domenica 27 luglio 2014

Lunedì Poesia - Monica Fiorentino



“La rosa di Hermes”

Autrice: Monica Fiorentino

(Lettera 21)

Caro Hermes,
Ti amo
ti amo amore mio
stanotte più delle altre notti
_E resto, impigliata nella tua anima

Monica Fiorentino si rivela, anche nella poesia, particolarmente brava nel saper concentrare ciò che desidera comunicare in poche, pochissime parole. Persino in un segno di interpunzione. Qui, ad esempio, fa la differenza la virgola dell’ultimo verso, tra “resto” e “impigliata”: la sua presenza è pausa che tutto cambia, nello svolgersi dell’immagine davanti agli occhi di chi legge.
Una sottile delicatezza è sempre presente, tra le parole di questa scrittrice, e s’insinua anche nel nostro cuore e nella mente. Monica Fiorentino ci dice, con tutta la sua “intima forza”, che contro l’odio che sovrasta non servono roboanti parole pronunciate da chissà chi, ma una personale presa di  coscienza nutrita dai piccoli gesti dell’amore e della comprensione, fino a “lasciarsi impigliare” dall’anima altrui.


Della stessa autrice:  Il cielo sopra la guerra

Per contattare l’autrice:  angelo.dicarta@libero.it

Leggi il bando di Lunedì Poesia

Scrivi racconti brevi? Leggi qui il bando de “I RACCONTI DI VENER dì




giovedì 24 luglio 2014

L'appuntamento estivo con Shakespeare a "L'ArgoLibro"



Ecco il nuovo appuntamento dedicato a William Shakespeare, il più celebre drammaturgo di tutti i tempi, di cui quest’anno festeggiamo il 450esimo della nascita.
Vi aspettiamo ad Agropoli alla Libreria L’ArgoLibro (in Viale Lazio 16, zona sud, adiacente Via Salvo D’Acquisto, nei pressi del Centro per l’Impiego) venerdì 25 luglio a partire dalle ore 21,00.

Ogni artista comunicherà la propria opera ai presenti. Vedremo quadri, foto, parleremo, commenteremo, ascolteremo, reciteremo poesie, vedremo danzare... una notte dedicata alla dignità.
Per qualsiasi info: largolibro@hotmail.it  3292037317

L'ArgoLibro:
largo ai (buoni) libri
e ai (buoni) eventi!

sabato 19 luglio 2014

Sonia Malcisi e “Il Gregge Sulla Neve”





Ecco la recensione che la Professoressa Sonia Malcisi ha dedicato a “Il Gregge Sulla Neve” di Lara Beretta e Fulvio Fapanni, L'ArgoLibro Edizioni.
Cliccate qui per tutte le info sull'opera.

Dapprima la narrazione, chiara e ritmata dalla quotidianità della vita di tutti i giorni ti conduce alla domanda centrale che è poi l'obiettivo stesso degli autori: "Di che cosa si nutre la narrazione?" Poi ti accorgi che spetta alla parte in poesia dare le risposte più profonde su tutte le tematiche suggerite dalle vicende dei personaggi, prima fra tutte: l'autentico incontro d'amore, come momento fondante di tutta l'esistenza. È attraverso l'interiorizzazione di ogni avvenimento che il tempo può essere fermato, per coglierne il senso pieno. È in quest'ottica che tra destino e ricerca, libertà e condizionamenti la ricerca individuale, lunga e tormentata dei due protagonisti viene riflessa attraverso un'attenta analisi dell' anima.
L' introspezione di quelle che si percepiscono come identità maschile e femminile, si contrappone al  veloce, quasi ansioso fluire delle cose , necessità, ripetizioni del vivere quotidiano, come se questa fosse la vera dimensione del vivere.
Invece, la strana commistione del visibile con l'invisibile, del razionale con l'irrazionale, della ragione con i sensi, della premeditazione con la casualità, del terreno con l'ultra terreno, fa sì che ogni momento dell'esistenza abbia le sue ragioni , la propria dignitosa consapevolezza.  
La narrazione si muove velocemente da un punto all'altro grazie alla tecnica cinematografica dei flash-backs e flash-forwards, le descrizioni colgono gli elementi essenziali di atmosfera, sia interni che esterni, la semplicità del parlato forse è qualche volta, troppo scontato, ma quello che si percepisce dall'inizio alla fine è la contestualizzazione  della vicenda in una dimensione senza tempo, dove il faro si  erge come simbolo dominante dalle infinite connotazioni: libertà, ricerca di sé, estraniazione, fuga, ripensamento ecc.
In poche parole, il racconto di Carlo e Ambra si offre al lettore non come umana  vicenda da raccontare, quanto come proiezione dell'eterno desiderio di cogliere la pienezza e il significato ultimo dell'essere nel mondo.
La lettura quindi fornisce spunti di riflessione utili in un mondo che corre e ha disimparato il silenzio e la pausa.


Sonia Malcisi 

A “Caleidoscopio” la narrativa di Gianni Caccia



La narrativa per ragazzi sarà la protagonista dell'appuntamento settimanale sul sito Internet www.radiopnr.it. 
Nel “Caleidoscopio” in onda alle ore 20,30 di domenica 20 luglio, il conduttore Andrea Bobbio riproporrà una trasmissione nella quale erano stati letti di tre racconti brevi tratti dal volume "Anselmo, il locomotore color pompelmo", edito nel 2010 dalla Puntoacapo Editrice di Novi Ligure (Alessandria).
Autore della raccolta il Prof. Gianni Caccia, docente di Lettere al Liceo Scientifico di Novi L.
I racconti erano stati introdotti dal professore ed erano stati letti rispettivamente dal conduttore, dalla bibliotecaria Anna Crollari e dallo stesso autore.
L'appuntamento è quindi fissato per domenica sera oppure, in alternativa, martedì 22 luglio, sempre alle ore 20,30.


Nuova Radio Pieve - www.radiopnr.it (per l’ascolto cliccare sulla freccetta “Play” nella colonna a sinistra, in corrispondenza del nome del programma in onda).

giovedì 17 luglio 2014

I RACCONTI DI VENER dì - Monica Fiorentino



Orfeo

Autrice: Monica Fiorentino

Tratto da _ilcorvodalcantodicristallo


Lettera 21. Lenta la giovane prese a far ruotare il bicchiere fra le dita, stretto nel palmo, allentando a tratti la presa come un gioco, il gioco di un bravo equilibrista, abbassando gli occhi su quel liquido ambrato a lambire i bordi, facendolo brillare alla fioca luce delle lampade intorno. Fuori il silenzio ovattato, sospeso, sembrava compatto come la trama di un soffice gomitolo di lana rossa a dipanarsi. “Come vorrei che questo silenzio potesse durare in eterno, avvolgendo così, col suo manto i fuochi dell’artiglieria a farla tacere, stendendosi come un manto sopra le brutture di questa guerra. Questo mondo di creature in lotta fra loro, perenne”.
Chiuse gli occhi, Olivia, sospirando, gustando la pace che aleggiava lungo le strade ormai solo di notte, al cessare delle azioni belliche, o meglio all’entrata in vigore “del cessate il fuoco”, che almeno al calar del tramonto le belve addestrate alla guerra rispettavano. Stretta nella sua uniforme scura, la lunga coda d’ordinanza alta sul capo e le braccia conserte, cullò ancora una volta la sua acquavite inspirandone l’odore, forte “Come sarebbe bello…”.
Alle sue spalle, le dita di lui si posarono sulla tastiera a farla vibrare, nuda: note a morire. Veloci. Bianco e nero. I tasti a seguirsi. Piume a cadere. Rincorrersi. Fughe e ritorni. Dita a volare. Il collo flesso. Scala a salire. Le tempie a pulsare. Il battito del cuore. Le ossa dei polsi, in sincrono. Triste piano sequenza.
Serrando le labbra lei sollevò gli occhi, contemplando dietro i vetri lo zampettare veloce di un corvo, vigile, guardingo, sospettoso anch’egli di quel silenzio a cui di certo era disabituato, e di colpo, il frullare spiegato delle sue ali a fuggire, la fece sorridere; di giorno era ormai impossibile vedere uccelli, un corvo dal canto di cristallo, era da tempo che non lo si vedeva, attorno non cresceva altro che morte, non s’udivano che urla di uomini a morire, non si respirava che puzzo di carni vive, ossa spezzate di fresco, lacrime di stupri, seguiti istantaneamente da spari a chetare dopo l’uso, le grida delle donne, addormentandole per sempre. In strada si procedeva ormai fra resti ammassati di Esseri Umani, come se non si facesse più parte della stessa specie: pance sventrate, crani fracassati, budella macellate, crivellate a crudo,  pullulanti di larve, a divenire cibo per cani che ne avevano a sazietà.
Un altro edificio era saltato quella mattina. Un sorso robusto le fece ricordare, nei riverberi di quel liquido, i tratti della tela di Klimt “Il Bacio” col suo fiume d’oro e fusi sgargianti. “Nessun topo costruirebbe mai una trappola per topi”, ricordò la frase del famoso scienziato, scuotendo il capo, solo l’Essere Umano era divenuto capace di divorare se stesso, distruggendo ciò che gli era stato creato intorno, spingendosi ad annientare finanche il suo respiro; da bambina ricordava d’aver imparato che fra i più feroci animali in natura a nutrirsi di carne umana c’era la tigre, poi era stata inventata la guerra, probabilmente, una catastrofe dove l’Uomo aveva prevalso con la sua boria, la sua forsennata ingordigia, imponendo le proprie sanguinarie gesta, la sua becera ignoranza, vantandola per cosa buona; l’animale dal sistema immunitario perfetto per eccellenza le sembrava di ricordare fosse lo squalo, forse in mare le creature desideravano vivere più di quelle in terra.
Adagio l’uomo si levò dalla sedia e chiuse delicatamente il coperchio del  pianoforte, carezzandosi distrattamente la tempia sinistra, aggiustandosi i corti capelli bianchi, affondandoci dentro le dita “Ti ho guardata dormire stanotte”, la sorprese stringendola di spalle, aderendo alla sua schiena, inspirando forte il suo profumo di donna e soldato, fiori e coperte vecchie di caserma.
“Lo immaginavo!” sorrise lei, lasciandosi avvolgere “Riuscivo a sentirti nel sonno” sollevò in alto la testa rimirando la luna uscire dalle nuvole.
“E mi hai ri-conosciuto, così, subito?” incalzò lui, abbozzando una smorfia. “È stato facile riconoscerti… dalle tue ali... Orfeo!” gli offrì lei la nuca, piegandola, come stelo di rosa, donna in quella mimetica troppo grande per le sue forme, a coprirne ogni tratto, e gli anfibi grossi ai piedi a cancellarne identità e pensieri.
L’uomo annuì. “Soltanto da quelle?... le mie ali?”, le mani di lei si posarono allora sulle sue dolcemente: “… dalla loro purezza”. Si strinse la donna a quel corvo dalla voce di cristallo: “I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così alle volte vale la pena non dormire pur di stare dietro a un desiderio.
“Castelli di rabbia” di Baricco, lo ricordi? Fosti tu a regalarmelo”.
Piano lui le carezzò le nocche, riconoscendo la destrezza con cui aveva imparato a maneggiare sapientemente ferro e fuoco, lupo scaltro, gazza nivea, stratega imbattibile da guerra, astuta, abile e morbido grembo; aveva dovuto apprendere bene ed in fretta, chi meglio di lui poteva saperlo.
“Olivia…” sussurrò d’un tratto l’uomo, cereo, inghiottendo un singulto d’impotenza, serrando forte i suoi meravigliosi occhi viola, percorsi da un lampo d’orrore, facendo per allontanare i pensieri che gli si erano materializzati di colpo dinnanzi, inebetito, di fronte ad uno scempio tanto grande, che non conosceva arresto, rispetto per nessuno. Guerra, la si chiamava, ma in cielo aveva ben altro nome. Lui lo sapeva. Perfettamente. Le ali ripiegate sotto la sua camicia iniziavano a spingere e lui si portò al petto le mani della donna “Olivia, posso chiederti una cosa?” la guardò accorato “… un desiderio mio?”
Solitamente non avanzava mai richieste, la giovane carezzandogli la guancia gli sorrise dolcemente invitandolo a confidarsi, e lui le posò la testa sul seno:  “Abbracciami, per favore!”.
Sarebbe stata la loro ultima notte. Ultima per Olivia. Nonostante lui fosse stato pronto a dare la sua stessa anima per capovolgerne il destino, se fosse servito a qualcosa. “Hai paura, Orfeo?” gli si rivolse lei, ignara.
L’uomo voltandosi verso il pianoforte, chinando il capo fece cenno di no, giocherellando con la matita sui fogli della sua moleskine: Soldato di pace/S’incolla fra le tue ciglia umide/il fischio del vento. Uno haiku, ne scriveva sempre quando diveniva un’urgenza. Fiere di leoni dalla criniera d’oro, presero ad avanzare lentamente attorno alla donna,  inspirandone l’odore alle caviglie, il calore, spalancando le fauci, accerchiandola col loro manto screziato “No, Olivia non ho paura…”.

Procede per particolari offerti al lettore con intensa forza, questo nuovo racconto di Monica Fiorentino. La parte centrale ci ricorda i raccapriccianti orrori della guerra, fuori, ma “dentro” c’è un po’ di spazio per una quiete che rende possibile il dialogo, la tenerezza. In mezzo agli orrori persino l’amore appare come una nota stonata, fuori posto, eppure è un sentimento altrettanto vivo quanto è quello della rabbia.
In “Orfeo” trova spazio anche una riflessione filosofica che pesa come un macigno sulla coscienza collettiva: “Solo l’Essere Umano era divenuto capace di divorare se stesso, distruggendo ciò che gli era stato creato intorno, spingendosi ad annientare finanche il suo respiro.”
Parole che scuotono e invitano a riflettere su un’ “unicità” tutt’altro che da invidiare. È essenziale tener sempre presente questa onnipotenza potenzialmente sempre distruttiva e auto-distruttiva, perché incapace di rendersi conto che il “tu” e l’ “io” sono intimamente collegati. L’arte di Monica Fiorentino ce lo ricorda, voce potente e limpida che inneggia alla semplicità di questa verità.

Della stessa autrice: La rosa di Hermes

Per contattare l’autrice: angelo.dicarta@libero.it

Scrivi racconti brevi? Questo è il concorso giusto per te. Leggi il bando del concorso

Per le tue poesie c’è Lunedì Poesia


lunedì 14 luglio 2014

La Stronza è al Settimo Cielo e alla Settima Edizione!



Il Cielo in una… Stronza!
VII Edizione

Torna l’attesissimo concorso all’insegna dell’umorismo, dell’ironia e… della bravura degli scrittori!

Sono ammessi soltanto racconti brevissimi di max 1800 (milleottocento) caratteri spazi inclusi.
Unico argomento ammesso: innamoramento e disinnamoramento, il rapporto di coppia in chiave comico-umoristica.
Nome o nick dell’autore
Facoltativo: breve presentazione dell’autore, suo eventuale sito internet o blog, indirizzo e-mail
Importante: La partecipazione al Concorso è GRATUITA. Non sono ammessi racconti di cattivo gusto: l’intento del Concorso è dare pari dignità ai membri della coppia.
Il giudizio della commissione è insindacabile.
I racconti devono essere inviati entro il 31 agosto 2014 esclusivamente all´indirizzo
occhidiargo@hotmail.it
Premi: Tutti i racconti pervenuti e ritenuti validi saranno pubblicati gratuitamente in un’antologia.
I racconti vincitori saranno inoltre pubblicati su Segnalibri realizzati e distribuiti gratuitamente dall’Associazione organizzatrice “Gli Occhi di Argo” di Agropoli (Salerno) e parteciperanno alla serata conclusiva di pubblica lettura che si terrà nell’autunno del 2014 in Campania.
Durante la serata una giuria popolare voterà i tre vincitori finali, per i quali sono previsti ulteriori premi.


venerdì 11 luglio 2014

VI FESTIVAL CILENTANO DELL’OMEOPATIA UNICISTA

SCIENZA VERITÀ E METODO
28 luglio - 3 agosto 2014



SCIENZA VERITÀ E METODO sono i temi di questa sesta edizione del Festival Cilentano dell’Omeopatia Unicista.
Nella Scienza del Curare che è la Medicina, l’Omeopatia Hahnemanniana rappresenta un Metodo terapeutico fondato su leggi e principi confermati da duecento anni di Verità sperimentali e cliniche. Viene alla luce in Germania dopo Copernico, Newton, Spinoza e la cosiddetta nascita del moderno pensiero scientifico, anticipa di duecento anni le più avanzate teorie nel campo della Medicina, della Biologia, e della Fisica, rispettando fedelmente i moderni criteri di scientificità.
Una SCIENZA è un insieme di conoscenze ordinate e coerenti, organizzate a partire da principi fissati univocamente con metodologie sperimentate secondo criteri propri delle diverse epoche storiche.
Dunque la Scienza non implica il possesso di verità assolute e definitive. Dispone solo di ipotesi non ancora falsificate, come diceva Popper.
Un METODO è un insieme di procedimenti fissi in grado di realizzare una ricerca. Ma ogni ricerca parte e si sviluppa comunque all’interno di un paradigma figlio del suo tempo. La VERITÀ è una ricerca infinita, è un attributo di Dio! La Scienza può solo sperare di avvicinarsi a Essa, non di raggiungerla.
Hahnemann mise un po’ di ordine nella medicina della sua epoca, che allora era ben poca cosa, e così ha continuato a fare la buona Omeopatia in questi ultimi due secoli, rimanendo fedele a Leggi e a Principi rispettosi di quelli stessi della Vita, della Natura e dell’Universo in cui siamo immersi. Diceva il Maestro Ortega che l’uomo è un punto dell’universo che riceve, elabora e trasmette. Tutti gli stimoli positivi che riceviamo ogni giorno dall’ambiente e dalla vita sono stimoli curativi che aiutano a mantenere il nostro stato di salute; allo stesso modo tutti gli stimoli negativi sono stimoli che disturbano la nostra omeostasi e ci ammalano quando superano la nostra capacità di resistere o di rispondere efficacemente. Tra questo ricevere e trasmettere c’è un essere umano, con la sua unicità. Con la sua forza, la sua debolezza, la sua natura, la sua sensibilità, la sua paura e il suo coraggio, con la sua ambizione e il suo destino.

La Medicina dev’essere, in realtà, la Scienza dei fenomeni d’amore... che hanno luogo nel corpo. Chi sa provocare l’amore là dove non esiste o dove dovrebbe esistere, solo lui è un uomo che sa quello che fa. Egli infatti fa in modo che quegli elementi che nel corpo sono nemici, diventino amici e si amino l’un l’altro (Platone).


PROGRAMMA

LUNEDÌ 28 LUGLIO
18.00 Inaugurazione Festival: Antonio Vitiello, medico e omeopata e presidente dell’Associazione.
Proiezione della Lezione inaugurale del Maestro Proceso S. Ortega del corso della Libera Università Internazionale di Medicina Omeopatica (LUIMO) del marzo 1983. La solennità di un grande Maestro dell'Omeopatia Unicista e Hahnemanniana.
A seguire La nascita dell’ermeneutica. Videointervista di Renato Parascandolo a Hans Gadamer.
Per concludere ’A luna ’e stelle e ’na chitarra Libero spazio a performance artistiche e musicali.

MARTEDÌ 29 LUGLIO
9.00Appuntamento alla Petrara e partenza per Marina di Camerota. 10.30 Imbarco per un’esplorazione della Costa del Mito con bagno a Cala Bianca. 13.00 Rientro.
18.00 Francesca Giffoni, musicoterapista. In musica con gli altri: nuovi canali di comunicazione.
19.30 Prospettiva realistica e teoria dei tre mondi. Videointervista di David Miller a Karl Popper.

MERCOLEDÌ 30 LUGLIO
9.30Appuntamento alla Petrara e partenza per S. Angelo a Fasanella, visita alla scultura rupestre (Antece) e alla cascata della Grotta dell’Auso. 13.00 Pranzo tipico con prodotti cilentani.
18.00 Ranuccio Turolla, apprendista. La bulimia della scienza e le sue tossiche illusioni. Pratica mnestica e ri-appropriazione di un metodo veritabile.
19.30 Contro il metodo. Videointervista di Vittorio Hösle a Paul Feyerabend.

GIOVEDÌ 31 LUGLIO
9.30 Appuntamento alla Petrara e partenza per l’Oasi dell’Alento. Percorso naturalistico guidato alla suggestiva scoperta di flora e fauna. 13.00 Pranzo con specialità cilentane.
19.00 Eduardo Zampella, direzione diffusioneteatro. Ipotesi sulle origini di una cultura teatrale.
20.30 Cena in loco su prenotazione.
21.30 Spettacolo teatrale Madame della fiera (da “La femme achéphale”, di J. Prévert) con Cinzia Annunziata. Regia di Libero de Martino.

VENERDÌ 1 AGOSTO
9.30 Mimmo De Carlo, medico pediatra e omeopata. Il giardino dei Misteri. Ovverossia l’infinito in atto.
11.00 Giovanni De Vita, neurologo. La Scienza tra Mappa e Territorio: ritorno all’unità! Il valore dell’esperienza soggettiva e la conoscenza interiore.
17.30 Pasquale Di Vaia, medico e omeopata. Guarigione di un difetto interventricolare in grembo materno. Applicazione del metodo nella clinica.
19.00 Vincenzo Pizza, neurologo. Stress ossidativo e invecchiamento. Studio in aperto sulla popolazione ultraottantenne di Orria Cilento.

SABATO 2 AGOSTO
9.00 Claudio Colombo, medico e omeopata. L'evoluzione in Settenari in Omeopatia Hahnemanniana. Uso delle diluizioni cinquantamillesimali secondo la Legge dell'Ottava.
10.30Massimiliano Scarpelli, psicoanalista junghiano. Heads I win tails you lose. Osservazioni su Psicoanalisi e metodo scientifico.
12.00 Rosario Diana, filosofo. Non varcare il confine. I limiti vichiani imposti alla conoscenza.
16.30 Appuntamento alla Petrara e partenza per Vatolla: emozioni tra vico e Vico (pensieri, colori, suoni e sapori di un borgo medioevale) a cura di Candeloro Arpaia, avvocato. Visita alla cittadina dove soggiornò G.B. Vico. 19,00 Nel “Piccolo Cinema Paradiso”: verità e storia nella scienza nuova (frammenti sceneggiati della vita e del pensiero di Vico). 20.30 Cena con i sapori del Cilento.

DOMENICA 3 AGOSTO
9.00 Pasquale Aiese, medico internista e biologo. Malattia come opportunità:
la relazione mente corpo alla luce delle 5 leggi biologiche.
10.30 Nicola Di Novella, farmacista, botanico, fitopreparatore. Medicina popolare nel Cilento e nel Vallo di Diano.
12.00 Premiazione “Suiseki in Cilento”. Antonio Vitiello, Conclusioni.

(Per prender parte alle escursioni del 29, 30, 31 luglio e del 2 agosto, prenotarsi entro il 25 luglio. È prevista una partecipazione alle spese).


L’ASSOCIAZIONE CILENTANA DI MEDICINA OMEOPATICA HAHNEMANNIANA

L’Associazione Cilentana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana senza fini di lucro è un’associazione culturale nata nel 2012 per consolidare le attività del Centro di Medicina Omeopatica Cilentana e ha l’obiettivo di promuovere l’Omeopatia Unicista e creare confronto con altri modelli di cura rispettosi della totalità e della unicità della persona malata. Le attività svolte fino a oggi comprendono i Festival di Omeopatia, weekend terapeutici, settimane sperimentali di fattoria sociale, escursioni naturalistiche con guide esperte, laboratori di scultura e di teatro, cineforum.
La sottoscrizione della tessera di Associato dà diritto alla partecipazione gratuita alle manifestazioni e a una serie di agevolazioni con strutture convenzionate.
Come associarsi
Per associarsi, compilare il modulo disponibile presso la sede dell’Associazione, Località La Petrara, Cardile di Gioi (Sa), 0974.1936695- 335.6673526, o tramite il sito www.omeopatiacilento.it
La tessera ha durata 1 anno solare.
Agli Associati si richiedono collaborazione e impegno: l’apporto di ciascuno è fondamentale affinché l’Associazione possa continuare ad avere senso e prospettive.

Sono due i criteri della Verità: la coerenza e la fecondità (T. de Chardin).


CONCORSO SUISEKI IN CILENTO

Prendendo spunto da un’antica tradizione giapponese che ha innalzato la valorizzazione della pietra a opera d’arte, si è deciso di dar spazio e voce alle mutevoli e straordinarie realizzazioni che la Natura offre. Verrà, infatti, realizzato uno spazio espositivo nel quale troveranno giusta collocazione pietre e legni che oltre alle caratteristiche di bellezza e particolarità verranno valutate grazie alla loro capacità di emozionare. Ciò non soltanto per rammentare che la Natura è capace di scolpire capolavori, ma anche per sollecitare in ciascuno la capacità di “osservare” con occhi diversi ciò che quotidianamente è oggetto di soltanto fugace attenzione.
Prendersi del tempo per fermarsi a cercare la bellezza, trovarla e condividerla: un modo di vicinanza e condivisione.
Per partecipare al concorso, far pervenire dal 21 al 27 luglio presso La Petrara le opere complete di titolo e dati dell’artista. Le due opere migliori, in pietra e legno, verranno selezionate da una giuria popolare (dal 28 al 3 agosto gli ospiti del festival avranno facoltà di esprimere il loro voto – da 1 a 10 - sulle opere allestite) e premiate con un soggiorno di una settimana per 2 persone presso La Petrara. Le opere presentate rimarranno a disposizione dell’Associazione e andranno a costituire un percorso espositivo nel museo a cielo aperto della Petrara. Gli scultori potranno realizzare laboratori durante la manifestazione (fino al 2 agosto), portando con sé il materiale (legno o pietra) o utilizzando quello in loco.
Gli artisti provenienti da fuori regione potranno trovare vitto e alloggio gratuiti presso La Petrara (max 4 persone).

L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste
nella scoperta di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi (M. Proust).

lunedì 7 luglio 2014

Anche in estate il Segnalibro è con te!




(clicca sulle singole immagini
per ingrandirle)


Luglio 2014, questo mese il Segnalibro vi offre: 

- poesie di Marise Gallo, Iuvanita Bottiglieri, Riccardo Sanna, Anna Maria Guerriero, Angela Ambrosini, Elisa Rigonelli, Giuseppe Milite, Sandra Ludovici, Maria Gabriella Conti, Patrizia Cantarella, Fabio Aloise; racconti di Pietro Rava, Elisabetta Mattioli, Annalisa Miceli; recensioni di Giampietro Marra e Anna Giordano;
- spazi dedicati alla pubblicazione di Simona Aletta («Attenti… lupo o pecora?») e all’antologia del concorso Lunedì Poesia;
. facciata speciale dedicata alle poesie vincitrici della quarta edizione del Concorso Nazionale per Poesia su ceramica “KERAMOS”;
- news sulle presentazioni estive de “Gli Occhi di Argo”, Liber da Mare Libri d’Amare;
- news sugli eventi di luglio che si terranno presso la Libreria L’ArgoLibro ad Agropoli, Salerno (spazio web dedicato www.largolibro.blogspot.it) e in altri luoghi;
- informazioni per aderire ai concorsi aperti a coloro che vogliono essere pubblicati sul Segnalibro;

... e tante altre news e curiosità!

Il Segnalibro offre tantissima visibilità alle tue opere.

e partecipa ai nostri concorsi!

domenica 6 luglio 2014

A Caleidoscopio "lupus et agnus"



Il magico mondo della favolistica latina sarà il tema conduttore dell'appuntamento settimanale sul sito Internet www.radiopnr.it.
Nel Caleidoscopio che andrà in onda alle ore 20,30 di domenica 6 luglio, Andrea Bobbio proporrà la lettura delle più belle favole di Fedro presentate nello  spettacolo teatrale "Lupus et Agnus", ideato dalla sceneggiatrice e regista Miranda Scagliotti e dalla stessa adattato per la radio.
La versione dal latino è della Prof. Maria Del Zoppo Morricone.
Anna Crollari darà voce alle introduzioni critiche che precederanno le letture delle favole dove, in filigrana, si può individuare la drammatica condizione degli schiavi nella Roma imperiale.
L'appuntamento è quindi fissato per domenica sera oppure, in alternativa, martedì 8 luglio, sempre alle ore 20,30.


Nuova Radio Pieve - www.radiopnr.it (per l’ascolto cliccare sulla freccetta “Play” nella colonna a sinistra, in corrispondenza del nome del programma in onda).

giovedì 3 luglio 2014

I RACCONTI DI VENERdì - Monica Fiorentino



La rosa di Hermes

Autrice: Monica Fiorentino

Lettera 21. “Caro Hermes,
oggi sono riuscita a trovare quel libro di cui ti raccontavo, quello che da tempo desideravo ri-leggere, te ne ho parlato spesso, ricordi? Ce l’ho fra le mani adesso, mentre fuori, fuochi di luna pare attraversino questo cielo, code di comete, in attesa di Te!”
“Quasi ogni giorno ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi se non a lei?
Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle in grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle: "ti aspettavo!"
Lei aprirà la scatola e lentamente quando vorrà leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu, si prenderà gli anni, i giorni gli istanti, che quell'uomo prima ancora di conoscerla le aveva regalato.
O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell'uomo: "tu sei matto!"... e per sempre lo amerà!”
 “Oceano Mare” di Alessandro Baricco, le era bastato leggerlo una sola volta, per adorarlo, aveva trovato scritto fra quelle pagine ciò che lei in segreto aveva tenuto per sé sin da bambina, durante tutti quegli anni fino a diventare adulta, quello che aveva sempre cullato nel suo cuore, prima ancora della guerra, ancora più in quel periodo d’orrore e morte, quando ogni giorno spossata dalla fatica, scampata alle bombe, coi suoi sogni ancora caldi nella testa, posava la penna sul foglio, i fogli consunti della sua moleskine, e iniziava a scrivergli, tenendo accucciato sui suoi piedi il fedele Roccia, cane, amato compagno, a farle calore.
Lui sarebbe venuto, sarebbe venuto per salvarla, portarla via da quel posto, quel luogo prima di pace, divenuto carnaio umano, senza sosta  né dignità, lui con quei suoi occhi viola, velati di dolore, ma ricchi di luce e speranza, amore, complici, le sue lunghe ali, il petto tracciato di cicatrici e sudore, gabbiano libero, selvaggio, lupo indomito, pettirosso  dalle ali di neve, usignolo potente, sarebbe venuto per lei: percorrendo quel cielo sopra la guerra, fra il fragore dei cecchini, il puzzo delle carni arse vive, il sentore di piscio stagnante, i cuori rinsecchiti divenuti ormai come fagioli nel petto dei cadaveri; sarebbe venuto col nome di Pace, e lei gli avrebbe mostrato quelle lettere scritte giorno per giorno, quelle poesie appuntate per lui, che non aveva mai smesso di vergare, i suoi haiku, il sogno che aveva di pubblicarli un giorno tutti insieme, in un libro dalla copertina morbida, profumata di stampa e di libertà. Gli avrebbe raccontato della guerra, di quei giorni, della fame, dei capelli lavati in catini di zinco insieme agli scarafaggi, le scarpe dalla suola bucata, i piedi freddi, inzaccherati di sangue, mentre lui l’avrebbe stretta regalandole il calore di un abbraccio, lei allora gli avrebbe sussurrato di non smettere mai di stringerla, confessandogli quanto le piacesse essere abbracciata, e lui sorridendo le avrebbe svelato, posandole le labbra sulle tempie, che l’aveva sempre saputo.
Con lui avrebbe potuto posare la sua mitraglia, quella che adoperava per difendersi, dono che un soldato sconosciuto le aveva fatto un giorno, indicandole di proteggersi.
Di lui avrebbe potuto sentire le mani callose sulla pelle, sul seno, senza paura, saggiarne la trama, abbandonarsi. Ci sarebbe stata pace. E insieme avrebbero letto mille altri libri, senza doverli più soltanto ricordare a mente, inesistenti fra le librerie scosse a suon di bombe. Lui sarebbe venuto a lei con una rosa, l’avrebbe riconosciuto da quella, una splendida rosa gialla. E mai più si sarebbero lasciati. “Hermes ti amo, ti amo amore mio, stanotte più delle altre notti”  incise ai lati del foglio “Ti aspetto, non tardare!” tracciando il suo ennesimo haiku  _E resto / impigliata /nella tua anima. In attesa di farglieli leggere tutti di un fiato.
Ma la vita, in guerra, non va come si vorrebbe, mai.
E chiudendo gli occhi la giovane Mercedes quella notte, vinta dal sonno, nel suo letto dalle lenzuola dagli innumerevoli buchi e le coperte infeltrite donate loro dall’esercito, impregnate del tanfo stagnante delle caserme, stringendo a sé il suo quaderno, cullata dal dolce cadenzare del suo fedele cagnone a dormire lì accanto, non vide mai quei fuochi di luna in cielo, prendere i bagliori di una granata e disperdere le mura del suo rifugio in polvere di pietre e sangue. Canto di sacrificio intonato all’alba.

I racconti di Monica Fiorentino continuano a descrivere la guerra, ogni guerra, nelle sue infinite sfumature: quelle che rimangono nascoste all’apparenza dell’odio, che tutto travolge e tutto consuma.
“Ma la vita, in guerra, non va come si vorrebbe, mai.”
Si avverte distintamente il peso della fatalità sugli animi, sui paesaggi, sui pensieri, sui gesti. Di contro, c’è la densa leggerezza dell’arte, che continua a gettare semi nel terreno sconvolto dalla guerra.
Monica Fiorentino ci conduce nel sogno di Mercedes, destinato ad essere interrotto da uno dei tanti ordigni esplosi. Ma il sacrificio finale non sarà più tale, quando il mondo sarà pronto per ascoltare il canto della parola scritta.


 Della stessa autrice: Ginevra

Per contattare l’autrice: angelo.dicarta@libero.it

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