domenica 15 gennaio 2012

Chicoli - L’intruso

Antonio Chicoli “L’intruso”
Prezzo
€ 12,00
Editore
Pironti
Collana
Narrativa nuova
Data uscita
16/06/2011
Pagine
278, brossura
Lingua
Italiano
EAN
9788879375634




Recensione critica di Anna Giordano

 “Erano le cinque del mattino, quando il silenzio fu interrotto da un rumore sordo, proveniente dal soggiorno.” Interessante è l’incipit del romanzo L’intruso di Antonio Chicoliin cui  già dalle note iniziali del brano sono evidenti atmosfere pregne  di inquietudine. Il lettore immediatamente è attratto e coinvolto nella narrazione, sui movimenti dei protagonisti: soci e collaboratori dello studio legaleassociato Destrieri-Salvatores. L’ambiente descritto è alto-borghese chiaramente espresso ed evidenziato anche attraverso le indicazioni distrade e di quartieri della splendida Napoli. Sono presenti ulteriormente ambienti meno prestigiosi in cui i personaggi vivono in condizioni  psicologiche drammatiche, con profonde problematiche di disagio.
 L’esordiente scrittore ha realizzato con divertimento,tenacia e con piacevole dedizione,un legal thriller davvero avvincente. Gli appunti e le osservazioni sono descritti utilizzando terminologie tecnico-giuridiche consone all’attività dell’autoredando vita ad incalzanti indagini su una truffa finanziaria ai danni dello Stato ed evasione fiscale e con l’inserimento diagghiaccianti omicidi che suscitano l’ira del lettore.
L’evidente attenzione dell’autore alle azioni e alla redazione degli atti da presentare, per la discussione, nelle aule dei tribunali sono elementi fondamentali di osservazione e di descrizione analitica che denotano un particolare piacere nel descrivere le procedure legali e processuali con corretta precisione e con evidente passione.
Il giovane praticante Stefano, protagonista del romanzo,si presenta al suo primo appuntamento nello studio legale per iniziare l’attività di avvocato. Al momento di oltrepassare la sogliaed entrare nella sala d’attesa, il lettore avverte un crescendo di tensione e di mistero che aleggia nell’aria e si muove seguendo il percorso dei protagonisti nel passaggio da una stanza all’altra richiamando ulteriormente  l’attenzione e l’emotività del lettore.
L’ansia e la trepidazione che nasce nei dialoghi e nelle descrizioni degli ambienti affascinano il lettore dando la sensazione di parteciparvi attivamente e di indagare insieme al detective  Rodriguezche segue l’inchiesta per tentare di risolvere i misteriosi e drammatici crimini.
Lo stile è caratterizzato da una sintassi paratattica e dall’uso di dialoghi che vivacizzano e rendono scorrevole la narrazione e nei momenti più importanti del racconto lo stile diviene teso e concitato.
Il fulcro della vicenda ruota attorno allo studio legale lungo Corso Umberto a Napoli. La trama avvincente si svolge ed intreccia tra avvocati di fama ed di esperienza insieme a giovani collaboratori e praticanti interessati e diligenti. I personaggi sono carichi di significato, di tratti e di trasformazioni psicologiche.
Ma l’atmosfera è tesa.Tra loro serpeggia la paura, il sospetto, il vago, l’indefinito.
Difficile allontanarsi dalle vicende incalzanti, il lettore ne è avvinghiato e piacevolmente sopraffatto da colpi di scena e di suspance che ritardano sempre di più l’intento di interrompere temporaneamente la lettura.
Una peculiarità tipica del romanzo giallo è evidenziata in alcuni personaggi che incarnano dei semplici ruoli e di conseguenza ai loro caratteri si fa risaltare l’attesa in cuisi evidenzia un intreccio complesso che ha la funzione di portare avanti l’azione. Invece ad altri personaggi si ha un vero e proprio approfondimento psicologicoche genera profonda ansiaalternata a brevi sequenze di calma e di serenità. Insomma la trama è un crescendo di tensione e di curiosità che tiene sospesa l’attenzione del lettore fino all’epilogo che…
   Sorprende!

sabato 14 gennaio 2012

Gennaio

"pineta" - foto di  Milena Esposito


Calici di calore aprono il suono
d’un’estate impossibile, nel cuore
dell’inverno ghiacciato, alzando il tono
di nevai senza foglie a un brio di flore.

Ma non durano i vortici di luce
se non l’attimo appena in cui balena
un disegno di prossime fiducie
verso uno straripar d’anime in piena.

Balzerà strenuamente, oltre i confini
della terra contratta, un fuoco terso
di dèi sepolti, che sarà mattini
diafani come volti d’universo.

E tu vivrai (con nembo di colori
e suoni d’oro) in insaputo assenso
dei cieli alla vertigine d’amori
tuoi, perché siano un solo amore immenso.

Arturo Onofri

giovedì 12 gennaio 2012

Libriamoci l'incontro di gennaio

GLI OCCHI DI ARGO
&
KERAMOS

presentano

DIONISO AD AGROPOLI
a cura dell'archeologa - professoressa Flaminia Arcuri

domenica 15 - ore 18,00

Via Luisa Sanfelice, 16 Agropoli (SA)
nei pressi della Stazione F.S.

ingresso libero

lunedì 9 gennaio 2012

Le streghe di gennaio


In Campania le streghe vengono chiamate ""janare".
Le Janare sono un favoloso mostro femminile, capace di volare di notte; la janara è una donna, che ha ottenuto un potere soprannaturale, grazie a un patto col demonio.
Il nome forse deriva da Giano, il dio bifronte. Non è inutile ricordare che Giano sovrintendeva all'inizio e alla fine di ogni azione di una certa importanza, e che il suo tempio restava sempre chiuso per essere riaperto esclusivamente in tempo di guerra. Una divinità, Giano, ugualmente inquietante e misteriosa, che ben poteva trovare una via di fusione con la Ecate greca. In epoca tardo ellenistica Ecate si confuse con Diana, che era la dea cacciatrice dei boschi e della luna, per cui le dianare, sacerdotesse della luna, divennero ben presto delle streghe, sacerdotesse cioè della  Ecate trimorfa. Come tali erano considerate malvagie, votate a fare del male.
Le Janare sono presenze della notte, discendono la loro credenza addirittura da una titanessa la cui origine è alquanto oscura. I greci credevano nella titanessa Ecate, e attribuivano allo stesso Zeus un grande rispetto per questa figura. Altra probabile antenata potrebbe essere la Lilith delle leggende ebraiche. Nel Vecchio Testamento Lilith è un demone femminile che disturba il sonno degli uomini. In una leggenda ebraica Lilith sarebbe stata addirittura la prima moglie di Adamo, precedente alla stessa Eva e che Adamo avrebbe scacciato confinandola nel vuoto a causa del suo cattivo carattere. Sarebbe proprio il desiderio di vendetta per quella che dovette considerare un'ingiustizia, che la spingerebbe nelle sue scorribande notturne. Comunque sia, la Lilith ebraica trova a sua volta una antenata nella Lilitu cananea, altro demone femminile che molestava gli uomini. In epoca medioevale le dianare divennero anche sacerdotesse del maligno, e in quanto tali furono combattute dalla Chiesa. La janara è una figura della tradizione popolare. Come tutti gli esseri magici, ha carattere ambivalente: positivo e negativo. Conosce i rimedi delle malattie attraverso la manipolazione delle erbe, ma sa scatenare tempeste. Nella coscienza popolare non si associa la janara al diavolo, ella non ha valenze religiose, ma solo magiche, come l’Uria , la Manalonga, le Fate. Appartiene cioè ad un universo estraneo a quello umano e per questo temibile ed incomprensibile come tutto ciò che è diverso.
L’etimologia proposta per il termine popolare janara metterebbe in connessione tale nome con il latino ianua = porta, in quanto insidiatrice delle porte, per introdursi nelle case. Presso gli usci si ponevano quindi scope o sacchetti con grani di sale, in modo che,  se la janara riusciva ad entrare, sarebbe stata costretta a contare i fili della scopa o i granelli di sale, senza poter venire a capo del conto. L’alba sopraggiungeva a scacciarla, poiché non si accorgeva del passare del tempo, impegnata nell’insulsa operazione. Gli oggetti posti a tutela delle porte infatti hanno insite virtù magiche: la scopa per il suo valore fallico, oppone il potere maschile a quello femminile della janara; i grani di sale sono portatori di vita, poiché un’antica etimologia connette sal (sale) con Salus (la dea della salute).
Janara è termine comune nel beneventano per indicare la strega e lo si trova anche nella variante ghianara. La semiconsonante iniziale è l’evoluzione naturale del nesso latino \di\, come nel caso di diurnum - juorno. Pertanto il termine non proverrebbe da ianua – porta, da cui il Giano custode delle porte-, in cui la \i\ evolverebbe in \g\ (cfr. Ianuarius Gennaro, ma anche Gennaio), ma da dianaria o dianiana, aggettivo derivato da Diana , equivalente a “seguace di Diana”. La Diana di italica origine, prima dell’accostamento ad Artemide, aveva infatti una connotazione di dispensatrice di luce e protettrice delle partorienti. Interessante l’appunto che vede l’Artemide greca appena nata aiutare la madre Latona a partorire il gemello Apollo.
Arriviamo all’origine di Diana che si fa risalire ad una radice sanscrita DIV per “splendere”, “brillare”, da cui un sanscrito DIVAN per “giorno” e DEVAN “splendore”.
Inequivocabile la parentela con deus “dio”, ma anche “dì”, in italiano la parte illuminata del giorno, che sfiora in territorio inglese il “day” sul quale ho però qualche perplessità.
Diana è quindi, in un certo senso, la Dea per eccellenza.
L’accostamento di Diana alla Luna, più che un riferimento alla luce selenica, sembra invece frutto dell’appiattimento dell’antico culto italico a quello già citato dell’Artemide greca, tanto è vero che il gemello Apollo viene talvolta associato al Sole.
(ricerca su internet)

sabato 7 gennaio 2012

Catullo

Mi chiedi, Lesbia, quanti tuoi baci
bastino per saziare la mia voglia di te.
Quanti sono infiniti i granelli di sabbia della Libia
che è sparsa in Cirene ricca di silfio,
tra l'oracolo torrido di Giove
e il sacro sepolcro dell'antico Batto;
o quante stelle nella notte silente
spiano gli amori furtivi degli uomini:
questo è il numero di baci
che vuole Catullo, pazzo di te.
Che i curiosi non possono contarli
né una lingua biforcuta maledirli.


L'importanza della lettura


Nonostante il freddo e – a tratti – la pioggia, ha riscosso molto interesse l’iniziativa “Un libro nella Calza”, organizzata dalle associazioni “altra giustizia” e “Gli Occhi di Argo”, in collaborazione con il Comune di Agropoli  e il “Centro Informagiovani”.
È stata un’ottima occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della lettura come strumento indispensabile di consapevolezza. Attraverso la lettura di romanzi e di saggi è possibile comprendere meglio il variegato mondo che ci circonda.

Ecco alcune foto dell’evento:








venerdì 6 gennaio 2012

3Mila Antologie per un Anno: seconda uscita




La seconda uscita delle “3Mila Antologie per un Anno” è – anch’essa – particolarmente ricca di testi, interviste, articoli stimolanti, note critiche. Da segnalare anche la rubrica “Piacere di conoscerci!”, nella quale trovano spazio esaurienti biografie artistiche dei soci aderenti al progetto.

Nel secondo numero i testi sono di Solidea Basso, Davide Benincasa, Ermanno Crescenzi, Vincenzina Esposito, Rosy Gallace, Maria Grazia Lupetti, Cinzia Mainini, Giovanni Montini, Pietro Rava, Domenico Ruggiero; articoli di Angela Buccino, Lucia Capo, Angela Furcas; illustrazioni di Rosita Lavorgna, Milly Chiarelli e Angela Buccino; fotografie di Saverio Caiazzo.
Le interviste agli autori sono a cura di Giulia Stefanini.

Copertina in cartoncino rigido, 32 pagg., monocolore
Rilegatura a mano con cucitura in filo rosso
Formato: 15x21
Impaginazione e grafica di Arti Grafiche Fragano s.r.l.
Codice ISBN 978-88-97421-12-2
Euro 10,00
Spese di spedizione euro 3,63
(raccomandata postale)