lunedì 17 dicembre 2012

Lunedì Poesia - Alessandro Coppola





È morbida la sera

Autore: Alessandro Coppola

É morbida la sera,
come un moto calmo
con le stelle, la luna e le comete.
L’aria del suo profumo
sa di gigli, rose e navi in tempesta.
La luce del lampione che da
ai suoi capelli il colore dell’oro
e di tutti i metalli preziosi.
Il riflesso dei suoi occhi
di bruno castano, quercia e palissandro.
Il mio cuore,
tiene il tempo alle mie labbra sulle sue.
Atterrano come un’ape lo fa su di un fiore.
E il suo nettare che ora è mio
e le sue mani gelide,
sul mio collo tirato a corda di violino
fanno la terra, il sole e il mare.
Le case, i tetti, l'arcobaleno
e tutto quello che so di lei.

Per contattare l’autore: alexcop_3@msn.com

Nella sera di Alessandro Coppola c’è spazio per tantissimi particolari che si sommano e vengono “registrati” dal poeta: la sua è un’attenzione tesa e al tempo stesso intima, “calma”. Chi legge arriva davvero a percepire, per vie inconsce, la morbidezza della sera descritta, sensazione che giunge mentre il bacio atterra, plana.
Meravigliosa immagine, questa, che esalta come più non si potrebbe l’importanza dell’istante, “nascondendo” pur presenti diversità che dopo il bacio si manifesteranno. L’altra persona non può che essere diversa, infine, da tutto il contesto così minuziosamente descritto, ma intanto ora ci sono il nettare e il collo proteso.
Alessandro Coppola sa trasmetterci tutta l’intensità di un istante “esclusivo” tra due persone con una descrizione particolarmente brillante di tutto ciò che, intorno, pulsa e vibra all’unisono con gli amanti. La forza dell’amore è in questa mescolanza, e forse solo la voce di un poeta può riuscire a farcelo comprendere fino in fondo.


Leggi il bando Lunedì Poesia

Leggi il bando I RACCONTI DI VENER dì

domenica 16 dicembre 2012

A più tardi con "Libriamoci" e Milena Esposito

LIBRIAMOCI
Domenica 16 dicembre ore 16,30
Centro d’Arte «Keramos»
di Antonio e Andrea Guida
Via Frank Zappa – Via Luisa Sanfelice
(doppio ingresso, zona stazione ferroviaria)
Agropoli (SA)


L’incontro sarà dedicato al saggio «Mamma, tu non sei come le altre!» di Milena Esposito, presentato lo scorso ottobre. Sorseggiando un buon tè, sarà un'ottima occasione per discutere tutti insieme sulle delicate e stimolanti tematiche che la sua lettura solleva.
Qui trovate un articolo con tutte le informazioni.
Qui, qui e qui i testi di Lucia Capo, Marisa Russo e Rosario Tedesco.
Per tutte le info sul libro cliccate qui.
A più tardi!

sabato 15 dicembre 2012

A "Caleidoscopio" il concorso NOVIPOESIA





La poesia contemporanea sarà la protagonista dell'appuntamento settimanale sul sito Internet www.radiopnr.it  (per l’ascolto cliccare su una delle icone “Live Streaming”).
Nel "Caleidoscopio" che andrà in onda alle ore 20,30 di domenica 16 dicembre il conduttore Andrea Bobbio proporrà la lettura dei testi vincitori del 1°-2°-3°- 4° premio e di due dei testi vincitori ex-aequo del 5° premio al Concorso NOVIPOESIA 2011.
Ogni lettura sarà preceduta dall'intervista ai premiati che sono, rispettivamente: Graziella Meneghetti, OriettaTosi, Lida De Polzer, Franco Fiorini, Francesco Fattorini e Roberto Gennaro.
Voci recitanti : Anna Crollari e Andrea Bobbio.
L'appuntamento è quindi fissato per domenica sera oppure, in alternativa, martedì 18 dicembre,  sempre alle ore 20,30. 

"Caleidoscopio" è un programma settimanale realizzato e curato da Andrea Bobbio. Per contattarlo: caleidoscopio07@libero.it

venerdì 14 dicembre 2012

I RACCONTI DI VENER dì - Milena Esposito





Color borotalco

Autrice: Milena Esposito

Quando le donne, le sole mamme, vanno a dormire, devono avere il coraggio di sbarrare le persiane sui sogni dei loro bimbi. Intanto, le nuvole spumose sospinte dalla brezza, che di notte spira verso la terra dal mare, passano in cielo, silenziose, una diversa dall'altra, a mille a mille. La luna le fa brillare dall'alto, diventano latte e si mutano in sogni. Fantasmi vagano nel cielo come il bucato abbandonato sulla fune, dimenticato nella notte. Sono fantasmi buoni: rasserenano. I bimbi, tra cuscini e coperte, dormono nel nido preparato dalla mamma o da chi li ama e con occhi chiusi possono immaginare il muto passeggio.
Per ogni nube ci sono voluti mille milioni di secoli di lavorazione e mai il tempo è stato speso meglio! Una di color borotalco appare al piccolo Giulio, che non conosco e che dorme. Una ha la forma di ciambella e profuma di zucchero filato ed è venuta per lui, il bimbo più dolce del paese, mio figlio. Ne vedo una a forma di piuma slanciata, coricata come una sirena accanto al mare, brilla e si spazzola la chioma lunga e rossa, bellissima; la vede, in sogno, una bimba che oggi ha pianto. Viene la nuvola traforata come un merletto per il piccolo Giuseppe, la nuvola azzurra per Martina, la nuvola piccola per Stefania e una di bolle di sapone per il bambino del fornaio; tutti dormono. Però non vedo quelle per i grandi, per le mamme e per i papà e per la maestra ed il dottore, per lo zio e per il salumiere e per tutti quelli che sì son dimenticati di sognare.
Stanno con gli occhi stretti, sdraiati, nelle pose strambe e sconce, tappati nella puzza delle stanze, disdegnano le meraviglie. Nella testa hanno i pensieri dei problemi e dei soldi e delle tasse e della politica e della cattiveria. Pure le mamme ed i papà, poveri cari…
A volte però, una nuvola argento e oro, scappa dal sogno dei piccoli e vaga illuminando le stanze e profumando l’aria di zucchero, cannella e borotalco e caramello e cipria ed anche i grandi al mattino hanno memoria di una briciola di benedetta infanzia.

Per contattare l’autrice: poeta@animapersa.net

Milena Esposito sa comunicare con grande efficacia il “senso impalpabile” del sogno, con un linguaggio un po’ fiabesco un po’ visionario, trasmettendo con leggerezza un messaggio importantissimo: gli adulti non sono “superiori” ai bambini, tutt’altro. Hanno deciso – chissà quando, chissà perché – di costruire un mondo basato sul conflitto e quindi sulla sofferenza, e questo ha ben poco da spartire con la (vera) intelligenza. 
«Color borotalco» ci parla di nuvole e al tempo stesso di aria stantìa nelle stanze: ci invita a notare la differenza, facendosi carico di una rivoluzione interiore sempre più necessaria. Non c’è condanna, però, nei toni leggeri che si snodano, perché anche la condanna farebbe parte della “puzza delle stanze”.
Milena Esposito possiede certamente il dono della “visione bambina” delle cose: gli eventi aprono a possibilità che solo i bambini sanno cogliere, e chi ha conservato il loro sguardo. Tra tanti altri, l’arte ha anche questo compito: restituire il senso di meraviglia, quella “briciola di benedetta infanzia” che non va mai dimenticata.



giovedì 13 dicembre 2012

Francesca Massa ad Agropoli





Palazzo Civico delle Arti
Via C. Pisacane (Ex Pretura, zona Porto)
Agropoli (SA)

Fino a lunedì 17 dicembre, sarà visitabile la mostra fotografica «Donne nell’anima» di Francesca Massa, a cura di Antonella Nigro.

Orario al pubblico: 10,00/12,30 – 16,00/20,00

L’amore delle anime
La fotografia di Francesca Massa
di Antonella Nigro
 
Francesca Massa, nei suoi studi fotografici, predilige l’analisi della figura femminile, un tema articolato che si carica di numerose sfaccettature, allegorie, citazioni. E’ un’indagine accurata che presenta immagini che sono immediate declinazioni di questo complesso mondo: la sposa, la figlia, l’amica, la madre, la modella. L’artista lavora spesso sul dettaglio e su alcuni rimandi essenziali quali l’ombra che diventa, a volte, la vera protagonista dell’opera. Tagliata ferocemente o accarezzata con dolcezza dalla luce, l’ombra si carica di valenze importanti e chiaramente interpretative dell’immagine proposta: insondabile abisso di un sentire femminile delicato e inquieto, momento di solitudine cercata, specchio del sé. Anche la più recente ricerca di Francesca Massa procede nell’approfondimento della tematica “donna” attraverso un nuovo ma perpetuo elemento: l’acqua. In quest’ultima ricerca misteriose creature, avvolte da leggerissimi veli, fluttuano armoniose: novelle naiadi sono magicamente ritratte, quasi sorprese, in una danza segreta e incantatrice e trascinano, con la loro malìa, l’osservatore in un mondo sconosciuto costruito sull’assenza del rumore, sulla mancanza del caos. E’ il silenzio la condizione privilegiata che predispone al prodigio, che apre il cuore alla rivelazione, che consente lo scambio tra l’umano e il divino. Un oblio nel quale, per assurdo, non si perde la latenza, la memoria, ma si ritrova il senso dell’esistenza proprio attraverso l’archetipo, attraverso il sacro, attraverso l’arcano presente in ognuno. Eccole, dunque, le temute e amate sirene, eccole coloro che danno la morte attraverso il canto, eccole le creature primordiali prive dell’anima alle quali non è possibile resistere. Sono loro, controverse bellezze, che accompagnano i defunti nell’Ade e li confortano con la loro splendida voce, sono loro capaci di amare fino al dolore, fino alla loro dissoluzione in spuma del mare. Magnifiche figlie della seduzione della Nereide e, al contempo, della dolcezza dell’Ofelia shakespeariana, entrambe perdute per sempre nel canto. L’acqua, simbolo del femminile per eccellenza, della vita, della creazione, della sacralità, della purificazione è anch’esso elemento duale poiché rappresenta anche l’annegamento, il diluvio, la morte. Una scelta, dunque, assai difficile nelle tematiche affrontate e nella loro realizzazione iconografica tesa, sempre, ad una rappresentazione cosmica ed universale dell’unione degli opposti. Quest’ultima osservazione, si può notare nell’attenzione che pone l’artista a non mostrare mai il volto delle sue creature marine, frequentemente confuso tra i ritmi cangianti dei veli o nascosto tra i gorghi risalenti e cristallini di moti impertinenti: fattezze e identità negate perché rappresentazioni dell’intera umanità celata nel mito. In queste letture rarefatte e sublimate dall’intangibilità dell’acqua e dal fascino della diafanìa, ritornano le suggestioni di Franco Fontana e dei suoi nudi affioranti in segmentazioni dorate che rendono i corpi simili a preziosi mosaici bizantini; di Andrè Kertèsz e del suo elegante Nuotatore,una delle fotografie più famose del Novecento; di Pietrzok Wolfgang e dei suoi studi attraverso lastre di vetro ove fondamentale è la tensione fotografica fra immagine nitida e indeterminata, tra impronta e trasparenza per donare ai corpi una leggerezza che ricordasse una danza. Per questo senso d’intangibilità, di sottile e astratta emozione, le immagini di Francesca Massa figurano e trapelano di un incanto definibile come “l’amore delle anime”, lo stesso titolo della famosa opera pittorica di Jean Delville, nella quale due splendide ed eteree figure intrecciano voli nell’antigravità soffusa e iridata.

Sito di Francesca Massa clicca qui