssa Patrizia Del Verme, Psicologa, specializzata in Psicoterapia ad orientamento psicoanalitico e in varie tecniche psico-corporee e di rilassamento. Svolge da circa trentanni attività clinica. E’ attualmente Dirigente Responsabile dell’Unità Operativa di Psicologia dell’ASL/SA del Distretto Sanitario di Capaccio. Autrice di varie pubblicazioni in campo psicologico. Ultimo lavoro pubblicato “Il Training Autogeno. Come custodire e recuperare la salute” ed. Psiconline.
- Dr. Nicola Di Novella, Farmacista – direttore scientifico del Museo delle Erbe di Teggiano e del Museo Vivente Itinerante delle piante coltivate delle Antiche Coltivazioni del parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.  Esperto di fitoterapia e preparazioni e rimedi di origine vegetale, aromaterapia, omeopatia, floriterapia con i fiori di Bach, cosmesi naturale, tinture naturali di origine vegetale, piante alimentari della flora selvatica.

Sede del corso: Casa di Ospitalità S. Antonio Convento dei Frati Minori Capaccio Paese (SA). Prenotazioni (entro il 4 aprile) fino ad esaurimento posti: è possibile scaricare il foglio apposito dal sito: www.casaospitalitasantantonio.eu 
Per informazioni e prenotazioni: Tel.:339/4455745 –  infocorsiconvento@virgilio.it
 Per chi vuole  soggiornare in convento nella giornata di sabato, il pernottamento con  pranzo e  cena è di:  - 60 euro a persona in camera doppia o tripla con bagno interno (disponibili soltanto  sei stanze) -  50 euro a persona in camera singola o doppia con bagno esterno. 
Per  la partecipazione è richiesto il pagamento di 45 euro (30 quota corso+15 pranzo e coffee break) o di 15 euro per mezza giornata di corso,  tramite bonifico bancario intestato a:  Prov. Religiosa Salernitano - Lucana dell'Immacolata Concez. dei Frati Minori, Via Convento, 2 - 84081 Baronissi (Sa) BCC di Capaccio filiale di Capaccio Scalo EU IBAN: IT53 P084 3176 1400 0000 1401 690. Va specificata la causale del versamento “ Corso ansia e  benessere” ed  inviata  tramite fax al N. 0828/1890186 copia del bonifico e del modulo di prenotazione. Se si rinuncia al corso la quota verrà restituita, eccetto quella del pranzo. Sconto  per famiglie e gruppi di almeno quattro persone. 
Per informazioni e prenotazioni Tel.: 339-4455745 entro il 4 aprile.

 Alcuni commenti dei  partecipanti ai corsi precedenti:
“il corso mi è piaciuto del tutto perché amo la natura e questo corso mette la natura al primo posto” Francesco, infermiere

“mi ha permesso di riscoprire le emozioni e potermi relazionare affrontando gli argomenti che mi fanno soffrire maggiormente. Carmela, gestore B&B

“E’ stato molto interessante e piacevole anche il rapporto con tutto il gruppo e l’integrazione” Teresa, insegnante

il corso mi è piaciuto molto, aver conosciuto e condiviso con persone provenienti da vari posti, mi ha arricchito di nuove esperienze. Il corso musicale poi, mi ha permesso di esprimermi, senza usare le parole”  Massimo, insegnante

la possibilità di condividere le sensazioni provate durante il corso e di mettere in pratica subito le cose imparate”Anna, insegnante

“mi ha dato la consapevolezza del percorso  che dovrò compiere”Liliana, insegnante

“il corso è stato molto coinvolgente, sia la parte sperimentale che quella informativa” Lucia, commercialista

“mi ha permesso di apprendere informazioni e tecniche in un ambiente piacevole e cordiale”Alice, psicologa

lo consiglierei a chiunque voglia approfondire la conoscenza dei rimedi naturali e la conoscenza di se stessi” Maddalena, insegnante

“è stato molto coinvolgente: Ho trascorso una giornata piacevolmente rilassata. Gli argomenti trattati sono stati molto interessanti” Simonetta, giornalista

mi è piaciuto l’argomento trattato, il gruppo, il pranzo, la chiarezza espositiva, la simpatia dei relatori” Michele, commerciante

“sicuramente questo corso è stata un’esperienza positiva, è servito a rafforzare il mio comportamento abituale ed ho avuto conferme in positivo” Ernesto, medico

“ho apprezzato lo stimolo prodotto dal gruppo e la pratica immediata dei vari esercizi” Simona, architetto

“spunti utili alla consapevolezza di sé. Utili fonti di riflessione” Franca, medico


lunedì 21 marzo 2016

Concorso "KERAMOS": al via la sesta edizione!


L’Associazione Artistica e Letteraria "Gli Occhi di Argo", in collaborazione con la Casa editrice/Libreria indipendente “L’ArgoLibro”, con il Centro Artistico “KERAMOS” di Antonio Guida, con il Patrocinio del Comune di Agropoli (SA), organizza la Sesta Edizione del Premio Nazionale di Poesia “KERAMOS”, articolato nelle seguenti sezioni:

- Sezione A : Poesia dedicata alla Dea Madre e/o al Mito.
- Sezione B : Poesia dedicata al fuoco e/o alla terra.
- Sezione C : Poesia dedicata al mare e/o alla luna.
- Sezione D : Poesia dedicata al Cilento.
- Sezione E : Poesia dedicata agli alberi e/o ai fiori.

L'argilla è la materia per fare la ceramica. Keramos, in greco, vuol dire "argilla" o meglio indica l'oggetto di ceramica finito. Nella mitologia Keramos era il dio protettore dei ceramisti cioè di coloro che lavoravano l'argilla. Dio notturno e mediterraneo del fuoco e della Terra. A lui è dedicato questo Concorso.

1. È possibile partecipare ad una o più sezioni con una sola poesia inedita per sezione (LUNGHEZZA MAX 8 VERSI, SONO CONSIGLIATI VERSI BREVI) da inviare via e-mail all’indirizzo: occhidiargo@hotmail.it oppure largolibro@gmail.com  corredata di allegato contenente i dati anagrafici, indirizzo completo, numero telefonico e la dichiarazione che l'opera presentata al Premio di Poesia “KERAMOS” è inedita e frutto del proprio intelletto.

2. Per ogni sezione alla quale si partecipa è richiesto un contributo di € 10,00 da versare sul conto Postepay o bonifico bancario, ecco i dati di riferimento:

Postepay:
FRANCESCO SICILIA
numero carta: 4023 6006 4045 4684
Codice fiscale: SCLFNC69E19A091G

Codice IBAN:
L’Argolibro Editore di Francesco Sicilia
IBAN IT21 D070 6676 0200 0000 0410 702

3. Le poesie devono pervenire entro e non oltre il 25 maggio 2016. L’e-mail deve essere completata da tutti i dati dell'autore, incluso indirizzo e numero di telefono. L'oggetto della mail deve riportare il nome Keramos e la lettera della sezione o delle sezioni scelte.

4. I nominativi della giuria, il cui giudizio è insindacabile ed inappellabile, saranno resi noti il giorno della cerimonia di premiazione che si terrà ad Agropoli (Sa) nell’estate 2015, seguirà cerimonia di affissione delle Ceramiche Artistiche.

5. I vincitori saranno premiati con una Targa di Ceramica Artistica sulla quale sarà trascritta a mano la propria poesia, con la pubblica lettura durante la premiazione, con un Attestato di Merito e con la pubblicazione della poesia sulle copie de I 2MILA SEGNALIBRI.

6. Le Targhe di Ceramica Artistica saranno realizzate dallo Studio d’Arte Guida di Antonio Guida e non saranno consegnate agli autori ma, in una pubblica manifestazione (che si svolgerà tra giugno e luglio 2016, in data che sarà prontamente comunicata non appena fissata), saranno affisse ai muri della Città di Agropoli.

7. Tutte le spese di partecipazione restano a carico dei partecipanti. Non è obbligatoria la presenza dei vincitori alla cerimonia finale di premiazione.

8. L'organizzazione si riserva la facoltà di pubblicare e divulgare, a propria discrezione, gli elaborati pervenuti senza che gli autori abbiano nulla a pretendere come diritto d'autore.
I diritti rimangono comunque di proprietà dei singoli autori.

9. La partecipazione al Premio implica la conoscenza e la piena accettazione del presente regolamento, l'inosservanza costituisce motivo di esclusione.

10. In relazione agli articoli 13 e 23 del D.lg n. 196/2003, l'organizzazione del Premio assicura che i dati personali acquisiti vengono trattati con la riservatezza prevista dalla legge e saranno utilizzati esclusivamente per l'invio di informazioni culturali e per gli adempimenti inerenti il concorso.

11. Per qualsiasi ulteriore informazione: occhidiargo@hotmail.it - largolibro@gmail.com - 3395876415 - 3292037317

domenica 20 marzo 2016

Michele Di Lieto al "Liceo Classico" di Agropoli

Ecco alcune foto della presentazione che si è tenuta ieri mattina, sabato, presso il Liceo Statale "Alfonso Gatto" - Sezione Classico di Agropoli, del romanzo "La casa sul poggio" di Michele Di Lieto, Edizioni L'ArgoLibro.
Un particolare ringraziamento va all'autore e ai relatori, il Preside Monaco e il Professor Romano, che hanno evidenziato, tra l'altro, il grande valore di una scrittura che fa incontrare, con bravura artistica e sapienza narrativa, la storia e "l'invenzione letteraria". Cliccate qui per visitare la pagina dedicata al libro.
"La casa sul poggio" è in vendita presso L'ARGOLIBRO, libreria indipendente e casa editrice, ad Agropoli in Viale Lazio 16 (zona sud, adiac. Via Salvo D'Acquisto, infoline 3395876415), oppure on line contattandoci all'indirizzo largolibro@gmail.com per tutte le informazioni.






sabato 19 marzo 2016

Auguri ai papà!


Sembra una riduzione dell’amore per i nostri figli dire che noi padri li amiamo per le loro qualità, per la loro particolarità.
Li amiamo perché sono i nostri figli.
Li amiamo perché collaboriamo a radicarci a vicenda in una dimensione del tempo più lunga delle nostre vite.
(M. Ignatieff)

Prima di sposarmi avevo sei teorie su come educare i figli:
adesso ho sei figli, e nessuna teoria.
(Lord W. Rochester)

La sera, a cena, papà dava il via al solito rituale alzando il dito e dicendo:
“Su, tiriamo le somme…”.
Al che mamma, Alex, Jimmy, Minnie e io facevamo a turno il resoconto delle vittorie e delle sconfitte della giornata.
Papà era bravissimo a far risaltare il lato assurdo dei nostri problemi, che in breve svanivano come nebbia al sole delle nostre risate.
Papà era un guaritore nato.
(B. Marx, figlio di Harpo)

Ricordo con chiarezza l’abilità quasi magica di un padre, un disoccupato nero grande e grosso, nel calmare il pianto del proprio figlioletto prematuro.
Canticchiava a bocca chiusa con una bellissima voce da basso mentre sfiorava il figlio con le sue manone ruvide, e in qualche modo riusciva a essere vicino a quel fragile corpicino nonostante il groviglio di tubi, pareti di vetro e monitor che li separavano.
Funzionava ogni volta. Stava succedendo qualcosa di speciale lì. Di che cosa si trattava?
(K. D. Pruett)

giovedì 17 marzo 2016

"L'universo obbedisce all'amore": Tiziana Landulfo a L'ArgoLibro

Martedì 15 marzo a L'ARGOLIBRO abbiamo inaugurato la nuova mostra "A Testa Alta", la personale dell'artista Tiziana Landulfo, che ha intitolato l'evento "L'universo obbedisce all'amore". Tutta da scoprire, davvero, la sua personale interpretazione di questo sentimento così complesso, ricco di sfumature.
"L'universo obbedisce all'amore" vi attende a L'ArgoLibro, gli orari di apertura sono 10-13, 17-20.
Siamo ad Agropoli in Viale Lazio 16 (zona sud, adiac. Via Salvo D'Acquisto, accanto a "Mani di fata" e "Ricambi Iannuzzi"). Infoline: 3395876415 - 3292037317
Ecco le foto dell'inaugurazione.










"Il Canto della Fata": Gabriella Paolucci a L'ArgoLibro


Rassegna
IL CANTO DELLA FATA

Domenica 20 marzo 2016 - ore 18:30

Gabriella Paolucci:
MEDEA:
STREGA O GUARITRICE?

G. Romney, Ritratto di Medea
Appuntamento presso la
Libreria L'ArgoLibro
ad Agropoli in Viale Lazio 16
(zona sud, adiac. Via Salvo D'Acquisto
accanto a "Mani di fata" e "Ricambi Iannuzzi").
Per qualsiasi info:
3292037317

L'ARGOLIBRO:
largo ai buoni libri e ai buoni eventi!

mercoledì 16 marzo 2016

Dionisia De Santis a L'ARGOLIBRO: le foto

La Rassegna "Il Canto della Fata" ha ospitato, sabato scorso, Dionisia De Santis, che ha incuriosito e deliziato i presenti con le sue profonde conoscenze legate al mondo delle erbe e dei fiori selvatici nei vari paesaggi cilentani.
Sono luoghi, questi, che certamente accolgono benevolmente il "senso del magico" che ci riempie, se ci lasciamo andare ai ritmi della Natura.
Ecco le foto dell'appuntamento. Vi ricordiamo che i libri di Dionisia de Santis sono sempre in vendita presso la libreria indipendente L'ARGOLIBRO, ad Agropoli in Viale Lazio 16 (zona sud, adiac. Via Salvo D'Acquisto, infoline 3395876415).








domenica 13 marzo 2016

"A Testa Alta" ospita la personale di Tiziana Landulfo

Rassegna
A TESTA ALTA


Tiziana Landulfo:
"L'Universo obbedisce all'Amore"

Inaugurazione:
martedì 15 marzo 2016 - ore 18:00


Libreria L'ArgoLibro
Viale Lazio, 16
(zona sud, adiac. Via Salvo D'Acquisto,
accanto a "Mani di Fata" e "Ricambi Iannuzzi")
Agropoli (SA)
Infoline: 3395876415

venerdì 11 marzo 2016

I RACCONTI DI VENERdì - Elisabetta Mattioli



La donna d’acciaio

Pianeta Terra, Anno 3.199.
Joshua viveva a Los Angeles, era un affascinante uomo di trentotto anni, amava leggere, ed aveva in tasca, la laurea in fisica nucleare, ottenuta a pieni voti. Lo studio era stato fonte di soddisfazione, ma le aveva costretto ad accantonare la vita privata, si ritrovò nel fiore degli anni, triste e solo, con gli amici sistemati, al contrario di lui, sempre preso con la professione di Rettore all’Università di Scienze Fisiche su Plutone, tutti i giorni inforcava l’astronave, faceva avanti e indietro, tra la California e il fumoso Pianeta, quando tornava a casa, mangiava celermente, prima di andare a dormire, ammirava la volta celeste, ed esprimeva un desiderio.
La situazione non cambiò, entrò nella spirale della malinconia, ma un giorno decise di sfruttare le nozioni scientifiche a sua disposizione, creò la… Donna dei sogni.
Joshua si rinchiuse in laboratorio per una settimana, non dormì, mangiò alcune pillole sostituenti il cibo, dopo un estenuante lavoro, il risultato andò aldilà delle aspettative. Fissò la favolosa creatura, stupendosi della sua bellezza, lei aveva lunghi capelli corvini, magnifici occhi verde smeraldo, labbra carnose, il seno florido, cosce ben tornite ed infine gambe affusolate.
Sfiorò ogni centimetro della pelle vellutata, rimanendone incantato, continuò per sessanta minuti, fino a quando non si rese conto della realtà! Non l’aveva dato nemmeno un nome… ci rifletté un attimo e alla fine scelse Berenice. Prese in braccio la donna ed assieme a lei, si recò in salotto a guardare la Tv, sul primo canale vide una sfilata di moda, di solito non amava gli abiti, al contrario aveva uno stile personale.
Si voltò verso la “compagna”, diversamente da lui era completamente nuda, risolse subito l’incresciosa situazione ordinando, tramite l’internet planetario, tre collezioni primavera/estate e autunno/inverno, disegnate dagli stilisti in voga. La merce proveniva da Urano, ma grazie alla tecnologia vigente, giunse a Los Angeles in pochi minuti.
Joshua vestì l’adorata fidanzata, abbinò i colori nel migliore dei modi, scelse una camicetta rossa ed una gonna bianca, terminò “l’operazione”, con un bel paio di sandali dal tacco alto (sulla Terra era luglio). Ammirò l’operato, all’inizio fu orgoglioso del suo eccellente gusto, poi iniziò a pensare al make-up, in mezzo agli scatoloni metallici non c’era niente, aveva dimenticato di ordinare i cosmetici, risolse l’increscioso problema, contattando un famoso esperto del settore, il giorno seguente ricevette a casa, tutto il materiale necessario, purtroppo lo scienziato esagerò con le quantità, si ritrovò con un numero imprecisato, di rossetti, ombretti, smalti e fondotinta.
All’inizio non sapeva dove mettere le mani, fece dei pasticci, mentre miscelava le varie tonalità di colore, struccò e truccò Berenice varie volte poi raggiunse l’agognata perfezione. Decise di mostrare al mondo la fidanzata, ed uscì con lei tra la gente, per la seconda volta si rese conto della realtà… Le donne degli altri uomini parlavano, baciavano, ridevano, toccavano il corpo dei loro compagni, avevano un contatto umano, mentre lui stringeva un ammasso metallico, creato dalla sua genialità, nient’altro…
Joshua distrusse la Donna dei sogni, capì di aver vissuto in un mondo onirico, si sentì ancora infelice, ma un giorno accadde un imprevisto: incrociò due occhi sconosciuti. Lei stava leggendo, seduta sulla sabbia in riva al mare, una forza misteriosa l’attrasse verso la donna, quando le chiese il nome, gli sorrise dicendo di chiamarsi… Francy.
Da quel giorno Joshua apprezzò la voce e il corpo femminile, non fu più capace di rinunciarvi!

Il nuovo, gustosissimo racconto di Elisabetta Mattioli descrive una situazione futura tutt’altro che improbabile, tra pochi secoli. In decenni in cui la spinta tecnologica si fa sempre più forte e invadente, certamente man mano saranno risolti problemi tecnici che oggi sembrano insormontabili.
Ma… fino a che punto la tecnologia può cambiare la nostra vita? “La donna d’acciaio” ci da una risposta limpida, chiara, lo stile inconfondibile di Elisabetta Mattioli “ci porta a vedere” fin dove è possibile arrivare. Joshua può persino provare a “costruire” l’amore, ma deve arrendersi di fronte all’evidenza che l’unicità di ogni essere umano non può essere riprodotta in laboratorio. E così impara, grazie a questo percorso, ad accettare il rischio inevitabilmente connaturato in ogni rapporto umano.

Per contattare l’autrice:  elyamatty@gmail.com

Della stessa autrice: Mabon e Jaya

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