sabato 7 giugno 2014

A Minori Lizzie Siddal

Giovedì 5 Giugno 2014
ore 20.00
MINORI - BAR 52
Premio “costadamalfilibri 2014”
Salotti letterari
Giovanna Della Porta, Milena Esposito, Antonella Nigro, Giuseppe Salzano
e
Maria Cristina Orrico

Lizzie Siddal

Ecco le foto del piacevolissimo incontro di presentazione del libro Lizzie Siddal di Giovanna Della Porta, Antonella Nigro e Giuseppe Salzano. Editore L'ArgoLibro.
Si ringrazia il dottor Alfonso Bottone, direttore organizzativo dell'evento e Rosario Tedesco per le fotografie.
Quadro vivente dell'attrice Maria Cristina Orrico.













Lizzie Siddal - Autori Vari

Immagine di Saverio Caiazzo
Biografia - Saggi e Poesie
Autori Vari
Lizzie Siddal
Formato 14,5x21 - 140 pagine
ISBN 978-88-98558-05-6
Foto in copertina: Saverio Caiazzo
Editore: L'ArgoLibro
Euro 12,00
Spedizione gratis in Italia ancora per il mese di ottobre 2013 per info e ordini: largolibro@gmail.com


 Leggi le prime pagine

Questo interessante progetto editoriale - realizzato dalla casa editrice “L’ArgoLibro” e dall’Associazione “Gli Occhi di Argo”- è dedicato all'affascinante figura di Elizabeth Siddal, detta Lizzie. Modella, poetessa e pittrice inglese, nota soprattutto per essere stata la moglie di Dante Gabriel Rossetti. Questo prezioso libro vuole farla conoscere e apprezzare come artista a tutto tondo e “indipendente”, riportando le sue poesie, analizzando i suoi dipinti, la propria vita ed il suo tragico profilo psicologico che la porterà al suicidio. L’opera contiene le relazioni, scritte appositamente per la pubblicazione, della dottoressa Antonella Nigro, critico d’arte, e del dottor Giuseppe Salzano, neuropsichiatra, nonché le traduzioni di tutte le poesie  – con testo a fronte – di Giovanna Della Porta e Gabriella Borrelli. Curatrice del progetto è Milena Esposito. Un’opera imperdibile in italiano e in inglese per chi desidera conoscere approfonditamente un’artista che, tra l’altro, è stata la modella della più conosciuta Ofelia (quella di John Everett Millais).


venerdì 6 giugno 2014

I RACCONTI DI VENERdì - Monica Fiorentino



Matteo

Autrice: Monica Fiorentino

(tratto da _l’albatrosdalgrandesogno)

Lettera 21. Muti gli occhi di lui si posarono su quella polvere, ferma, immobile, finissima, sollevata a tratti dal vento, quasi a divenire fumo sottile di nebbiolina gialla, cratere a cielo aperto nel grembo sventrato di quello stadio senza più un solo filo d’erba, tagliata a modo, senza più una sola striscia bianca al suolo a delineare perimetri di gioco, privo di quell’odore, particolare, che nel tempo aveva imparato a riconoscere come suo; non era più quello il posto dove era stato vitale correre per giocarsi la vittoria, la vita, dove lo spostarsi delle gambe diveniva danza in sincrono fra compagni e avversari, urla, fischi, brezza nei capelli, sudore, polmoni pieni, braccia levate in alto lanciate verso la gloria, una festa dal crescendo esponenziale. Muto, percepì il silenzio, irreale, appiccicarsi alla sua pelle e una smorfia di dolore gli si dipinse sul viso. Spoglio, nudo dinanzi a quella devastazione, sagoma ingombrante, ombra fantasma in quel campo di calcio vuoto della sua linfa, il suo sguardo vagò in cerca della vita, inutilmente. Non c’era più nulla del gioco, di quel sano spirito vivo, sulle cui basi si era eretta quella mole di pietre e cemento, spalti,  quell’infinito verde da calpestare, un tempo cuore pulsante di orgoglio e gioia, fogli di giornale delle domeniche, anima estirpata alle radici. Tutt’attorno le bombe avevano demolito ogni cosa, distrutto palazzi, divorato case, tranciato il respiro di neonati, per le strade, nei vicoli neppure più un pallone, le ossa erano state frantumate, i fucili avidi dei gendarmi dal lungo pennacchio si erano abbeverati di carne giovane, muscoli a battere, donne coi loro figli fra le braccia, il rumore dei tacchetti era stato sostituito dagli anfibi dei soldati, le urla d’allegria dagli ordini pronunciati ai margini con ferocia tagliente.
Come un’ombra lenta e cadenzata, l’ombra che era divenuto, lui ripassò quel campo, camminando scalzo fa quella polvere attaccata ai suoi talloni, al suo petto “I rigori li sbaglia solo chi ha il coraggio di tirarli” aveva affermato un tale. E chiudendo gli occhi ricordò quella sfera a vibrare sul terreno, fremente, calda, roboante, quella palla che lui aveva reso la sua amante e sposa, rincorrendola nel fango, col fiato corto, i muscoli tesi, il cervello a mille: il suo calcio, quello per cui aveva bevuto assieme agli altri pioggia e si era fatto bruciare le labbra dal sole pur di tenerlo fra le gambe a correre, lui che le sue gambe se le sarebbe spezzate per portarlo in alto, oltre la rete, oltre il limite stesso concesso dai sogni per superarlo e vincerlo, portandolo oltre ogni vetta, albatros dalle immense piume bianche. Quei guanti che di fronte aveva sfidato, ogni volta, cento e cento giri, mai sazi, ebbri, la polvere che aveva mangiato, quel rimbalzare piede-caviglia-stinchi-cosce, gola, “uomo”, sguardo al cielo che fosse stato d’azzurro o piombo, oltre le nuvole. Petto, passione, provocazione e vita, vita ancora vita, solo vita.  
“Allora verrò a vederti giocare!” ricordò lui d’un tratto, le parole di quella perfetta sconosciuta, i cui occhi aveva incrociato di colpo quella mattina d’aprile al mercato, per non dimenticarli mai più. Lei che di primo acchito l’aveva fatto sorridere, in piedi fra la folla del mercato pullulante di persone indaffarate, intenta a gesticolare con quelle sue minute braccia, a testa alta, tipa dal muso duro, il cipiglio di un lupo e le ali di una cinciallegra, tra la ressa che di fretta fra spintoni e grida, cercava di appropriarsi degli ultimi scampoli di approvvigionamenti rimasti, prima del riprendere delle azioni belliche; lei fra il frastuono ed il caldo, concentrata a recitare poesie a dei bambini accorsi attorno ai suoi versi, insegnando loro a dividerle in sillabe, la sua voce l’aveva attratto subito, e come spinto da una forza irrefrenabile le si era avvicinato, continuando coi suoi rimpalli, ginocchia-piede, stop di petto, attirando l’attenzione dei piccolini, col risultato di farla arrabbiare non poco “Non sono poesie in lingua, si chiamano haiku… è poesia certamente, ma molti non la conoscono!” aveva puntellato lei le braccia sui fianchi cercando di dirottare il giovane da tutt’altra parte, per riprendere il controllo della sua cerchia di ragazzi “Sei una poetessa allora! Una sorta di Bukowsky in gonnella!” l’aveva definita sorridendo, facendola arrabbiare oltremodo. “Certo! In fondo, immagino tu conosca una miriade di altri autori, al di fuori ‘del solo’ zio Buck!” quel carattere pronto, affilato, gli era entrato dentro, immediatamente. “Beh, no… anche le poesie “sudoku”, sì dai, un po’ le conosco!” e nel pronunciare quelle parole aveva provato l’incontenibile desiderio di baciarla davanti a tutti, di prenderle la nuca e respirare l’odore delle sue labbra da vicino. Ma sarebbe stato sgraziato, avrebbe rischiato oltretutto, da quel poco che aveva potuto appurare, anche d’essere sbranato da cotanta ferocia, certo bisognava prima almeno un po’ conoscersi. Ma la guerra non concedeva quasi mai a nessuno questo genere di lussi.
Ricordò il sorriso di quella giovane a sedersi sulle scale, quando ubbidiente lui aveva arrestato di colpo il pallone, prendendolo sottobraccio invitando i bambini a seguirli in circolo; aveva raccontato loro del colore della sua maglia, del sudore, dei trucchi imparati, senza sconti, incollata la palla al piede, bambino biondissimo, adulto dalle spalle larghe e quei fianchi troppo stretti, ginocchia a scattare, il passo dell’arbitro, sangue, il cuore, al grido di “boia chi molla”, sempre sul pezzo. Seduti su quei gradini tra foglie di verdura e resti di frutta rancida, svenduta,  a ruota lei gli aveva parlato delle sue poesie, dei suoi sogni di scrittrice di haiku, una poesia in stile orientale che conta le sillabe e che in occidente prevede una sequenza più lunga; di quanto fosse in realtà innamorata del Bukowski poeta e scrittore, dai versi liberi e veri. Tutto ciò di cui la guerra non teneva alcun  conto.
Muto, in quel campo ridotto al nulla, orfano dei suoi ricordi, Matteo lasciò cadere al suolo la sfera, aprendo la mano, e due occhi viola di dolore acceso si chiusero di sofferenza su quello scenario, dove neppure più gli angeli  riuscivano a ricacciare indietro le lacrime. Quel giorno al mercato, non le aveva chiesto neppure il nome, fra loro solo quella promessa “Allora  verrò a vederti giocare!” “Promesso?” “Promesso!”, ma la guerra non incide i nomi. Il rotolare della palla lungo il terreno di gioco, divenuto macabro sudario d’orrore e sangue, sembrava scrivere uno haiku col suo incedere Zucchero/Le mie labbra a vestirsi/della tua bocca e sul suo viso si abbozzò un sorriso, mentre lenta una lacrima, divenne ai suoi piedi una morbida rosa dal cuore bianco.


 “Spoglio, nudo dinanzi a quella devastazione, sagoma ingombrante, ombra fantasma…”. Potrebbero essere queste, le parole-chiave del nuovo racconto di Monica Fiorentino, queste o (anche) molte altre, perché questa giovane autrice ci ha abituati a una particolare abilità, a una capacità che sa far vedere l’essenza dell’amore quotidiano nel mare indistinguibile dell’odio. Sì, perché l’odio della guerra tutto livella, tutto pone allo stesso livello, spianando con crudeltà le sottili differenze, i tuffi del cuore, le sfumature.
La penna, il cuore di Monica Fiorentino hanno una sensibilità tale da poter far notare tutto questo e ancora altro.
Quel “Tutt’attorno le bombe avevano demolito ogni cosa” riassume al meglio la necessità di saper riconoscere l’avanzata dell’odio per potersene liberare, per allontanarlo prima che sia troppo tardi. Prima che si venga, appunto, accerchiati.
Continua il canto contro la guerra, continua la grande capacità di un’artista che sa farci vedere oltre l’ottusità.


Della stessa autrice: Nausicaa

Per contattare l’autrice: angelo.dicarta@libero.it

Scrivi racconti brevi? Questo è il concorso giusto per te. Leggi il bando del concorso

Per le tue poesie c’è Lunedì Poesia


giovedì 5 giugno 2014

Elio Alfano al Castello di Agropoli

Fino al 15 giugno sarà visitabile, presso il Castello aragonese di Agropoli, la splendida mostra del Maestro Elio Alfano "Il Mito, il Mare, l'Idea", a cura del critico d'arte Antonella Nigro.
Una nuova occasione di incontro con la grande arte contemporanea campana. 
Per contattare Antonella Nigro: nigroanton@tiscali.it 
Ecco le foto dell'inaugurazione (di Saverio Caiazzo).












Ad Agropoli Christina Caflisch

AUT AUT ALL’AUTISMO

L’autismo è irreversibile, dall’autismo non si esce, l’autismo è una condanna per sempre.
E invece no!
Chiedetelo a Christina Caflisch, che ha scardinato ogni certezza, dopo che alla figlia Lisa fu diagnosticata proprio questa malattia. Lisa è un nome di finzione: così sua madre la chiama nel libro “Il cubo di marzapane” (Edizioni Kappa) nel quale racconta una storia da fare accapponare la pelle.
Agropoli ha invitato Christina Caflisch a presentare il suo libro presso la Libreria L’Argolibro.
L’evento è previsto per il 27 giugno alle ore 19,00.



venerdì 27 giugno ore 19
Christina Caflisch
IL CUBO DI MARZAPANE

Testimonianza

mercoledì 4 giugno 2014

Quando è la qualità a guidare le scelte

Per il quarto anno consecutivo, l’associazione artistico-letteraria “Gli Occhi di Argo” di Agropoli organizza la rassegna estiva di presentazioni di libri editi “Liber da Mare Libri d’Amare”. Da giugno a settembre, giungeranno ad Agropoli decine di scrittori provenienti da tutt’Italia, per una condivisione della propria arte che va ben al di là di richiami estranei alla cultura.
 “Gli Occhi di Argo”, quest’anno nel contesto della Libreria indipendente “L’ArgoLibro” (in Viale Lazio 16 ad Agropoli, adiacente Via Salvo D’Acquisto, zona sud), propone da sempre un approccio alla lettura e alla scrittura consapevole di un valore che non si basa su richiami mediatici che – inevitabilmente – producono proposte “usa e getta”.
Al contrario, un’autentica promozione culturale può e deve entrare nel merito delle opere presentate; solo in questo modo possiamo, nel tempo, imparare a costruire una coscienza critica personale e collettiva di autentico spessore.
Liber da Mare Libri d’Amare” nasce da un concorso che raccoglie sempre più adesioni da tutt’Italia, e solo dopo un’attenta valutazione dei testi che arrivano, si arriva al calendario delle presentazioni. Valutazione che si basa sulla qualità letteraria e culturale dei testi, non sul “potenziale richiamo” che l’autore in sé è in grado di proporre. In questo modo ci si sgancia da logiche di mercato che non hanno nulla da spartire con l’arte, proponendo invece opere di qualità tutte da scoprire e condividere, in un’interazione dinamica – anch’essa indispensabile – con i partecipanti agli eventi.
Ecco gli appuntamenti di giugno. Per qualsiasi ulteriore info: largolibro@hotmail.it - 3395876415



domenica 8 giugno ore19,00
Quinto Ficari
LA LEGGENDA DI DEFUK
EST! EST!! EST!!!
… e il mistero di Federico II di Svevia



sabato 21 giugno ore 19,00
Iago
FABIAN
Racconti e Poesie



mercoledì 25 giugno ore 19,00
Fulvio Fapanni e Lara Beretta
IL GREGGE SULLA NEVE
Romanzo



venerdì 27 giugno ore 19
Christina Caflisch
IL CUBO DI MARZAPANE
Testimonianza


martedì 3 giugno 2014

Giovedì 5 Giugno 2014
ore 20.00
MINORI - BAR 52
Premio “costadamalfilibri”
Salotti letterari
Giovanna Della Porta, Milena Esposito, Antonella Nigro, Giuseppe Salzano
e
Maria Cristina Orrico

Lizzie Siddal

lunedì 2 giugno 2014

Lunedì Poesia - Giulia Stefanini



Morte di un’anima

Autrice: Giulia Stefanini

Dubbi spingono l’anima
a chiudersi in sé,
la porta è serrata
a doppia mandata.
La solitudine imprime
la sua impronta e
uccide il volo, soffocandolo.

Giulia Stefanini scrive sulla solitudine, su quanto essa pesi se vissuta come incapacità di relazionarsi. È, in questo caso, un ripiegarsi su se stessi, un morire, appunto. Si fa lo stesso percorso della nascita – dall’essere ripiegati su se stessi all’aprirsi al mondo – ma al contrario.
I pochi versi della poesia sono sufficienti all’autrice per descrivere efficacemente la chiusura, l’esaurirsi di un’entità. Giulia Stefanini sa utilizzare – come dovrebbe saper fare ogni vero poeta, è una delle differenze sostanziali con il linguaggio prosastico – anche il “suono” delle parole, non solo il significato: ecco l’accostamento “imprime/impronta”, molto “potente” nel far passare l’immagine-messaggio della chiusura che arriva a soffocare.


Della stessa autrice: Rifugio

Per contattare l’autrice: giuliastefanini92@gmail.com

Leggi il bando di Lunedì Poesia

Scrivi racconti brevi? Leggi qui il bando de “I RACCONTI DI VENER dì


venerdì 30 maggio 2014

I RACCONTI DI VENER dì - Monica Fiorentino



Nausicaa

Autrice: Monica Fiorentino

(tratto da _l’allodoladallepiumescalze)

Lettera 21.
“Caro Hermes,
come vorrei che questi petali di ciliegio che cadono così lievi adesso, potessero ricoprire col loro manto le brutture di questa guerra. Questo mondo di creature perennemente in lotta fra loro.”
Osservava la giovane Nausicaa, la pioggia di fiori mossi dal vento, a cadere dietro i vetri della sua finestra, stretta nella sua veste bianca e le braccia conserte, perdendo lo sguardo oltre il buio della città addormentata.
“Come sarebbe bello se questa coltre rosa potesse fungere stanotte da velo separatore, da silenzio, da pace, da ri-costruzione; portando con sé di nuovo la serenità di notti di luna, di sogni, di fuochi in cielo che non fossero di bombe, cancellando l’eco in lontananza di pianti di morte e urla disperate”
Abbassò gli occhi, legando i suoi lunghi capelli rossi, sistemandoli a modo, sollevandoli alti sulla nuca, lasciando libera la sua schiena liscia, vuota di piume scalze, triste; cullata dal sonno beato del suo fedele cagnone lì accanto.
“Come sarebbe bello se si potessero udire di nuovo i grilli e le cicale come una volta, ad annunciare la primavera, e l’aria potesse tornare a profumare ancora di viole e fiori d’arancio. Senza dover più drizzare l’orecchio, teso, al richiamo del nemico ad avvisare col suo incedere, il proprio passaggio di devastazione e massacro, nella folle, insensata corsa verso l’ultimo fucile da imbracciare, per ripartire.” 
Giunse i pugni sulle sue matite sparse alla rinfusa, sulle immagini di petali rosa e cremisi incollati ai resti di carne umana esposta allo sguardo per le strade, cadaveri ammassati, pullulanti di mosche e sciami d’api, fermo-istante di labbra riarse, sdentate, cervella schiuse a impastarsi con la polvere senza riguardo alcuno, tranci di sparute braccia violacee spalancate a croce lungo marciapiedi a far da cimitero senza nome  “Come sarebbe bello…”
Nel modo di una stilettata, di colpo, un dolore sordo le trapassò il petto facendola fremere, e lente le sue dita tremanti, presero a carezzare quel respiro sconosciuto, dolcemente, con delicatezza infinita, con cura lungo tutta la sua riga, portandoselo al seno - furioso a battere di sofferenza infinita - scaldandolo col proprio fiato, affondando dentro quei sospiri, chinandosi d’istinto a poggiarvi le labbra. Un’altra anima era salita al cielo, fra lamenti di preghiere e rose. La guerra mai sazia aveva bevuto ancora altro sangue, divorando della carne che le veniva offerta, in sincrono respiro e cuore; lei poteva sentirlo quel rantolo, aveva imparato a riconoscerlo, ad accompagnare il trapasso con cautela. Lenta  segnò con un punto fermo l’ennesimo haiku, in blu, assieme agli altri che raccoglieva in un quaderno a righe col nome di “Lettera Ventuno”, riproponendosi un giorno di pubblicarne l’intera collezione Senza sangue / la musica del silenzio/ una lacrima, lasciando l’inchiostro ad asciugare sulla carta.
“Come lo desidererei…”

Quanto tempo avrebbe potuto dormire quella notte, prima che il segnale d’allarme avesse preso a trillare ferocemente invitandoli al risveglio? E a dover chiudere lei, tenera allodola, il suo corpo di donna, in un logoro scialle per fuggire? Chiuse di lontano lui  i suoi occhi, due braci viola di dolore acceso, ripiegandosi fra le sue piume, muto. La notte non era fatta per la guerra, e il cielo per ospitare la rabbia degli uomini …


Del desiderio. Potrebbe intitolarsi anche così, il nuovo capitolo della storia raccontata con dovizia di particolari e con ampio respiro da Monica Fiorentino.
Nausicaa continua a registrare gli orrori della guerra, sa che deve scriverne perché è l’unica ragione di vita in un mondo votato all’odio e quindi alla morte. La scrittura artistica può e deve essere baluardo contro il disfacimento, lei lo sa.
Monica Fiorentino investe tutta la sua (grande, immensa) forza artistica nella contrapposizione odio/amore, pace/guerra, facendo notare al lettore le sostanziali differenze.
L’istintivo chinarsi su labbra ormai inerti  è un fermo-immagine” meravigliosamente potente”, nel descrivere la differenza tra vita e morte, tra l’esserci e l’assenza dolorosa che è l’unico effetto duraturo  dell’odio.

Della stessa autrice: Adrian

Per contattare l’autrice: angelo.dicarta@libero.it

Scrivi racconti brevi? Questo è il concorso giusto per te. Leggi il bando del concorso

Per le tue poesie c’è Lunedì Poesia


"incostieraamalfitana.it" - 8a Edizione



…la letteratura è umanità, per il suo tramite 
tocchiamo la realtà. 
(Aharon Appelfeld) 

Parte l'ottava edizione de "incostieraamalfitana.it", Festa del Libro in Mediterraneo: presentazioni, concorsi nazionali, performance artistiche, premi letterari, concerti, mostre, degustazioni e tanto altro ancora.
Fino al 13 luglio, tutta la costiera amalfitana (ma non solo) sarà coinvolta in un evento che vedrà la partecipazione di artisti provenienti da tutt'Italia.
Cliccate qui per visitare il sito ufficiale, qui trovate il programma completo e dettagliato.

Anche L'ArgoLibro sarà presente! 





Giovedì 5 Giugno, alle ore 20.00, a Minori, Giovanna Della Porta, Milena Esposito, Antonella Nigro e Giuseppe Salzano cureranno una presentazione speciale di “Lizzie Siddal”, il libro dedicato all'affascinante figura dell'artista conosciuta in Italia quasi esclusivamente per essere stata "la modella dei Preraffaelliti". Invece era un'artista a tutto tondo: poetessa, pittrice e altro ancora. Quest'opera a lei dedicata lo dimostra e sottolinea.
Cliccate qui per leggere tutte le info. 

giovedì 29 maggio 2014

Un fine settimana al Giardino Altieri a Salerno

Sabato 31 maggio e domenica 1 giugno, il Giardino Altieri di Salerno (in Via Tasso n. 5) ci accoglie con una serie di eventi particolarmente interessanti. La manifestazione è curata dall'Associazione culturale Adorea (qui il sito).
Vi segnaliamo, in particolare, l'intervento della Dottoressa in Filosofia Luciana Capo, domenica 1 giugno alle ore 11,00: "Averroè, filosofo e medico ispiratore della Scuola Medica Salernitana".
Ecco la locandina (cliccate sull'immagine per ingrandirla).


lunedì 26 maggio 2014

Lunedì poesia - Elisabetta Mattioli




Non dimenticare di spogliarti…

Autrice: Elisabetta Mattioli

Spogliati
delle emozioni odierne
dei racconti passati
delle persone in realtà figuranti
di un amore (finto incanto)
di volti senza nome
di nomi con la faccia
di un fantasma ormai inesistente
spogliati completamente
di quello che è stato
mantenendo lo sguardo
lungo il nuovo sentiero
ma lasciando le ciglia
dietro di te…

Il gesto dello spogliarsi, del “lasciarsi indietro qualcosa”, viene analizzato da Elisabetta Mattioli in questa poesia che ha le cadenze di un denso elenco, ma non solo. C’è un crescendo dato da inviti forti, decisi, energici; circostanziati. Ogni verso possiede una propria autonomia ma al tempo stesso è perfettamente integrato nell’insieme del componimento.
Elisabetta Mattioli si conferma artista capace di “sorvolare” e penetrare al tempo stesso, sguardo acuto e al tempo stesso capace di spaziare, di allargare il nostro orizzonte.
Meravigliosa, poi, l’immagine delle ciglia da lasciare alle proprie spalle, a ricordarci che anche le decisioni più nette non sono – né potrebbero – essere definitive: qualcosa rimane, fosse pure solo qualcosa di inerte.

Della stessa autrice: Anche io

Per contattare l’autrice:  elyamatty@gmail.com

Scrivi racconti? Leggi qui il bando de “I RACCONTI DI VENER dì

Leggi il bando di Lunedì Poesia

sabato 24 maggio 2014

Concorsi & Concorsi

Partecipa anche tu ai concorsi letterari nazionali de "Gli Occhi di Argo" e "L'ArgoLibro"! 
Clicca sui nomi per leggere i bandi completi.



per opere edite di poesia, narrativa e saggistica



per poesie brevi inedite