lunedì 14 agosto 2017

A Torchiara torna il Laboratorio di scrittura creativa di "StoryRIDERS"


StoryRIDERS - Terza edizione 2017
Laboratorio GRATUITO di scrittura ri-creativa
con Paolo Albani

Torchiara, Palazzo Baronale
1/2/3 settembre 2017 ore 15.00-17.30


Info e prenotazioni ai numeri 
334 5454314 e 334 6299035

MEZZO MINUTO DI RACCOGLIMENTO - LABORATORIO DI SCRITTURA RI-CREATIVA
Le parole in quanto oggetti, manufatti si possono plasmare, manipolare offrendoci con ciò l’opportunità di sorprendere il linguaggio nei suoi aspetti più singolari, anomali e divertenti.
Come il designer deve conoscere le potenzialità del materiale (ferro, legno, plastica, ecc.) dell’oggetto che intende progettare, così per «giocare» con le parole, ovvero per usarle in modo originale al fine di costruire delle storie, è utile conoscere le potenze bifide, deflagranti del linguaggio. Acquisire questa conoscenza è possibile per via sperimentale, procedendo attraverso un esame a ampio raggio delle anomalie, delle stravaganze del linguaggio che si manifestano in forma di:
parola divertita (ad es.: giochi poetici, letteratura potenziale, ludolinguistica);
parola inesistente (ad es.: neologismi, lingue fantastiche, parole-valigia; false etimologie);
parola figurata (ad es.: tecnopegnio, parole in libertà, calligrammi, poesia visiva);
parola musicale (ad es.: fonosimbolismo, poesia sonora, linguaggi onomatopeici);
parola comica (ad es.: lapsus, nonsense, spropositi letterari, parodie scientifiche).
I giochi di e con le parole – come c’insegnano importanti scrittori giocatori, da Dante a Nabokov – sono uno degli strumenti più efficaci per affrontare seriamente i problemi della scrittura e familiarizzarsi con le esigenze di offrire a un testo narrativo una struttura, un ritmo, un respiro adeguati.
Il gioco con le parole si fonda sull’ambiguità nutriente del linguaggio (la frase del titolo di questo laboratorio si presta a una doppia lettura), sulle sue capacità combinatorie, a volte insolite e strambe, sulle sue potenzialità inventive.
Nel laboratorio si affronteranno alcuni aspetti bizzarri dell’oggetto-parola prendendo confidenza con diverse tecniche di manipolazione ludica del linguaggio come quella del lipogramma (scrivere un testo senza una lettera), praticata magistralmente da Georges Perec, o del rebus, muovendo da quelli realizzati da Primo Levi, facendo «esercizi di stile» alla Queneau, costruendo parole-valigia o neologismi sull’esempio di quelli creati da Luigi Malerba, formulando colorate permutazioni su un proverbio alla maniera di Toti Scialoja, stando in equilibrio sul filo teso di una metafora, ammaliati da André Breton, e altro ancora.

Paolo Albani, nota biografica
Paolo Albani (1946). Scrittore, poeta visivo e performer, dirige Tèchne, rivista di bizzarrie letterarie e non. Membro dell'Oplepo (Opificio di Letteratura Potenziale), è autore di racconti comico-surreali e di una curiosa trilogia di enciclopedie per Zanichelli: Aga magéra difúra. Dizionario delle lingue immaginarie (1994 e 2011; Les Belles Lettres 2001 e 2010); Forse Queneau. Enciclopedia delle Scienze Anomale (1999), Mirabiblia. Catalogo ragionato di libri introvabili (2003); per Quodlibet ha pubblicato il Dizionario degli istituti anomali nel mondo (2009), I mattoidi italiani (2012), L’umorismo involontario (2016) e in eBook Fenomeni curiosi (2014). Presente in antologie di poesia sonora, ha esposto in collettive di libri d’artista e di poesia visiva e non, fra l’altro, a Palazzo della Ragione di Mantova, Santa Maria della Scala di Siena, Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato, Civica Galleria d'Arte Moderna di Gallarate, Casermetta del Forte Belvedere di Firenze, Palazzo Poli di Roma, Fondazione Magnani-Rocca di Parma, Papiermuseum di Düren (Germania), Museo de Arte Moderno di Buenos Aires, Galéria mesta Bratislavy di Bratislava (Slovacchia).


mercoledì 9 agosto 2017

Torna StoryRIDERS, torna il grande concorso!



Nell’ambito della terza edizione di “Storyriders – all around the stories – cunti e racconti”  che si terrà a Torchiara da venerdì 1 settembre a domenica 3 settembre, è indetto un concorso aperto a tutti denominato “Common People” che si svolgerà nel rispetto del seguente regolamento.


Art.1
Possono partecipare al concorso tutti i cittadini Europei che alla data di scadenza del bando avranno compiuto 18 anni di età.

Art. 2
Il concorso consiste nell'elaborare un prodotto che racconti una storia:  un testo scritto della lunghezza massima di 5 cartelle o una fotografia di un luogo del Cilento che ha suscitato un’emozione.

Art. 3
Tutti gli interessati a partecipare al concorso dovranno inviare l’elaborato a  info@storyriders.it

Art. 4
Tutti i materiali pervenuti in tempo utile, salvo quanto previsto al successivo art. 5, avranno il proprio spazio di visibilità nel corso dello svolgimento dell’evento StoryRiders.
Inoltre a discrezione della giuria le fotografie e le storie inviate saranno pubblicati sulla piattaforma digitale del progetto AHEAD (www.aheadproject.net) oltre che diffusi attraverso i canali di comunicazione dell’evento.

Art. 5
La scadenza del concorso è fissata nel giorno 30 agosto 2017.
Tra tutti i materiali pervenuti in tempo utile un’apposita Giuria di esperti presieduta da Milena Esposito formerà, a proprio insindacabile giudizio, una graduatoria dei migliori tre racconti.
Nell’ambito di Storyriders si svolgerà una cerimonia di premiazione che vedrà protagoniste le storie vincitrici che avranno anche visibilità sui canali stampa.

Art. 6
Tutti i partecipanti al concorso riceveranno un omaggio che potranno ritirare durante i giorni dell’evento Storyriders – dall’1 al 3 settembre 2017 – a Torchiara.
I 3 vincitori, 3 nella sezione video e 3 nella sezione racconti, 3 nella sezione fotografia, riceveranno come riconoscimento una targa oltre che il soggiorno per la data della cerimonia di premiazione, che si svolgerà domenica 3 settembre 2017.

Art. 7
Il presente concorso sarà pubblicizzato attraverso le forme più idonee, attraverso i media e i social networks.
La presente versione, aggiornata al 3/08/2017, annulla e sostituisce eventuali versioni precedenti, diffuse al solo scopo pubblicitario.

Art. 8
Con l’adesione al concorso, gli utenti cedono in via esclusiva gratuitamente all’ Ass. Culturale Ergo South, tutti i diritti di utilizzazione economica delle foto e i relativi contenuti di cui dichiarano di essere titolari.
L’Associazione Culturale Ergo South avrà, pertanto, il diritto di riprodurre con ogni mezzo, pubblicare, diffondere, commercializzare ed effettuare ogni utilizzo che ritenga opportuno, senza vincoli spazio-temporali e senza ulteriore autorizzazione da parte degli autori.

Art. 9
Ai sensi del D.P.R. 430 del 26.10.2001 art. 6, il presente concorso non è soggetto ad
autorizzazione ministeriale.
Per informazioni scrivere una e-mail all’indirizzo info@storyriders.it oppure telefonare al numero 075 5056985 o al numero 334 5454314.

  
Storyriders a Torchiara dall’1 al 3 settembre
Aperti i termini per partecipare al concorso “Common People”

Il borgo di Torchiara, nel cuore del Cilento, è pronto a trasformarsi dall’1 al 3 settembre nel paese delle storie con la terza edizione della rassegna culturale “Storyriders”. Giornalisti, scrittori, uomini di cultura si danno appuntamento nella storica piazza Torre, al Palazzo Baronale e alla dimora storica Borgo Riccio per confrontarsi e raccontare al pubblico le loro storie in una sorte di salotto itinerante nei luoghi più suggestivi del paese.
A grande richiesta, anche quest’anno, sarà riproposto “Common People”, il concorso letterario riservato ad aspiranti scrittori. La scadenza per parteciparvi è fissata al 25 agosto. Possono partecipare al concorso tutti i cittadini europei maggiorenni. Il concorso consiste nell’elaborazione di un prodotto che racconti una storia: un video della durata di massimo 3 minuti o un testo scritto della lunghezza massima di 5 cartelle o una fotografia di un luogo del Cilento che ha suscitato un’emozione.  Tutti gli interessati a partecipare dovranno caricare il prodotto video su una piattaforma di video sharing (YouTube, Vimeo, etc.) ed inviarne il link a info@storyriders.it, o inviare il racconto o la foto sempre a info@storyriders.it. Per tutti i dettagli e il regolamento del concorso è possibile consultare il sito www.storyriders.it. Presiede la giuria Milena Esposito di Argo Libro.
La kermesse culturale è organizzata dall’associazione Ergo South e dalla Pro Loco di Torchiara, in collaborazione con il Comune di Torchiara e con l’Unione dei Comuni Cilentani.

Antonio Vuolo
Ufficio Stampa Storyriders


lunedì 7 agosto 2017

"BOOKTOUR" con Assunta Corbo a L'ARGOLIBRO


Abbiamo sempre un motivo per essere grati!

Assunta Corbo
torna nel Cilento
e vi aspetta per la prima volta
a L'ARGOLIBRO!

Appuntamento a
GIOVEDÌ 10 AGOSTO ORE 19:00

BOOKTOUR
DIRE FARE RINGRAZIARE


Cos’è la gratitudine?
Come va “percepita”?
Scopriamolo insieme all’autrice del libro:



LIBRERIA L’ARGOLIBRO
Viale Lazio, 16
(Zona sud, adiacente Via Salvo D’Acquisto)
Agropoli (SA)
Infoline: 3395876415






Lunedì Poesia - Enrico Barigazzi

Wyndham Lewis, Ezra Pound, 1939

Il fabbro

Nacque all’improvviso
il canto poetico
nacque dalle pianure
abbracciate dai monti
nacque nella bianca casa
baciata dal sole
nacque dal suono
degli alberi e dal canto
delle aquile
nacque dall’azzurro limpido
del cielo e dalla purezza
dell’acqua pura
che cominciò a sgorgare
incessante per dissetare
deserti aridi di sogni
e piante dalle radici lunghe
solide

da Hailey si innalzò
una pira di parole scarnificate
che accesero il fuoco
di una gentil prosa
incendiaria, fiamme come lance
di una falange dell’Idaho
ad investir la vecchia
morente Europa stanca
avvizzita dalla debolezza
aristocratica di parole disperse
nel grande oceano
languido di poeti
divoratori di cuori

nella città dell’acqua eterna
il fabbro non spense la sua fornace
batteva il ferro della parola
plasmando forme nuove
segni verso un sentiero
percorso da folli esploratori
cercatori di nitide bellezze
che erigevan templi sopra il decadente
sfarzo di rovine vittoriane
ruppe la vecchia diga
di immagini di idee
elevando il suo canto
oltre l’oceano
toccando l’immortale
terra dove il verso
andrà a cercar rifugio
eternandosi nel ricordo
del suo messaggio.

*Poesia dedicata ad Ezra Pound


Per contattare l’autore: barigazzi.enrico@virgilio.it

"A Ezra Pound, il miglior fabbro" è la celebre dedica de “La Terra Desolata” di Eliot, che riprende Dante Alighieri, che nel Purgatorio definisce il trovatore Arnaut Daniel  “il miglior fabbro del parlare materno” (cioè della lingua volgare).
Enrico Barigazzi fa uno splendido omaggio a colui che fu definito, sempre da Eliot, “il maggior responsabile della rivoluzione poetica del Novecento”. “Il fabbro” riesce a richiamare tutto il valore di una poesia che si fa forza, limpidezza, energia: la miglior risposta possibile ad un mondo troppo intaccato da varie forme di decadenza.
L’arte sa essere forza efficace quanto e più di altre, nei cambiamenti personali e collettivi; lo sottolinea benissimo, Enrico Barigazzi, con versi che richiamano versi che ancora oggi influenzano il mondo poetico e non solo. Ecco la forza “sotterranea”, costruttiva e mai distruttiva, dell’arte!

Dello stesso autore: Cielo rosso d’Olanda

Scrivi poesie? Leggi il bando di Lunedì Poesia

Per i tuoi racconti brevileggi qui il concorso adatto per te!


mercoledì 2 agosto 2017

Caldo d'agosto? Immergiamoci nella freschezza del nuovo Segnalibro!





(cliccate sulle immagini per ingrandirle)

In questo numero trovate:

- le poesie di Montano Carrato ed Ernestina Carrato;
- i racconti di Elisabetta Mattioli, Annalisa Miceli e Pietro Rava;
- l’articolo di Giuseppe Salzano;
- le dodici poesie vincitrici della settima edizione del Concorso Nazionale per poesie brevi “KERAMOS”, autrici e autori sono: Laura Vargiu, Marisa Aneghini, Sandra Ludovici, Angela D’Angelo, Luigi Di Mieri, Gabriella Paolucci, Anna Fiorentino, Francesco Florenzano, Anna Maria Guerriero, Carmela Orefice, Carmine Mondelli, Luciana Paolillo;
- spazi dedicati alla pubblicazione de L’ArgoLibro «Generazione 2.0 - Tra Centro e Periferia» di Annalisa Miceli, Elvira Sessa e Virgilio Colicino;
- recensioni dedicate alle pubblicazioni «L’isola di Ortigia» di Elisabetta Mattioli e «Ora che è tempo di sosta» di Angela Ambrosini;
- news sugli eventi di agosto che si terranno presso la Libreria L’ArgoLibro (spazio web dedicato www.largolibro.blogspot.it), a Ogliastro Cilento, a Castellabate, a Laureana Cilento;
- informazioni per aderire ai concorsi aperti a coloro che vogliono essere pubblicati sul Segnalibro (clicca qui);
 …e ancora curiosità, news, aforismi…

Vuoi offrire tantissima visibilità alle tue opere?
 e partecipa al Segnalibro, condividi la tua arte!

I nostri concorsi on line e cartacei ti aspettano, clicca sui nomi:



lunedì 31 luglio 2017

Doppio appuntamento con Maria Luisa Limongelli!


I miei pensieri come un volo di farfalle”,
la pubblicazione di Maria Luisa Limongelli
edita da “L’ArgoLibro” (qui trovate la pagina dedicata),
ad agosto vi aspetta per due nuove presentazioni:

MERCOLEDÌ 2 AGOSTO ORE 21:00
Sala Pro-Loco di San Martino
Laureana C.to (SA)
Presentazione a cura di:
MARIA ROSARIA VERRONE
AMEDEA LAMPUGNANI
MILENA ESPOSITO

VENERDÌ 4 AGOSTO ORE 21:00
Casa Santa Scolastica
Via O. Pepi, 27
S. Maria di Castellabate (SA)
Fiera “Libri Meridionali.
Vetrina dell’Editoria del Sud”
Presentazione a cura di:
MARISA RUSSO
MARIA ROSARIA VERRONE
MILENA ESPOSITO

Interventi musicali del 
Maestro LEONARDO RUSSO

scritto da Marisa Russo

Nuovi incontri all’insegna della simpatia
e del piacevole intrattenimento.
Vi aspettiamo!

Infoline: 3395876415



venerdì 28 luglio 2017

"Arashi" di Andrea Cosentino: presentazione a L'ArgoLibro



battendo le ali
si posa sulla lama

una farfalla

ANDREA COSENTINO
ARASHI
(La tempesta)

Edizioni L'ArgoLibro

Presentazione
SABATO 29 LUGLIO ORE 19:00

Interventi:
FRANCESCA NIGRO
EDUARDO CUOCO
DANIELE CROCE

Incontro a cura di
MILENA ESPOSITO

Degustazione di tè giapponese offerto dalla
Parafarmacia Croce

Libreria indipendente
L'ARGOLIBRO
Viale Lazio, 16
(zona sud, adiacente Via Salvo D'Acquisto,
nei pressi del Centro per l'Impiego)
Agropoli, Salerno

Infoline: 3395876415


L'ARGOLIBRO:
facciamo largo ai buoni libri!



lunedì 24 luglio 2017

"Delle rose e di altri inverni": Antonia Pozzi, l'articolo di Eufemia Griffo



Ecco l'articolo di Eufemia Griffo dedicato alla poetessa Antonia Pozzi. Ne trovate una sintesi sul Segnalibro del mese di maggio (qui il post dedicato). 
In fondo all'articolo trovate l'immagine della colonna dedicata nel Segnalibro.

L'eco cupa del tonfo
Ricordando Antonia Pozzi

Il 13 Febbraio si celebra l'anniversario della nascita di Antonia Pozzi, poetessa milanese morta suicida a soli ventisei anni. La data che segna la fine della sua esistenza è il 3 dicembre 1938. La neve ricopre il manto erboso attorno all'abbazia di Chiaravalle e attutisce ogni rumore; l'eco del suo tonfo le dona pace, anelata da tempo. La sua bicicletta si ferma per l'ultima volta costeggiando i campi dell'abbazia di Chiaravalle: questa sarà la sua ultima fermata.

Suonano i passi come morte cose
scagliate dentro un'acqua tranquilla
che in tremulo affanno rifletta
da riva a riva
l'eco cupa del tonfo”.



Parlare di Antonia Pozzi è un percorso emozionale che le parole celebrano per restituire alla grande e indimenticabile poetessa milanese, quella fama che in vita non raggiunse. D'altra parte sceglie di togliersi la vita giovanissima, incapace di vivere in un mondo che non le apparteneva e che non riconosceva essere suo.

Sì, bello morire,
quando la nostra giovinezza arranca
su per la roccia, a conquistare l'alto.
Bello cadere, quando nervi e carne,
pazzi di forza, voglion farsi anima;
quando, dal fondo d'una fenditura,
il cielo terso pare un'imparziale
mano che benedica e i picchi, intorno,
quasi obbedienti a una consegna arcana,
vegliano irrigiditi.

La morte è come una liberazione per Antonia, è quel momento che segna il distacco tra quei fili che in vita l'hanno tenuta tanto stretta fino a soffocarla, e quel vuoto al quale lei si affida ora con consapevolezza.

Un passo indietro

Facciamo un passo indietro e parliamo di Antonia Pozzi, ovvero della semplice ragazza che è stata, del suo amore per il suo professore di lettere del liceo, delle sue amate montagne e delle sue poesie così intense e uniche nel genere.
Bionda, minuta e delicata, Antonia è una bella bambina, come la ritraggono molte fotografie; accanto a lei ci sono suo padre, l’avvocato Roberto Pozzi, originario di Laveno, e la contessa Lina, figlia del conte Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana e di Maria Gramignola, proprietari di una vasta tenuta terriera, detta La Zelata, a Bereguardo. Nelle fotografie i suoi genitori la guardano sempre con amore e dedizione. Suo nonno Antonio è una persona coltissima nonché un noto storico amante dell’arte e versato nel disegno e nell'acquerello. La nonna, Maria, che Antonia chiama “Nena” è una donna sensibilissima ed è la figlia di Elisa Grossi, a sua volta figlia del più famoso Tommaso. Con Nena, Antonia avrà fin da bambina un rapporto di tenerissimo affetto.
Passano gli anni e nel 1922 Antonia si iscrive giovanissima al liceo- ginnasio Manzoni di Milano da dove, nel 1930, esce diplomata per avventurarsi negli studi universitari, alla Statale di Milano. Gli anni del liceo segnano per sempre la vita di Antonia. Tra i banchi di scuola, la Pozzi si innamora perdutamente del suo professore di latino e greco, Antonio Maria Cervi, che per primo le mostra la bellezza celata tra le parole e la vita che scorre tra le righe di una penna.
Antonia inizia con Cervi una relazione che definisce in una lettera all'adorata nonna Nena come «una gran fiamma dietro una grata di nervi, un'anima purissima anelante.» Cervi non è certamente un uomo attraente dal punto di vista meramente fisico, ma ha un'immensa cultura classica e questo è un elemento sufficiente per sedurre il cuore e l'anima di Antonia Pozzi.
La giovanissima allieva non fatica a scoprire che dietro l’ardore e la serietà, nonché la severità del docente, si celano molte affinità tra loro, come l'amore per il bello, l'arte, la cultura, la poesia e il sapere in generale.
Il fascino si tramuta in un amore intenso e allo stesso tempo tragico: Antonia non ha fatto i conti con suo padre che osteggia in maniera ferma e fin dall'inizio la relazione col professore Cervi che viene quindi trasferito a Roma. In realtà questo amore resterà incancellabile dalla sua anima anche quando, forse per colmare il terribile vuoto, si illuderà di altri amori, di altri progetti, nella sua breve e tormentata vita.
L'avvocato Pozzi, di tendenze filo-fascista, non vede di buon occhio il legame tra sua figlia e il docente a cui Antonia inizia a dedicare tante liriche, come questa che segue.



L'allodola

Dopo il bacio – dall'ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d’estate
all'alba
su sconfinate
distese di grano.
E il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

La poesia diventa una lirica straordinaria, bellissima e coinvolgente, nonché la sublimazione di un amore impossibile.
A Roma Cervi instaurerà con la sua amata, uno scambio epistolare che si protrarrà fino al 1934.
« Navighiamo a incontrarci» , scrive Antonia in una poesia del 1933 che ha come titolo «Ricongiungimento» .

Se io capissi
quel che vuole dire
− non vederti più −
credo che la mia vita
qui − finirebbe.

Tuttavia essi non si riuniranno mai più e il trasferimento del docente a Roma, segnerà la fine della loro relazione.

All'inizio degli anni trenta, Antonia si iscrive alla facoltà di lettere della Statale di Milano dove frequenta assiduamente le lezioni di filosofia di Antonio Banfi, entrando nella cerchia dei cosiddetti “banfiani”, tra cui spiccano Vittorio Sereni, Giulio Preti, Remo Cantoni, Alberto Mondadori, Enzo Paci e Luciano Anceschi. Si tratta di un ambiente culturalmente vivo e stimolante ma che la Pozzi non sente adatto a lei, donna e poetessa sensibile, al punto che un giorno si sente consigliare da Banfi di passare al romanzo storico e da Paci di «scrivere il meno possibile.» Ma come si fa a non dare voce alla propria anima, quando le parole ti prendono per mano e ti conducono oltre quella realtà che ti circonda?
Il seme del fascismo sta furiosamente germogliando ed è impossibile rimanere chiusi nelle università quando una guerra oramai imminente, sta per iniziare e il regime tesse la sua propaganda, entrando trionfalmente nelle menti e nei cuori degli italiani.
Antonia ricorda le serate al teatro, in compagnia di sua madre, una donna di famiglia aristocratica, colta e intelligente, ma succube del marito.
Le serate alla Scala sono oramai un lontano ricordo, giorni in cui la musica penetrava profondamente nel suo cuore e alla stregua delle sue adorate parole, attraversava i meandri della sua anima. Sono memorie lontane, appartenute a un passato cancellato dal dramma dei giorni che scorrevano sul calendario; si celebra la lussuria della guerra che permea ogni cosa.
Con Dino Antonia, vagabonda nelle periferie milanesi, annotando quella «miseria [che] durerà per sempre» e che le apre un mondo in netto contrasto con il benessere borghese in cui è nata e per il quale si sente in colpa. Antonia ha sempre snobbato i salotti borghesi preferendo a essi, i campi
della pianura lombarda e la natura incontaminata di Pasturo, un paesino della Valsassina frequentato fin dall'infanzia, tra « tra le mie mamme montagne». È tra gli amati monti che la Pozzi si ritira e scrive le sue poesie più belle. La natura è la sua dimora, è il suo rifugio ideale, è assaporare la gioia dell'infanzia e dimenticare i fantasmi che le si agitano dentro, sempre di più. È malinconia di una vita che non ha vissuto come avrebbe voluto, del ricordo di un amore perduto e mai dimenticato.
Nella natura selvaggia, tra rocce e gli amati nevai, a cui dedicherà una lirica struggente, Antonia cerca quell'agognata pace che metta a tacere il suo tormento interiore e faccia da elemento conciliatore tra lei e il mondo.
In Nevai, del 1934, Antonia tenta di pacificare il suo tormento, aprendo un dialogo tra se stessa e il mondo, respirando le sue ferite nell'aria rarefatta delle cime innevate.

Nevai

Io fui nel giorno alto che vive
oltre gli abeti,
io camminai su campi e monti
di luce –
Traversai laghi morti – ed un segreto
canto mi sussurravano le onde
prigioniere –
passai su bianche rive, chiamando
a nome le genziane
sopite –
Io sognai nella neve di un’immensa
città di fiori
sepolta –
io fui sui monti
come un irto fiore –
e guardavo le rocce,
gli alti scogli
per i mari del vento –
e cantavo fra me di una remota
estate, che coi suoi amari
rododendri
m’avvampava nel sangue –



 La montagna è la vita e le parole di Antonia celebrano perfettamente questo suo sentire. Che siano le montagne prossime a Pasturo, come la Grigna, o quella più alta e più lontana delle Dolomiti, si palesa con esse, un forte legame, un attaccamento unico alla terra. Radici forti che diventano umane, come le emozioni di Antonia che le descrive, si fa prendere per mano e condurre da esse, fino alla vetta più alta delle sue amate montagne.
Lo spirito si esalta fino a entrare in una profonda comunione spirituale con la bellezza dei luoghi che la circondano.

Sulla parete strapiombante, ho scorto
una chiazza rossastra ed ho creduto
che fosse sangue: erano licheni
piatti ed innocui. Ma io ne ho tremato.
Eppure, folle lampo di tripudio...
   

Ma è anche una natura che le fa sentire tutta gli umani limiti. Antonia vive con disagio la situazione politica e sociale del suo tempo, il cui clima sempre più cupo sembra influenzare progressivamente anche il suo stato d'animo e il suo sguardo sulla vita. Le parole non possono più salvarla e non colmano il vuoto e la malinconia. È una spaccatura troppo netta tra il mondo là fuori, in cui imperversa la guerra e quello che si agita nel suo cuore.

Preghiera

Signore, tu lo senti
ch’io non ho voce più
per ridire
il tuo canto segreto.
Signore, tu lo vedi
ch’io non ho occhi più
per i tuoi cieli, per le nuvole tue
consolatrici.

Il 15 settembre 1937, pochi mesi prima del suicidio, scrive all'amica Elvira Gandini senza nascondere la sua disillusione, l'incertezza del futuro, la strada in salita, una grande strada bianca. Si sente oramai sdradicata e senza radici:


Ninfee

Anch’io non ho radici
che leghino la mia
vita – alla terra –
anch’io cresco dal fondo
di un lago – colmo
di pianto.

La sua è una corazza vulnerabile che non la protegge più e anzi lascia intravedere la sua disperazione mortale, di cui parlerà nel suo biglietto d'addio, quando il 3 dicembre del 1938 sceglierà di darsi la morte con un flacone di barbiturici.
La neve riveste di bianco la campagna intorno all'abbazia di Chiaravalle. Antonia parcheggia la bicicletta e si siede a pochi metri da una roggia, come in Lombardia chiamano i piccoli corsi d' acqua che attraversano i campi. Ha con sé un barattolo di barbiturici che ingoia con una sola sorsata d'acqua e poi si sdraia sulla neve. La trovano ancora viva, ma muore poche ore dopo, ufficialmente per «polmonite», dirà suo padre, che tenterà a lungo di coprire lo scandalo del suicidio, attribuendo la sua scomparsa a una polmonite ed evitando di far trapelare per molto tempo le sue opere, oggi quasi tutte edite.


Pudore

Se qualcuna delle mie povere parole
ti piace
e tu me lo dici
sia pur solo con gli occhi
io mi spalanco
in un riso beato
ma tremo come una mamma piccola giovane
che perfino arrossisce

Ad Antonia Pozzi, è stato dedicato un film-documentario del 2009,
«Poesia che mi guardi», della regista Marina Spada, impreziosito da immagini d'epoca della poetessa milanese tratte dai filmati di famiglia.

« Triste orto abbandonato l'anima
si cinge di selvagge siepi
di amori:
morire è questo
ricoprirsi di rovi
nati in noi
 
»
(Antonia Pozzi, da Naufraghi, 19 dicembre 1933)
La Pozzi è sepolta nel piccolo cimitero di Pasturo: il monumento funebre, un Cristo in bronzo, è opera dello scultore Giannino Castiglioni.

Presagio

Esita l'ultima luce
fra le dita congiunte dei pioppi –
l'ombra trema di freddo e d'attesa
dietro di noi
e lenta muove intorno le braccia
per farci più soli –
Cade l'ultima luce
sulle chiome dei tigli –
in cielo le dita dei pioppi
s'inanellano di stelle –
Qualcosa dal cielo discende
verso l'ombra che trema –
qualcosa passa
nella tenebra nostra
come un biancore –
forse qualcosa che ancora
non è –
forse qualcuno che sarà
domani –
forse una creatura
del nostro pianto –

Milano, 15 novembre 1930


Opere di Antonia Pozzi (fonte: Wikipedia)

Tutte le sue opere sono state pubblicate postume. Nelle edizioni più recenti è stata ricostruita la genesi delle sue poesie.

Parole, Milano, Mondadori, 1939, I ed., 91 poesie; 1943, II ed., 157 poesie; 1948, III ed., 159 poesie; 1964, IV ed., 176 poesie, con prefazione di Eugenio Montale.
Flaubert. La formazione letteraria (1830 - 1865), tesi di laurea, con prefazione di Antonio Banfi, Garzanti, 1940.
La vita sognata ed altre poesie inedite, Milano, Scheiwiller, a cura di Alessandra Cenni e Onorina Dino, 1986.
Diari, introduzione di O. Dino a cura di O. Dino e A.Cenni, Scheiwiller, 1988.
L'età delle parole è finita. Lettere (1925 - 1938), con prefazione di A. Cenni, Milano, Archinto, 1989.
Parole, con prefazione di Alessandra Cenni, a cura di A. Cenni e O. Dino, Milano, Garzanti, 1989 e 2001.
Pozzi e Sereni. La giovinezza che non trova scampo, a cura di Alessandra Cenni, Milano, Scheiwiller, 1988.
Mentre tu dormi le stagioni passano..., a cura di Alessandra Cenni e Onorina Dino, Milano, Viennepierre, 1998.
Poesia, mi confesso con te. Ultime poesie inedite (1929-1933), a cura di Onorina Dino, Viennepierre, 2004.
Nelle immagini l'anima: antologia fotografica, a cura di L. Pellegatta e O. Dino, Milano, Ancora, 2007.
Diari e altri scritti, nuova edizione a cura di Onorina Dino, note ai testi e postfazione di Matteo M. Vecchio, Milano, Viennepierre, 2008
A. Pozzi - T. Gadenz, Epistolario (1933-1938), a cura di O. Dino, Viennepierre, Milano 2008.
Tutte le opere, a cura di Alessandra Cenni, Garzanti, Milano, 2009.
Poesia che mi guardi, a cura di Graziella Bernabò e Onorina Dino, Bologna, Luca Sossella Editore, 2010.
Soltanto in sogno. Lettere e fotografie per Dino Formaggio, a cura di Giuseppe Sandrini, Verona, Alba Pratalia, 2011.
Flaubert. La formazione letteraria (1830-1865) , a cura di Alessandra Cenni, Milano, Libri Scheiwiller, 2012.
Lieve offerta, Poesie e Prose, a cura di Alessandra Cenni e Silvio Raffo, Milano, Bietti, 2013.
Ti scrivo dal mio vecchio tavolo. Lettere (1919-1938), a cura di Graziella Bernabò e Onorina Dino, Milano, Àncora, 2014.
Nel prato azzurro del cielo, a cura di Teresa Porcella, illustrazioni di Gioia Marchegiani, Firenze, Motta Junior, 2015.
Parole. Tutte le poesie, a cura di Graziella Bernabò e Onorina Dino, Milano, Àncora, 2015.
Lieve offerta, Poesie e Prose, a cura di Alessandra Cenni e Silvio Raffo (con la biografia di Alessandra Cenni: In riva alla vita), Milano, Bietti, 1ª ed. 2014, 2a ed 2015, ebook 2016.

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