sabato 30 aprile 2011

a Maja


La Natura - è la Madre più Gentile,

Con nessun Figlio impaziente -

Il più debole - o il più ribelle -

Il Suo Monito pacato -

Nella Foresta - e in Collina -

Dal Viaggiatore - è udito -

Trattenere lo Scoiattolo Sfrenato -

O l'Uccello troppo impetuoso -

Com'è bella la Sua Conversazione -

Un Pomeriggio d'Estate -

La Sua Famiglia - la Sua Compagnia -

E quando il Sole tramonta -

La Sua Voce tra le Navate

Incita la timida preghiera

Del Grillo più minuscolo -

Del Fiore più meschino -

Quando tutti i Figli dormono -

Lei s'allontana quel tanto

Che basta ad accendere i Suoi lumi -

Poi affacciandosi dal Cielo -

Con infinito Affetto -

E infinita Cura -

Il dito Dorato sulle labbra -

Chiede Silenzio - Dappertutto -


Emily Dickinson

martedì 26 aprile 2011

Annalisa Miceli


LE 5 MAGICHE DOMANDE APERTE
AD ANNALISA MICELI DA GLI OCCHI DI ARGO 

 
Come sei venuta alla vita?
Per venire fuori alla vita, non basta nascere e respirare...spesso, la vita ti manda il dolore per svegliare la consapevolezza che dorme dentro di te....ecco, che lo ha fatto anche con me, mi sono alzata e sono uscita all'aperto a vedere....da allora, preferisco stare fuori e non dentro....

Qual è il tuo messaggio?
Amare la vita, amando se stessi, a prescindere dalle situazioni che si vivono. Questo, fa sì che anche gli altri colgono questo amore e ne vengano contagiati....ma solo chi supera il fastidio dell'amore, coglie il mio messaggio....

Di cosa ti nutri?
Mi nutro soprattutto di buone letture e della bellezza che cerco di vedere in ogni cosa o persona che si fermano sul mio percorso, perchè la ricerca dell'essenza, mi arricchisce molto...il resto lo butto...

Chi vuoi ringraziare?
Mia mamma per avermi dato il dono della vita e me stessa per il mio modo di essere. Ringrazio anche Dio che rinnova sempre la fiducia in me.

Che cosa chiedi?
Non chiedo niente. Desidero come tutti gli esseri umani, ma desiderare porta anche dolore per l'assenza, quindi faccio e agisco come vorrei che gli altri facesser oe agissero con me. Con amore....



venerdì 22 aprile 2011

syn ballein


Dal latino sacrificare, composto da sacer,-cra,-crum, sacro + ficare fare.
Come si può essere passate dall’idea della sacralità (fare sacri) a quella del sacrificio?
Sicuramente la Crocefissione di Cristo ha insegnato (nel senso etimologico della parola: ci ha impresso un segno) il sacrificio come l’accettazione di subire un danno in favore di altri.
La croce è per eccellenza il simbolo del sacrificio in questa accezione.
L’etimologia di "simbolo" viene dal greco "syn ballein", "riunire insieme".
L'origine è affascinante: era uso nell’antica Grecia per un gruppo di persone che dovevano separarsi per successivamente riunirsi rompere un piatto di terracotta in vari frammenti; ognuno portava nel suo viaggio un frammento, e alla riunione tale piatto veniva ricomposto "syn ballein" appunto.
La croce è uno dei simboli più antichi mai tracciati dall'uomo, e di tutti i simboli è certamente il più universale, lo troviamo in qualsiasi età ed in qualsiasi cultura.
Rappresenta la Terra, di cui esprime gli aspetti più dinamici.
Diretta verso i punti cardinali, è la base di tutti i simboli di orientamento, ai diversi livelli d'esistenza dell'uomo.
Si può considerare infatti un asse spaziale, terreno, Est-Ovest, segnato dal levarsi e tramontare del sole, e da un asse verticale, temporale, celeste, Cielo-Terra.

La croce è simbolo del mediatore, per natura unione dell' asse giorno - notte e terra - cielo.
L' essere umano stesso può formare col suo corpo un simbolo vivente.
Il simbolo della croce è quindi un'unione di contrari.
Unione del tempo e dello spazio.
Collegata strettamente con la simbologia del quattro, essa partecipa anche a quella del cinque contando il centro della croce.
La croce è, liberata dalla concezione cristiana, il simbolo dei quattro elementi, uno per ogni braccio, più il centro percepito come la  "quinta essentia", il quinto elemento.
Questo centro non appartiene al tempo o allo spazio ma è un varco tra questo e l'Altro mondo, un omphalos (="ombelico", sottinteso "del mondo"), un punto di rottura del tempo e dello spazio.
Essa può venire vista come punto d'incontro di due realtà differenti, oppure come punto d'origine, sorgente, da cui si dipartono le quattro direzioni "per i quattro angoli del mondo".
"Syn ballein", "riunire insieme": noi ci riconosciamo nei simboli, ci riuniamo nei simboli, i simboli identificano la nostra appartenenza.
La parola scritta, per eccellenza, è simbolo.
Identifica la nostra appartenenza.




giovedì 21 aprile 2011

Da il "GIORNALE DI SEREGNO"


mercoledì 20 aprile 2011

LA ROSA DELL’USIGNOLO – ERMANNO CRESCENZI






Autore: Ermanno Crescenzi

Titolo: La Rosa dell’Usignolo

Editore: Gli Occhi di Argo

Anno di pubblicazione: 2011

Numero pagine: 28

Formato: 13x21

Disegno in copertina: Tania Gallone

Codice ISBN 978-88-97421-06-1

Prezzo di copertina euro 8,00

Per info e ordini e.mail autore: ermanno.crescenzi@virgilio.it





Recensione di Milena Esposito alla raccolta di poesia “La Rosa dell’Usignolo”, del poeta Ermanno Crescenzi

“La Rosa dell’Usignolo” è testimonianza di un lavoro creativo segno del proprio modo di concepire l’esistenza, il rapporto con se stesso e con gli altri, e di vivere gli affetti dell’essere umano.

Le sue parole hanno una pregnante intensità visiva: il suo verso si punteggia d’immagini nelle quali si estrinseca vivida e spontanea la poesia.

Si coglie nel verso una forte valenza evocativa del non detto e del sottinteso, ravvivato da istantanei balenii e frammenti di amore e di memorie sepolti nell’anima, rievocati da un tempo indefinito, con profonda e sottaciuta malinconia.

Ermanno Crescenzi offre al lettore un riparo nel quale contemplare la bellezza dell’umano.

La parola è aperta a molte esegesi: i versi apparentemente descrittivi, conducono invece al mondo del poeta e al suo vissuto interiore ed esteriore nel quale riconoscersi.

L’aspetto lirico produce l’eco sociale di un organismo integrato e innamorato dell’amore che esige una lettura a più livelli, dei quali i primi due stanno l’uno nel accertare l’aspetto acuto dello scritto, l’altro nell’individuare, come lente d’ingrandimento, un intervento funzionale al mostrarsi della coscienza denudata da ogni superfluo orpello e l’ultimo nell’aspetto poetico e sublime dello stupore.

Ma nelle sue poesie si assapora anche tanta freschezza, una delicatezza che si pensa tipica dei versi della gioventù. Ed è questa una bella e confortante scoperta.

lunedì 18 aprile 2011

IL PRIMO MAGGIO DA EDICOLE' DI AGROPOLI


LAMPI DI SETA – ANNALISA MICELI


Autore: Annalisa Miceli
Titolo: Lampi di Seta
Editore: Gli Occhi di Argo
Anno di pubblicazione: 2011
Numero pagine: 26
Copertina a colori
Formato: 12x21
Disegno in copertina: Rosita Lavorgna
Codice ISBN 9788897421009
Prezzo di copertina euro 8,50
Spese di spedizione euro 3,63 (raccomandata postale)
Per info e ordini:occhidiargo@hotmail.it








Recensione di Milena Esposito alla raccolta di poesia “Lampi di Seta”, della poetessa Annalisa Miceli


 “Cosa racchiude
il respiro squamoso del mare
che gravido di stelle
sale su un cumulo di ore
a sciogliere
i sussurri streganti
la notte più nera?” (Annalisa Miceli)

Lasciare scivolare le poesie di Annalisa Miceli è cullarsi, liberare il pensiero: è la scoperta, tra meraviglia e stupore, di accenti ritmici che arpeggiano nei suoi versi.
Ecco il moto a cui mi sono abbandonata, in una cadenza lenta e regolare di seta e lampi improvvisi.
Subito quel moto si è fatto canto:
“Dove finiscono
le dita del giorno
inizia la chitarra
a dipanare
sogni e illusioni
che respirano
il tempo che si schiuma
nel corallo della sera.”

Si è fatto colore, immagine, musica, movimento e ciclo del tempo.
L’amore, soprattutto l’amore, è cantato dalla poetessa dell’aria, del sospiro, del silenzio, del profumo e dell’incorporeo.
È così che Annalisa Miceli avanza attraverso le sue poesie, verso il centro emozionale del lettore che si abbandona – deve farlo - al fascino delle sue parole.
Non è un amore vanaglorioso quello di questa poetessa, ma piuttosto è il ripiegarsi in se stessa alla ricerca di un altro sé.
È amore speculare, specchiante, riflettente.
Amore silenzioso e intimo:

“Accarezzo
la tua risata violenta
con le mani bagnate d’amore”

Troppi si fanno avanti spingendo le onde di seta e gli improvvisi lampi.
Scoppi inaspettati, in ritmi cullanti come battiti cardiaci, sorprendenti sgocciolii riecheggiano tra i suoi versi; questa è la poesia fresca e colorata di Annalisa Miceli. È poesia d’amore dolente e solare al contempo, una poesia di ombre che sanno riversare luce, la trasudano.

venerdì 15 aprile 2011

de Sangro - Il capriccio della Dea


Riccardo de Sangro
Il capriccio della Dea
(Edizioni Guida)



Molte considerazioni andrebbero fatte per inquadrare al meglio un’opera sicuramente complessa qual è “Il capriccio della Dea”.
Credo che sia innanzitutto da sottolineare una particolare capacità dell’autore: il romanzo svolge davanti ai nostri occhi una saga familiare che, come tale, è narrazione dall’ampio respiro, impegnativa nei temi e nei tempi proposti, ma chi scrive è molto abile nell’evidenziare gli argomenti trattati immergendoli nella quotidianità dei protagonisti. Attraverso i turbamenti, i dubbi, i gesti coraggiosi, attraverso i conflitti e le prese di coscienza, si fa strada pagina dopo pagina la particolare visione di una società che – con i suoi, forse inevitabili, almeno a questo livello di coscienza, condizionamenti – soffoca sentimenti e pulsioni ritenuti minacciosi dell’ordine precostituito.
I cinquantacinque brevi capitoli chiedono e meritano un’attenzione particolare, da parte del lettore. Si viaggia attraverso vari secoli e varie generazioni delle famiglie protagoniste, in un excursus che si sofferma – e lo fa in modo particolarmente efficace –  quando ci sono da sottolineare i danni a volte addirittura devastanti dovuti a un perbenismo di facciata che si nutre di vergogne e di illusioni.
Riccardo de Sangro è particolarmente sensibile e ricettivo, in questa direzione, capace com’è di smontare anche solide impalcature mentali in un certo senso “non sospette”. È così, ad esempio, quando il passaggio da una generazione all’altra fa rendere conto che soddisfare le richieste consce e inconsce dei genitori è qualcosa di molto negativo e distruttivo, perché in questo modo si dà per scontato qualcosa che non lo è affatto: è sana la “rottura”, da una generazione all’altra, non la proiezione di aspettative che prima o poi non possono che essere deluse.
Trovo molta banalità nella narrativa contemporanea dovuta, tra l’altro, al fatto che gli argomenti generali di cui si vuol trattare troppo spesso non vengono proposti, manifestati nella quotidianità dei protagonisti, ma restano legati ad una voce narrante che li cala dall’alto, cosicché quasi inevitabilmente chi legge ha la percezione di qualcosa di avulso dal contesto. Una delle abilità alle quali il narratore è chiamato è proprio quella di saper mostrare il generale attraverso il particolare, e in molti casi questa capacità non c’è. Riccardo de Sangro la possiede, e ad essa unisce uno sguardo d’insieme particolarmente ampio, che gli consente di tessere fili sottili e solidi attraverso centinaia di anni e di eventi piccoli e grandi.
“Il capriccio della Dea” non è un libro da sfogliare e leggere in ritagli di tempo rubati a qualche impegno, perché richiede un’attenzione viva, sollecita. Sa però compensare il lettore attento regalandogli un’infinità di sfumature e di spunti sui quali riflettere. La scelta portata avanti dall’autore, quindi, è stata quella di affrontare con l’efficacia della parola scritta una serie di temi che travalicano le singole esistenze e riguardano l’intera società. Scelta certamente non facile, una prova resa ancora più difficile dall’intenzione di affrontare i temi attraverso la particolare efficacia – ma anche la particolare difficoltà – della narrativa. 
Riccardo de Sangro c’è riuscito al meglio, il risultato complessivo è particolarmente godibile. Si chiude l’ultima pagina con la netta sensazione di una maggiore consapevolezza interiore acquistata grazie all’arte della parola scritta.
L’arte può stimolare, educare, far riflettere in modo costruttivo e non superficiale, ma perché ciò accada c’è bisogno di opere scritte con autentica cura e bravura. Questo romanzo è figlio di prese di coscienza maturate grazie ad una visione generale della vita davvero allargata, perché capace di liberarsi di tanta inutile zavorra mentale ed emozionale. Ogni nuova consapevolezza ha un prezzo da pagare, tanto più alto quanto più la consapevolezza è profonda. Con quest’opera, al lettore attento e partecipe si apre il frutto prezioso di una profonda presa di coscienza. Sta a lui scegliere di “approfittarne”.

Francesco Sicilia    

Contatto dell'autore: ricdes@tiscali.it 


martedì 12 aprile 2011

MIA LAMA ARDENTE - TIZIANA SORESSI




Autrice: Tiziana Soressi
Titolo: Mia Lama Ardente
Editore: Gli Occhi di Argo
Anno di pubblicazione: 2011
Numero pagine: 24 a colori
Copertina in eco-pelle rossa con impressioni a freddo e risguardi in carta pregiata
Prodotto artigianale: realizzato interamente a mano da Elvira Caruccio
Formato: 10,5x15
Disegni a colori originali di: Rosita Lavorgna
Edizione a tiratura limitata e numerata
Codice ISBN: 978-88-97421-02-3
Prezzo di copertina: euro 12,00
Spese di spedizione:euro 3,63 (raccomandata postale)
Per info e ordini: gliocchidiargo@gmail.com
Visita il blog dell’autrice: http://www.tizianasoressi.altervista.org/

La visione, lo stupore


“L’inverno non esiste per gli amanti: / è rugiada, tetto di muschio appena.”
Apre allo stupore, la poesia di Tiziana Soressi. Si scopre al mondo con tocchi leggeri e sapienti e catalizza tutta l’attenzione del lettore sul particolare. O meglio, su un modo particolarmente originale di vedere il particolare.
Viene alla mente il film “Poetry” di Lee Chang-dong: la scena in cui il poeta invita a guardare davvero la mela, oltre lo sguardo superficiale con il quale l’abbiamo vista magari milioni di volte. Guardare davvero è qualcosa di diverso, e lo sguardo del poeta è da sempre maestro, in questa “visione diversa” capace di decodificare il mondo oltre le apparenze che abbagliano.  
“Mia Lama Ardente” custodisce tracce preziose come la “confezione” che le racchiude, pronte a meravigliare nella loro essenzialità. La poesia di questa autrice elegante e raffinata è frutto di un lavoro che evita il superfluo e si concentra sulla parola, sul singolo termine capace di “smuovere” qualcosa in chi legge.
“Ai piedi delle foglie / l’aria è dolce”
I movimenti leggeri, le trame sottintese rese evidenti dalle parole, le immagini che colpiscono per originalità, il ritmo che si allarga e si restringe come respiro… Tutto questo, e altro ancora, è la scrittura di Tiziana Soressi, e non si può non concludere con la frase finale del breve testo in prosa che chiude la raccolta: “Aspettiamoci solo miracoli.” Sì, la poesia, quando è davvero tale, è miracolosa, perché ha in sé la forza di aprire, di costruire, di procreare. Un messaggio forte e anomalo, in un mondo ancora troppo spesso votato alla distruzione.

                                                              Francesco Sicilia


sabato 9 aprile 2011

Marco Veneziano - LE ALI NEL VENTO


Autore: Marco Veneziano
Titolo: Le Ali nel Vento
Editore: Gli Occhi di Argo
Anno di pubblicazione: 2011
Numero pagine: 28
Copertina in bianco e nero
Formato: 15x21
Disegni di: Rosita Lavorgna
Codice ISBN: 978-88-97421-01-6
Prezzo di copertina: euro 10,00
Spese di spedizione: euro 3,63 (raccomandata postale)
Visita il blog dell’autore:  www.marcoveneziano.blogspot.com






Recensione di Francesco Sicilia alla raccolta di poesia “Le Ali nel Vento”, del poeta Marco Veneziano


Viaggiando con il poeta

Che il poeta sia un “visionario”, che il poeta riesca davvero a guardare dove tanti sguardi faticano a giungere, sono le prime considerazioni che vengono alla mente leggendo l’opera di Marco Veneziano.
Questo giovane artista siciliano possiede il dono del tocco leggero che, magicamente, sa trasformare l’ordinario in straordinario, il banale in singolare, il colore spento in tonalità luminosa. E non è un superficiale o semplicistico ottimismo di facciata, il suo; al contrario, la sua scrittura sa scavare nelle pieghe della quotidianità per mostrarci ciò che va mostrato, e lo fa con lo stupore sottile e acuto del poeta, di chi è depositario del dono della scrittura (quando la scrittura è utilizzata per mostrare, non per colpire o condannare).
Le liriche di Marco Veneziano contenute in “Le Ali nel Vento” sono viva, artistica testimonianza di un percorso non facile che si fa strada attraverso i dolori dell’esperienza personale per acquisire, proprio grazie all’arte, quella consapevolezza di cui ognuno di noi ha bisogno, per attraversare l’esistenza con lo sguardo – davvero – aperto.
Da “Aria” a “Dolce riposo”, da “Esplosioni” a “L’Estremo confine”, è un susseguirsi di vivide e fresche immagini che indirizzano il lettore verso un mondo interiore particolarmente sensibile, pronto a misurarsi con eventi piccoli e grandi, personali e collettivi. C’è spazio per molte emozioni e riflessioni, in questa poetica capace – ne siamo certi – di offrire sviluppi e risultati sempre più interessanti e coinvolgenti.
La costruzione dei versi rivela un’abilità legata alle immagini molto particolare: dinamica, in continuo movimento, attenta a tracciare un percorso che diventa sempre più chiaro, man mano che si avanza nella lettura.
I tanti disegni di Rosita Lavorgna, impaginati in un originale lavoro grafico, completano quest’opera tutta da scoprire, pagina dopo pagina.

Francesco Sicilia


martedì 5 aprile 2011

La conoscenza artistica per dodici mesi


3MILA ANTOLOGIE PER UN ANNO
3 raccolte illustrate di poesie, racconti, cenni d’arte…

Siamo interessati a scoprire  autori capaci.
Vorremmo poterli seguire almeno per un anno attraverso la pubblicazione di 3 antologie che permetteranno a tutti i lettori di conoscerli  e a tutti gli autori di farsi conoscere al meglio.
Intendiamo “fare rete” fra tutti gli autori che si distigueranno al fine di conoscerci sempre meglio.
Parteciperanno alla realizzazione delle tre antologie solo i poeti e gli scrittori che dimostreranno una particolare originalità.
Le raccolte saranno illustrate da artisti che con le loro opere grafiche le impreziosiranno.
Ma non è tutto: ogni autore sarà seguito nell’arco dell’intero anno anche attraverso la conoscenza personale e biografica, la recensione critica (anche di loro opere edite)  e un’intervista che miri a metterlo il più possibile in evidenza.
Le tre antologie non avranno carattere periodico, però l’invio del materiale dovrà avvenire entro date a mano a mano indicate. 
Chiediamo, dopo la selezione, altri  due invii cadenzati per poter meglio seguire gli autori nel tempo.

Regolamento
1. Sono previste due sezioni :
A) Poesia, in lingua italiana: si partecipa con tre poesie  che non superino i 60 versi complessivi. Vanno conteggiati come tali i titoli e gli spazi bianchi.
B) Narrativa in lingua italiana: si partecipa con un uno o più racconti che in totale non devono superare due cartelle, formato A4, corpo 12, interlinea 1.  
2. I testi devono essere inediti o in ogni caso non coperti da copyright.
3. È d’obbligo, per gli Autori selezionati, l’acquisto di dieci copie per ogni uscita dell’Antologia (per un totale di trenta copie), al prezzo di  € 5.00 (per complessivi € 150.00 da versare all’atto dell’adesione). Solo gli autori possono acquistare le copie al prezzo a loro riservato che resterà bloccato a € 5,00 a copia fino ad esaurimento della disponibilità. La presentazione degli elaborati dovrà avvenire tramite file (formato word) di posta elettronica al seguente indirizzo e-mail: occhidiargo@hotmail.it
Le antologie avranno un prezzo di copertina di € 10,00 ognuna.
4. Con la partecipazione i concorrenti dichiarano implicitamente che i testi presentati sono di loro composizione, inediti, e accettano tutte le norme che regolano questo progetto.
5. La proposta editoriale consiste nella pubblicazione in una esclusiva edizione artistica formato A5 (carta interna uso mani e cartoncino rigido di copertina monocolore, rilegatura con punti metallici) in 1000 copie ad uscita,  contenente tutte le opere inviate. Agli Autori presenti nell’Antologia saranno dedicate le pagine, contenenti la pubblicazione di tutti i lavori spediti (la silloge poetica, il/i racconto/i), l’intervista e una breve nota biografica, inviata dal’autore stesso (max 500 battute spazi inclusi).
6. Le antologie saranno inviate a domicilio, a cura della Segreteria Gli Occhi di Argo, a spese dei destinatari (euro 3,63 x 3). La prenotazione delle copie si intenderà valida con il versamento di  euro 160,89 .

7. Gli autori resteranno titolari dei diritti sulle loro opere, fatta salva la pubblicazione di cui sopra per la quale non potranno richiedere alcun compenso.
8. I dati personali saranno trattati secondo quanto disposto dalla legge sulla privacy 675/96.
9. Gli elaborati inviati non saranno restituiti.
10. In caso di mancata pubblicazione di una o più antologie verrà restituita la quota equivalente per ogni uscita (pari a € 50.00 l’una + euro 3,63 di spedizione).
11. Le antologie saranno ampiamente pubblicizzate e vendute sulle pagine web dell’Associazione al costo di € 10,00 ognuna.
12. Questa proposta non ha fine lucrativo, aderendo ad essa si diventa socio dell’Associazione per un anno (se non lo si è già), senza alcun obbligo.
13. La scadenza del Concorso è fissata al 10 maggio 2011.
Per ulteriori informazioni telefonare al 329 2037317.

DUE POESIE DI JOLANDA STELLATO

Caino


Caino, hai mai sognato, amato?
Hai mai sperato, hai mai sofferto per amore?
Hai una famiglia, hai diritto ad averla?
Quali sono i tuoi ideali?
Che civiltà ti prefiggi o potresti costruire?
Ucciderai per sempre?
Caino, qualche residuo di umanità
che è dentro il tuo cuore vincerà.
Non puoi maneggiare la vita e uccidere per sempre.
Io credo fermamente che sia così.
Dacci un segno che sia segno di pace,
lasciati infiammare dalla scintilla del tuo Creatore,
che è l'unico autore della vita.
Caino, quando nascesti tuo padre ti annunciò con giubilo,
perché l'atto primordiale dell'uomo è dare la vita, non la morte.
Caino, scegli un futuro d'amore!






L'ultimo menestrello


Con lui l'amore si sveglia ogni mattina
e lui canta, canta per vocazione,
è una necessità vitale.
Canta un canto sommesso, senza urlare,
ma tiene compagnia alla sua solitudine,
isolato e schivo canta emozioni, inquietudini,
scruta le profondità e l'immensità dell'anima
e spesso la sua voce si frantuma in singhiozzi.

È un menestrello che tiene libero il cuore e la mente.
Canta per i diseredati, gli emarginati,
per coloro che attendono giustizia.
È un sognatore.
Canta per un mondo d'amore
forse destinato a scomparire?



venerdì 1 aprile 2011

RIccardo de Sangro ad Agropoli (Sa)

“Gradisce un drink
o
preferisce un libro?”


incontri mensili con l'autore dedicati ai libri da Edicolè
di Agropoli in Piazza Vittorio Veneto, 16


domenica, 10 aprile ore 18,00


edicolè
e l'Associazione Artistica e Letteraria
"Gli Occhi di Argo"
presentano il libro

IL CAPRICCIO DELLA DEA
di
RICCARDO DE SANGRO
ed. Guida


Letture a cura del regista Enrico Giuliano
Ingresso libero - Aperitivo offerto da edicolè

IL PESCE D’APRILE E IL SUO SIMBOLISMO


Una volta al giovedì santo ci si divertiva alle spalle degli ingenui mandandoli a destra e manca in una specie di processione carnascialesca, di “passione dell’idiota”, e nella Domenica d Resurrezione vi era un’altra usanza, nota come risus paschalis e viva nei paesi di lingua tedesca fino all’inizio del secolo scorso. Consisteva in una serie di burle, scherzi, barzellette e pantomine che il celebrante stesso eseguiva all’altare, durante la predica, per far ridere i fedeli. Talvolta questo gioco era accompagnato da danze, canzoni e perfino da grandi mangiate. La predica di Pasqua doveva contenere una storia capace di suscitare il riso, in modo che la chiesa risuonasse di allegre risate per esprimere la gioia cristiana per la resurrezione.
Quell’usanza era probabilmente la cristianizzazione di tradizioni precristiane che collegavano le risate rituali alla fecondità e dunque al rinnovamento segnato dalla primavera, che una volta coincideva con il nuovo anno. Anche nella Bibbia si può rintracciare questo collegamento. Sara, vecchia e sterile, sentendo dall’angelo che avrà un figlio ride incredula: “Ormai da vecchia” esclama “dovrò provare il piacere?”. Al figlio che nasce viene dato non a caso il nome di Isacco che vuol dire “per te ho riso”. Ed è significativo notare come il risus paschalis venisse soprannominato proprio Isacco.
Che queste ipotesi non sano del tutto infondate lo potrebbe confermare anche l’usanza, in alcune cittadine meridionali, come ad esempio a Gallipoli, di segare la Vecchia, ovvero la Quaresima, proprio al mattino della Domenica di Resurrezione a significare la fine del “tempo vecchio”. La Vecchia infatti è un’altra cristianizzazione di una figura pagana che simboleggiava l’anno giunto alla fine nella figura di una decrepita Madre Natura, destinata a essere segata e bruciata e dalle cui ceneri sarebbe rinata, come la fenice, la giovinetta Madre Natura, ovvero il nuovo anno; sicché si potrebbe congetturare che la consuetudine del pesce d’aprile sia nata in occasione del periodo pasquale, inteso come periodo di rinnovamento dell’anno, per poi trasferirsi a una data fissa al 1° aprile: scelto forse perché tradizionalmente era considerato infausto; si pensava infatti che i nati in questo giorno fossero sfortunati, difficili da allevare, destinati a diventare storpi, a morire precocemente, a non combinare nulla di serio e a vivere infelici; e si favoleggiava che gli attrezzi costruiti il 1° aprile avrebbero portato disgrazia a chiunque li usasse. Lo scherzo potrebbe essere un tentativo di esorcizzare con una ingenua ritualità popolare questo giorno infausto.


Ma perché proprio il pesce venne a simbolizzare il 1° aprile? Si sostiene che, essendo il simbolo del Cristo, carnascialescamente avrebbe simboleggiato gli scherzi che si ideavano proprio nel periodo in cui si celebravano la Passione e la Resurrezione. Se questa ipotesi fosse fondata, non ci si dovrebbe stupire del comportamento “irriverente” perché una volta nel Medioevo si svolgevano nelle chiese, alla fine di dicembre, cerimonie grottesche e carnascialesche: valga per tutte la messa dell’Episcopello che la Chiesa riuscì a estirpare totalmente soltanto nel XV secolo.

(tratto da Lunario d Alfredo Cattabiani, Oscar Mondadori)