venerdì 19 settembre 2014

A Rossano Bruno Mautone e il suo saggio dedicato a Rino Gaetano



Sabato 20 settembre alle 17,30 presso il Camping villaggio Pitagora di Rossano(Cosenza), l’Associazione culturale “Rossano Non Conforme” organizza un convegno per ricordare la figura del cantautore calabrese Rino Gaetano scomparso tragicamente nel 1981. l’evento che vuole essere un ricordo su ciò che ha rappresentato per intere generazione l’artista crotonese, oggi molto seguito anche da un pubblico giovanissimo, vedrà la presentazione del libro dal titolo “Rino Gaetano-La tragica scomparsa di un eroe” .
Il libro, scritto dall’avvocato Bruno Mautone, racconta e svela particolari molto interessanti legati alla figura di Rino Gaetano, al significato e all’esegesi delle sue canzoni e dei suoi testi, fino alle agghiaccianti ipotesi relative alla sua tragica morte.
La presentazione del libro sarà preceduta dall’intervento del Presidente dell’associazione culturale Natale Burro, il quale illustrerà gli aspetti che legano il cantautore calabrese alla propria terra ed alle proprie tradizioni, situazioni che vengono descritte anche in alcuni testi di Rino Gaetano. La serata proseguirà poi con una cena comunitaria organizzata dalla stessa associazione culturale e con un concerto eseguito da una cover band locale che si esibirà nel più vasto e più bel repertorio del cantautore crotonese.

Fan di Rino Gaetano e cittadini tutti sono invitati a partecipare a quest’importante evento che vedrà la nostra Rossano ricordare uno dei più brillanti artisti che l’Italia abbia mai avuto.

giovedì 18 settembre 2014

I RACCONTI DI VENER dì - Elisabetta Mattioli



Giacomo e l’orsacchiotto

Giacomo era un bambino molto viziato; nella sua camera si trovavano numerosi giocattoli, la maggior parte costava molto, mentre alcuni provenivano da paesi lontani, glieli portava suo padre che lavorava per un’azienda importante e, a causa della professione, era costretto a rimanere lontano dalla famiglia per lunghi periodi.
Il giorno del suo undicesimo compleanno, il piccolo Giacomo ricevette in regalo un bellissimo orsacchiotto: sulla confezione compariva il disegno di una foglia d’acero, quell’immagine gli fece capire che il pacco aveva affrontato un lungo viaggio prima di giungere a lui, e la nazione di provenienza poteva essere solo il Canada, dove si trovava il padre.
All’interno del pacchetto notò la presenza di un biglietto con scritto :
“Tanti Auguri, Giacomo, ti voglio bene “.
E subito dopo questa frase c’era la firma del padre rigorosamente scritta a mano, con la penna in china nera.
“Edoardo Sartorelli”
Si trattava della calligrafia paterna; per motivi lavorativi, non era potuto tornare a casa e portarglielo personalmente.
Giacomo si sentì invaso da un’improvvisa felicità, aveva ricevuto il suo regalo. In un primo momento ne fu entusiasta e giocava spesso con l’orsacchiotto.
Qualche sera, la mamma gli concedeva di portarselo a dormire; nel suo immaginario abbracciare l’animale, equivaleva ad avere il padre accanto a sé. Quando andavano a trovarlo gli amici, fingeva che il peluche fosse esattamente come loro e potesse tirare i calci al pallone.
Giacomo era molto carismatico, e gli amici stavano sempre al giocoma era abbastanza inquieto e si annoiava spesso. Trascorso un breve periodo, la sua attenzione cadde su altri svaghi e alla fine mise l’orsacchiotto, neanche assieme agli altri giocattoli, ma lo gettò come fosse uno straccio vecchio e inutile, in una soffitta impolverata.
Povero, piccolo orsacchiotto… era stato lasciato solo in quel luogo lugubre, immerso nello sporco e preda di orribili ragni; il suo bel gilet azzurro a scacchi aveva cambiato colore, i pantaloni grigi si erano strappati, infine la cravatta poteva essere solo un lontano ricordo dei meravigliosi tempi, di quando era il balocco preferito da Giacomo e il protagonista nei giochi, con gli altri bambini.
Si sentiva affranto, tradito dal viziato padroncino, aspettava solo la sua fine, ormai era la preda golosa degli insetti e dei topi.
“La vita insegna a non perdere mai la speranza, quando sembra tutto perduto, capita un evento piacevole e inaspettato”.
Un giorno, quando era al colmo della sofferenza, il peluche sentì alcuni passi a lui conosciuti, uniti a una bella voce femminile, si trattava di una signora… il cuore del orsacchiotto sobbalzò! Poteva essere la mamma di Giacomo.
“Per quale motivo era salita in soffitta?”
La donna si avvicinò a lui, lo riconobbe subito, intenerita lo prese fra le braccia, portandolo via con sé; con pazienza e amore, lo fece lavare usando un sapone profumato alla rosa, gli cambiò il vestito, mettendo una cravatta di un bel rosso acceso. L’orsacchiotto era molto felice, si sentì rinato. La mamma di Giacomo non raccontò nulla al figlio, ne parlò solo al telefono con il marito. Il bimbo ascoltò la conversazione e interpretò che, se non avesse trattato bene il peluche, suo padre sarebbe rimasto per sempre a vivere in Canada e non l’avrebbe visto mai più.
A quel punto corse trafelato in soffitta, cercò disperatamente il giocattolo, non trovandolo, si mise a piangere. Le grida strazianti furono sentite dalla mamma, intuendo a chi potessero appartenere, la donna salì le scale e raggiunse subito il bambino: quando vide Giacomo con gli occhi rossi come un coniglio, capì immediatamente la situazione. Il bimbo fra le lacrime confessò tutto alla mamma, affermando di essersi pentito, ma non trovava più l’orsacchiotto.
“Come si comportò la mamma di Giacomo?”
Per un attimo tenne il segreto, voleva che il figlio imparasse la lezione e che trattasse bene i giocattoli, era stato troppo viziato, ma a suo avviso, da quell’esperienza avrebbe finalmente imparato a comportarsi in maniera diversa.
Dopo aver versato tutte le sue lacrime, Giacomo se ne tornò disperato nella sua camera.
La mamma lo raggiunse, se lo strinse, baciandolo con tenerezza, infine… prese dal nascondiglio l’orsacchiotto, confessando al figlio che il padre sarebbe tornato dal lavoro il giorno seguente e che l’aveva perdonato, per il brutto gesto commesso. A quel punto il bimbo mostrò alla madre un sorriso radioso, si lanciò verso di lei, cercando di stringerla con tutta l’energia del suo corpo, e le giurò che avrebbe cambiato il comportamento a cominciare da quella stessa sera.
“Secondo voi, il piccolo Giacomo mantenne la promessa fatta alla mamma?”
Il bimbo imparò la lezione. Quando si diplomò, seguì le orme del padre e andò a studiare all’estero, portando con sé l’amato orsacchiotto.
Giacomo si laureò con il massimo dei voti, diventando il miglior zoologo italiano in Canada, e studiò gli orsi per il resto della vita.

Elisabetta Mattioli ci dona una nuova, bella favola moderna immersa nella contemporaneità, a dimostrazione che i sentimenti, i valori, le pulsioni che ci guidano, non cambiano nel tempo, ciò che cambia è solo la superficie delle cose.
Il protagonista principale, che fa da filo conduttore della storia, è un orsacchiotto di peluche tutt’altro che inanimato, inerte.
Elisabetta Mattioli è scrittrice che possiede un tocco particolare, una scrittura d’ampio respiro che mostra al lettore l’essenzialità della vita, i guizzi al cuore e le lezioni (piccole e grandi) suggerite dalla saggezza dell’esperienza. Ogni suo racconto è tesoro preziosoda leggere e condividere.

Per contattare l’autrice:  elyamatty@gmail.com

Della stessa autrice: Il Re Gelo

Scrivi racconti brevi? Questo è il concorso giusto per te. Leggi il bando del concorso


Per le tue poesie c’è Lunedì Poesia

mercoledì 17 settembre 2014

Per "Casa della Poesia"






Cari amici,
è giunto il momento di prendere tutti insieme una decisione. Come sapete al momento non sembra risolversi la vicenda del trasferimento di Casa della poesia a Palazzo Fruscione.
 
Abbiamo chiesto, inascoltati, ripetutamente al Sindaco Vincenzo de Luca, anche con la nuova raccolta di firme alla quale moltissimi di voi hanno partecipato, insieme a poeti, scrittori e intellettuali di varie parti del mondo, l’applicazione della delibera di Giunta n. 264 del 12/07/2013 che prevedeva l’assegnazione a Casa della poesia di un piano (il terzo) di Palazzo Fruscione. Ogni sollecitazione è caduta nel vuoto. Il paradosso è che la delibera non viene applicata, ma nemmeno revocata.
 
Dopo aver chiuso nell’estate 2013 la vecchia struttura (bisognava rinnovare o meno il contratto in scadenza), aver impacchettato e inscatolato tutti i propri averi (libri, mobili, archivi, computer, attrezzature), l’organizzazione è in attesa dal mese di luglio dello scorso anno che la suddetta delibera venga applicata assegnando gli spazi concessi.
È facile immaginare prima i disagi e i danni, poi la tragedia, che questa situazione di stallo sta provocando a Casa della poesia, al punto da mettere a rischio la sua stessa sopravvivenza.
 
La presenza di Casa della poesia e il suo progetto di cultura diffusa, condivisa, gratuita, sembrano aver creato il panico in un sistema di potere e di privilegi, veri o presunti, presenti o futuri, che ha di fatto bloccato (speriamo solo per il momento) il trasferimento. La rete di affari popolata di servi, complici e vassalli si è messa in moto creando ogni tipo di difficoltà e spargendo fango. Questo non ci preoccupa, chi conosce il duro lavoro di tanti anni fatto da Casa della poesia può valutare il suo impegno sincero, la sua abnegazione, le sue capacità, i riconoscimenti internazionali ricevuti.
 
Ma veniamo al futuro immediato: ancora una volta con il vostro aiuto, vorremmo provare a salvare il salvabile e intanto riaprire la “casa dei poeti” a Baronissi provando anche a coinvolgere la nuova amministrazione.
 
La “casa dei poeti” nasce per ospitare poeti, scrittori, intellettuali, artisti, provenienti da tutto il mondo che vogliono vivere per un certo periodo il nostro territorio, incontrare studenti, insegnanti, appassionati, scrivere e tradurre, condividere le proprie esperienze, aiutando e dando suggerimenti ai più giovani. Tanti in questi anni gli ospiti illustri della struttura (Jack Hirschman, Agneta Falk, Maram al-Masri, Etel Adnan, Simone Fattal, Ana Erra Guevara Lynch, Juan Carlos Mestre, Michel Cassir & Claudia Christiansen, Francis Combes, Ivo Machado, Francisca Aguirre, Guadalupe Grande, Carlo Bordini, Erri De Luca, Sinan Gudzevic, Abdulah Sidran, Josip Osti, Michael McClure, Lawrence Ferlinghetti, Paul Polanksy, Opal Palmer Adisa, Sotirios Pastakas, Juan Vicente Piqueras, Lucja Stupica, Ahron Shabtai, Beppe Costa, Marco Cinque, Gerald Augustin, Vesna Ljubic, ecc. ecc.)
 
Per riaprire e sostenere la “casa dei poeti” abbiamo ancora bisogno di 100 “angeli della poesia” che si impegnino con una quota mensile di 10 euro (120 euro all’anno).

Chiediamo a tutti coloro che sono disponibili (cittadini, imprenditori, aziende, istituzioni, enti pubblici) e ne hanno la possibilità, di partecipare a questo crowd funding che è certamente accessibile ai più fortunati. In questo momento di profonda crisi solo un finanziamento dal basso e/o collettivo può fornire a Casa della poesia l’autonomia necessaria per sviluppare liberamente i suoi progetti.
Nei prossimi mesi vi proporremo una serie di appuntamenti e di progetti di notevole importanza con la presenza di straordinari protagonisti della scena internazionale (tutti i progetti e le partecipazioni che conservavamo per l’apertura della nuova sede).
Si utilizzerà molto di più il web creando un contatto diretto con i tanti amici che vivono in altre città e altri paesi. Lanceremo finalmente “Potlatch” il blog multimediale di Casa della poesia e saranno intensificate le relazioni con Università e scuole superiori del territorio.
Insomma, conoscete il lavoro di Casa della poesia e potete essere sicuri che non vi deluderà.
Aderite a questo progetto di sostegno e aiutateci a trovare altri compagni di viaggio. Insieme costruiremo un progetto libero, indipendente, internazionale, partecipato.

In questo momento segnalate solo la vostra disponibilità, poi, raggiunto il numero necessario di adesioni, vi informeremo sulle modalità.

Casa della poesia è vera “casa comune” che crea “ponti di pace, amicizia e fratellanza nel mondo attraverso la poesia, perché come diceva Izet Sarajlic, indimenticabile presidente onorario di Casa della poesia, “anche i versi sono contenti quando la gente si incontra”.
Si tratta dunque di ricostruire la rete di sostegno per Casa della poesia che tanto ha dato a tutti noi in questi anni, spalancando  una finestra sul mondo e sull’animo umano. Vi chiediamo di “esserci” e di partecipare.
 
Amici di Casa della poesia


Contatti:
Via del Convento 21/A
84081 - Baronissi (SA) Italy
Tel. 089.95.38.69


martedì 16 settembre 2014

Giovanni Mautone a Pisciotta

Sabato scorso, nel Palazzo Marchesale di Pisciotta, sede della Biblioteca Comunale, si è tenuta la presentazione del libro "Racconti... dal mio punto di vista!" di Giovanni Mautone, L'ArgoLibro Editore.
Qui trovate tutte le info sull'opera.
Un ringraziamento particolare va all'amministrazione comunale e a tutti i partecipanti.
Ecco le foto della serata.






















sabato 13 settembre 2014

A Nuova Radio Pieve il Coro "Musica Nova" di Sanremo



L'appuntamento settimanale con il “Caleidoscopio” di Andrea Bobbio presenterà alcuni brani per coro facenti parte del CD "Locus iste" registrato nel 2011 dal Coro "Musica Nova" di Sanremo sotto la direzione del  maestro Paolo Caravati.
Nel programma : Il "Gloria in Excelsis Deo" e il "Cum Sancto Spiritu"  tratti dal "Gloria" di Vivaldi, l'"Ave Maria" di J.Arcadelt,  i tradizionali canti americani "Lord, i want", "I'm ganna sing", "Deep river", "Jacob's Ladder", il celebre "Jesus bleibet meine freude" di J.S.Bach, l'"Ave verum corpus" di W.A.Mozart, "Le cantique de Jean Racine" di G.Fauré e altri canti di genere sacro.
L'appuntamento è fissato per domenica 14 settembre alle ore 20,30 oppure, in alternativa, martedì 16 settembre, sempre alle ore 20,30.

Per contattare l’ideatore e conduttore Andrea Bobbio: caleidoscopio07@libero.it  


Nuova Radio Pieve - www.radiopnr.it (per l’ascolto cliccare sulla freccetta “Play” nella colonna a sinistra, in corrispondenza del nome del programma in onda).

giovedì 11 settembre 2014

"Racconti... dal mio punto di vista!": la nuova presentazione

Sabato pomeriggio, alle ore 18 e 30, vi aspettiamo al Palazzo Marchesale di Pisciotta per la nuova presentazione del libro "Racconti... dal mio punto di vista!" di Giovanni Mautone. 
Cliccate qui per tutte le info sull'opera.
Ecco la locandina. 


mercoledì 10 settembre 2014

Lizzie Siddal a Paestum: le foto

Ecco le foto della presentazione di giovedì scorso a Paestum, nella cornice della piazza antistante la Basilica Paloecristiana, del saggio "Lizzie Siddal", pubblicato dalla casa editrice L'ArgoLibro e dedicato all'affascinante artista ottocentesca immortalata nell'Ofelia di Millais. Elisabeth Siddal, però, è stata una grande aritsta a tutto tondo, e questa pubblicazione le rende finalmente merito. 
Cliccate qui per tutte le info sull'opera.
Un ringraziamento particolare va all'Istituzione Poseidonia, alla Città di Capaccio, ad Antonella Nigro, a Milena Esposito, a Giuseppe Salzano e all'attrice Maria Cristina Orrico.



















domenica 7 settembre 2014

Lunedì Poesia - Desolina Neboli



Per parlare in silenzio

Autrice: Desolina Neboli

Mente mia,
libera come libellula,
fragile
come ali di farfalla,
come calice di cristallo,
nell’aria tiepida
di questa triste primavera,
vola
tra le nuvole,
cerca nel mio sogno
il suo volto,
cerca un foglio bianco,
una penna
per questi pensieri,
poveri sogni spezzati, impossibili,
per parlare con lui
nel silenzio di questo giorno.

Desolina Neboli tratteggia efficacemente il senso di vuoto che prova chi parla e non trova risposta, chi lancia un messaggio e non riceve riscontro. È la solitudine dolorosa, questa, quella non scelta, non cercata.
L’artista si appiglia al sogno e ad immagini aeree che in qualche modo comunque portano al “lui” assente. L’arte sa essere conforto, rielaborazione capace in qualche modo di guardare anche oltre il “silenzio di questo giorno”.
Desolina Neboli sa effettivamente “parlare in silenzio”: noi lettori lo percepiamo nitidamente nel susseguirsi di immagini delicate e forti, in un’alternanza significativa e profondamente “sentita”.

Per contattare l’autrice: lina.neboli@gmail.com

Per le tue poesie c’è Lunedì Poesia: partecipa anche tu.


Scrivi racconti brevi? Leggi qui il bando de “I RACCONTI DI VENER dì

venerdì 5 settembre 2014

I RACCONTI DI VENER dì - Monica Fiorentino



Odi et Amo

Autrice: Monica Fiorentino

Lettera 21. 
Poggiata con la schiena contro quel palo, legno di fortuna, dove potersi sistemare per riprendere fiato, lentamente il capo di Alice si abbassò privo di forza. Seduta fra quella polvere, percepiva fluire il sangue fuori dal suo ventre come succo caldo. Dolore, solo quello era ciò che provava, un forte, sconfinato dolore, il sangue le colava via come una falla, e lei non riusciva ad arrestarlo. Aveva corso tutto il tempo per fuggire a quei colpi di mitraglia ben assestati, ma tanto spreco di energie era valso a salvarle la vita, o era stato buono solo ad aumentare l’agonia prima di perderla definitivamente? Una pioggia di ferro le aveva letteralmente trapanato la pancia, guerriglieri dal volto coperto, l’avevano assalita, lei, intenta semplicemente a leggere un libro su di una panca sgangherata, era divenuta per la loro ferocia bersaglio mobile. Stava perdendo troppo sangue, e cominciava a sentire le ginocchia molli. Il fiato tiepido di qualcuno al suo fianco di colpo la fece trasalire, e aprendo gli occhi scoprì due iridi color dell’ambra puntarla in viso. Un lupo, ce ne erano molti in quei giorni liberi per il paese, probabilmente scesi dalla montagna in cerca di cibo, anime in pena a trovare ancor prima la morte, fra i calci di beffa sferrati dai soldati per gioco. Lenta la giovane sollevò la mano, sapeva per certo che lui non le avrebbe fatto alcun male, l’altra premuta sull’addome “Enea…” lo chiamò d’istinto dandogli un nome. Il lupo al suono della sua voce reclinò di sbieco il capo, quasi in segno di saluto. “Avrà fame poverino…”. Il cibo, chissà se nella sua gola sarebbe più entrato qualcosa, per finire poi dove? qualcuno in quel carnaio di cadaveri e teste mozzate a cielo aperto, l’avrebbe mai scorta rincantucciata in quel posto, per chiamare un medico in grado di ricucirla?. Il volto di Fabrizio le venne allora dinnanzi in tutta la sua prepotenza e lei sorrise, incurante della sofferenza. Fabrizio, il suo Fabrizio, proprio lui che amava tanto la cucina e il cui unico sogno era divenire un cuoco fra i più stellati. Il sapore dei suoi biscotti fragranti l’invase il palato, il profumo di zucchero e cannella che aleggiava nella sua cucina, quattro mura piene di tegami in rame alle pareti, una cucina grossa, quasi marziale, come piaceva a lui, in stile tedesco; rimasto orfano molto presto era stato grazie alle sue doti culinarie se era riuscito a farsi strada a gomitate: spaghetti pomodori e basilico, avvolti con uova e prosciutto, salse squisite, rollè di vitello arrosto, tortellini in brodo, pollo in crosta, contorni di verdure fresche fantasia; solo e senza famiglia aveva imparato dapprima a farsi il pane per non morire di fame, poi a condividerlo con gli altri facendolo divenire vita e lavoro. “Devo andare, cucinerò per l’esercito intero probabilmente!” le aveva detto una mattina, sventolando sotto i suoi occhi la cartolina scura di chiamata alle armi, che più di un giovane stava ricevendo per servire la propria patria in quel periodo e riportare la pace. E lei aveva cominciato nel silenzio l’attesa. Chiedendosi solo in quel mentre, seduta nella pozza del suo stesso sangue, sotto quella luna a inondarle di luce le guancie, se non avesse abbandonato mestoli e coltelli per imbracciare un fucile. Era stato lui a farla divenire donna, nella foga dei loro vent’anni, conosciutisi sui banchi di scuola, avevano consumato l’amore come un fiore in boccio, attraverso la pelle l’uno dell’altra. Fabrizio coi suoi sorrisi, le sue passioni, capelli a zazzera, labbra di melograno. Alice guardò le sue gambe imbrattate di sangue e poggiò la fronte contro quella ispida del lupo. “Amore/ Gronda sulla mia bocca/ il tuo nome”  il suo haiku preferito, il suo sogno. “Fonderai una Casa Editrice Indipendente appena questa dannata guerra sarà cessata, e la gente riprenderà a leggere, vedrai!” le aveva detto lui, che vedeva le cose sempre in grande, allargando le braccia “Ed io cucinerò a tutte le tue serate di gala!” Fabrizio quel lupacchiotto smarrito, occhi scuri, gabbiano dalle lunghe ali. In quell’istante una fitta la fece inclinare e i suoi occhi si riempirono di lacrime, in quel ventre non sarebbe più entrato nulla, Enea le leccò allora il viso “Sapeva ascoltare, e sapeva leggere. Non i Libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso” Novecento di Alessandro Baricco. Il loro Libro. L’amavano in due. Fabrizio era tutto in quella frase, era sempre stato così, capace di leggere le persone, e in quel mentre lei ricordò quel passo sentendolo vicino, vicino il suo amore. Una folata di vento caldo si levò, facendole provare se era possibile, ancora più dolore, e a lei parve di vedere Fabrizio chinarsi sul suo corpo martoriato, tendendole  la mano per aiutarla a risollevarsi, e pensò all’assurdità della guerra e di quel fragore di bombe in lontananza “Odi et amo”  l’inizio del carme Ottantacinque di Catullo, Odio e Amo, Odio e Amore,  in quel momento non aveva lo stesso, preciso senso, che il filosofo gli aveva dato all’origine, ma Alice lo sentì suo “È questa la Guerra! Illogica sventura del genere umano a farlo piegare, Odio sopra l’Amore!” si curvò in due all’ennesimo fiotto copioso. Odio una parola che lei non usava mai, nemmeno nei suoi scritti, mai nei suoi haiku, Amore diveniva in quel momento, per una ragione insensata parola semplice, su cui poter sputare a gran voce. E levando gli occhi, con la fronte madida di sudore la giovane chinò il capo, vinta, contro il muso di Enea a bagnare quel suo ultimo sospiro “Amore… sei qui Fabrizio!”
“Mentre di lontano, gli occhi viola di quell’angelo sopra la guerra, si chiusero in segno di  lutto”.

L’odio, l’amore, lo scontro: tutta la potenza espressiva di Monica Fiorentino è racchiusa (anche) in questo racconto particolarmente denso, toccante: la morte che arriva e ghermisce, la morte irragionevole della guerra, l’illogica falce che tutto distrugge.
Grazie alle parole di Monica Fiorentino “sorvoliamo” la zona di guerra e al tempo stesso riusciamo ad entrate nel cuore dei protagonisti, smarriti in situazioni più grandi di loro ma anche lucidi nel prendere atto “sul campo” di quanto l’odio possa essere ottuso, cieco, ingestibile.
La voce profonda di questa grande artista ci fa rendere conto, una volta di più, della necessità di fermarsi in tempo.

Della stessa autrice:  Post Scriptum

Per contattare l’autrice: angelo.dicarta@libero.it

Scrivi racconti brevi? Questo è il concorso giusto per te. Leggi il bando del concorso

Per le tue poesie c’è Lunedì Poesia


lunedì 1 settembre 2014

Buon compleanno, Segnalibro!





Con il numero di settembre (il 48esimo) il Segnalibro de “Gli Occhi di Argo – L’ArgoLibro” compie quattro anni!
Un particolare ringraziamento va a tutti gli autori che hanno partecipato a vario titolo e in varie forme a rendere questa iniziativa sempre più interessante e attesa in tutt’Italia.
Ogni uscita raggiunge tantissime persone grazie a duemila copie cartacee e quasi cinquemila contatti e-mail.
Tutti gli autori sono invitati a partecipare, leggete come fare nelle colonne centrali della prima facciata oppure cliccando qui.

Questo mese il Segnalibro vi offre:
- racconti di Elisabetta Mattioli e Pietro Rava;
- spazi dedicati alle pubblicazioni di Andrea Antonini («Di scritti e di scrittori»), Claudia Manuela Turco  («Lord Gleen – L’anima di Byron nel cuore di un cane» e («Gleen amatissimo – Il cane che mi salvò la vita»);
- articolo di Vito Rizzo;
- recensioni di Anna Giordano, Nunzia Castaldo, Annalisa Miceli;
- news sugli eventi di settembre che si terranno presso la Libreria L’ArgoLibro ad Agropoli, Salerno (spazio web dedicato www.largolibro.blogspot.it) e in altri luoghi;
- informazioni per aderire ai concorsi aperti a coloro che vogliono essere pubblicati sul Segnalibro.

Il Segnalibro offre tantissima visibilità alle tue opere
e moltiplica le occasioni di condivisione.
 e partecipa ai nostri concorsi!