mercoledì 20 aprile 2016

"Lizzie Siddal" a Salerno

Domenica 10 aprile a Salerno, presso il salotto letterario della professoressa Virginia Di Filippo, è stato presentata la pubblicazione "Lizzie Siddal" delle Edizioni L'ArgoLibro, una pregevole pubblicazione interamente dedicata ad Elizabeth Eleanor Siddal. modella, pittrice e poetessa dell'Ottocento inglese. Qui trovate la pagina dedicata all'opera.
A fare gli onori di casa, la professoressa Di Filippo e il professor Francesco D'Episcopo.
Ha introdotto Milena Esposito; la professoressa Antonella Nigro, critico d'arte, ha parlato dei quadri della Confraternita Preraffaellita, della quale "Lizzie" ha fatto parte; l'attrice Cristina Orrico ha dato vita a una performance dedicata a questa artista particolarmente affascinante, ancora oggi troppo poco conosciuta.
Ecco le foto.




















martedì 19 aprile 2016

Il nuovo romanzo di Ermanno Crescenzi a L'ARGOLIBRO


Elena non voleva piangere: era stanca delle troppe lacrime che il suo viso aveva dovuto sopportare. Si specchiò nella vetrina della cucina. I suoi occhi lucidi scintillavano come pietre preziose; sul suo viso vide lentamente formarsi un sorriso luminoso.
Si guardò intorno: la stanza le sembrò invasa da una luce nuova.

Domenica 24 aprile - ore 18:30
Libreria indipendente
L’ARGOLIBRO
Presentazione del romanzo
IL MUTO GRIDO DELL’AMORE
di
Ermanno Crescenzi
Edizioni L’ArgoLibro

Letture a cura di
Arcangela Contessa

 Intervento di
Maria Pia Garofalo

Vi aspettiamo ad Agropoli (SA)
in Viale Lazio 16
(zona sud, adiac. Via Salvo D’Acquisto,
accanto a “Mani di Fata”
e “Ricambi Iannuzzi”).

Per qualsiasi info:
3292037317

L’ARGOLIBRO:
sempre più largo ai buoni libri e ai buoni eventi!

lunedì 18 aprile 2016

A L'ArgoLibro torna "Giochiamo con i libri"!



L'appuntamento di aprile con "Giochiamo con i libri", 
presso la libreria indipendente "L'ArgoLibro" di Agropoli, 
è per mercoledì 20 aprile alle ore 18:30.

Cos'è "Giochiamo con i libri"? 
Attraverso un percorso guidato da Silvana Fasano
con un approccio olistico e "giocoso", 
scopriamo i messaggi che la lettura di un libro ha in serbo per noi.

Per la partecipazione è necessaria la prenotazione, 
contributo richiesto: euro 7,00.
Per qualsiasi info: 3292037317 - largolibro@gmail.com

Non c'è nessun vascello che, come un libro,
possa portarci in paesi lontani.
(Emily Dickinson)

domenica 17 aprile 2016

Luciana Capo per "I Borghi dei Misteri"


Ecco la recensione che la Professoressa Luciana Capo ha scritto in occasione della presentazione de “I Borghi dei Misteri” di Gennaro Guida per la Rassegna “Storie di Sera al Serenella”. Qui trovate le foto dell’incontro, qui la pagina dedicata al libro e qui la pagina Facebook dedicata.

Nel leggere l’opera di Gennaro Guida, “ I Borghi dei Misteri”, si ha la sensazione di contemplare degli acquerelli “fotografici” dove il repertorio è così vario che ci permettono di compiere un viaggio nel mondo magico e perduto del Cilento, fra piazze e vicoli, acquerelli che fanno percorrere ampi spazi, che consentono di sbirciare nelle abitazioni attraverso gli austeri portali, che ci fanno soffermare alle fontane pubbliche tra gli edifici, forse, sacri, che ci conducono per le strade toccate da un’atmosfera rarefatta e affascinante, che fa immaginare conversazioni quotidiane o una raccolta di fiori ; tematiche semplici ma ricche di sfarzo e voluttà storica.
Un Cilento, quello dell’autore, legato ad un tempo psicologico, al mito , alla magia e la sua è un’operazione, non di memoria , che sarebbe riduttiva, ma un riconoscimento, anzi, l’accesso ad un giacimento di storie che sono nell’anima dell’uomo e nelle sue radici.
In un secolo molte opere cadono o vengono ricordate, soltanto, come esempi di una evoluzione letteraria, il libro di Guida rientra in un’altra categoria: quella dei libri che segnano un momento della coscienza letteraria e che mantengono anche dei valori maggiori e sono testimonianze.
In effetti “I Borghi dei Misteri” è molte cose insieme: è la storia di una terra che diventa protagonista.
Egli adopera un registro che ricorda i Naturalisti francesi, evitando, però, i colori accesi e riducendo le occasioni memorabili; ha preferito limitare la sua ricognizione all’atmosfera, alla impossibilità di avere grandi sogni, ci ha fatto toccare il grigio e l’indistinto, a volte, ha tratteggiato un sentimento di rinuncia imposta dalla realtà e diventa il cantore del quotidiano, ma si tiene lontano dalla filosofia dell’uniforme ed opta per la poesia che vive ad ogni angolo del Cilento, per entrare in una vita depurata e alla fine trasformata.
Ogni parola del libro travolge il ritmo e le ragioni del quotidiano; e il suo viaggio diventa la nostra esistenza che , attraverso la bellezza di filtri e alambicchi, riesce a trovare una spiegazione e , forse, una verità.
Attraverso le storie, il canto, di un popolo, sommesso e , a volte, spento dalla rassegnazione interiore, l’autore, trova un registro più alto e solenne, la parola di sgomento si trasforma in un grido di dolore, il rifiuto dell’azione e il senso della impossibilità diventano proposito fiabesco di ridurre l’uomo normale a una specie di superuomo, in grado di vincere il dolore.
Ricordo Mallarmé, che nella sua opera “Igitur” pensava che il poeta, il portatore di poesia, potesse ambire alla sostituzione di Dio e avere e dare delle sensazioni inedite; vale l’esempio italiano di D’Annunzio , che voleva fare della vita una favola inimitabile.
A tal proposito il libro di Guida ha, a mio parere, qualcosa di profetico, nel senso che, riassumendo le grandi delusioni, le stanchezze, la fragilità morale di un momento storico, ha avanzato una proposta forse paradossale, ma che comunque appare accettabile: modificare la prosa del quotidiano e renderla audace, è in fondo, la vittoria della creazione, delle fate e della seduzione, sulla ripetizione catalogata e codificata di storie inerti e spente.
A me, sembra, sia la storia di questo Faust del Cilento che ha rivendicato un posto per l’anima e ha restituito all’uomo una dignità maggiore.
Il Naturalismo, si è illuso di ridurre l’uomo a un congegno, il cui segreto è nei principi dell’ereditarietà e dell’ambiente; Guida, con la sua fiaba, ha ricordato che nella composizione c’è qualcosa d’altro e che lo si può esprimere in cento modi diversi, ma sempre sapendo che dietro lo scenario, c’è qualcuno che ci aspetta, lo scrittore è andato ancora più in là, ha intravisto qualcuno che esige una risposta.
L’autore nel suo viaggio ha ridato colore alle orchidee bizzarre e taciturne, ha ridato alle gemme la loro simbologia cristiana cosparsa di malinconia e lacrime ed ha risposto al suo bisogno di respirare aria pura, di scuotere i pregiudizi spezzando i limiti del romanzo tradizionale, di farvi rientrare l’arte, la scienza, la storia, di sopprimere l’intreccio, persino la passione e l’amore, rischiando, anche, di dare alle fiamme quello che si è adorato (Zola).
Tutto il romanzo, con le sue vicende, la sua magia, la sua suggestione è come l’ombra di Erodiade di Mallarmé (“L’epilogo azzurro”) che si dissolve leggera, lasciando intravedere una statua ancora bianca, in un braciere di gemme spente: “O specchio – Acqua fredda, gelata nella tua cornice - Quante volte e per ore intere, cercando i miei ricordi che sono come foglie sotto il tuo vetro, sono apparsa a te come un’ombra lontana. Ma qualche sera nella tua severa fontana, ho conosciuto la nudità del mio sogno disperso”.
L’opera di Gennaro Guida ha maturato un profondo interesse per la propria terra e un desiderio di respirare l’istinto possente di una conoscenza che non può e non deve essere piegata in vecchi paradigmi ma deve fiorire nella integrità e nella fiamma di una vita appassionata.

Professoressa Luciana Capo 

mercoledì 13 aprile 2016

"Passa un libro - Passi le tue emozioni": appuntamento di aprile


L'appuntamento a L'ArgoLibro con
ARTEMIDE
Associazione Femminista
è per giovedì 14 aprile alle ore 18:30

PASSA UN LIBRO - PASSI LE TUE EMOZIONI

Porta con te un libro che ritieni particolarmente significativo, 
condividine la lettura con gli altri e, se lo desideri, 
a fine incontro scambialo con un altro libro.


Libreria indipendente L'ARGOLIBRO
Siamo ad Agropoli (SA) in Viale Lazio, 16
(zona sud, adiac. Via Salvo D'Acquisto,
nei pressi del Centro per l'Impiego).
Infoline 3395876415


martedì 12 aprile 2016

"La casa sul poggio": l'intervento di Antonio Cuono


Ecco la nuova recensione a “La casa sul poggio” di Michele Di Lieto, edizioni L'ArgoLibro, curata dal dottor Antonio Cuono.
Segue una nota dell’autore, ad ulteriore arricchimento dei testi che stanno fiorendo intorno a questo romanzo che continua a far palare di sé.
Qui trovate la pagina dedicata dalla casa editrice, con tutti i contatti e le info per l’acquisto.

Da Napoli al Cilento, tra Napoli e il Cilento, con frammenti di sogni d’America e di Francia, si svolge l’avventura esistenziale del protagonisti-antagonisti dell’opera letteraria del Giudice Di Lieto: Gesualdo, Tarsio, Carlo, Antonino.
Risalgono al presente i tratti diversi di uno stesso volto che, alla fine delle pagine, scopriamo essere il nostro, gli stessi tratti del nostro volto. Perché tra Napoli e il Cilento, o meglio, tra il Cilento e Napoli, è (ed è stata) la nostra vita, con gli stessi sogni d’America e d’Europa, e le stesse speranze, e la stessa sconfitta.
E così cresce, lentamente cresce, un affetto intenso per Gesualdo e Tarsio, per Carlo e Antonino.
Il loro profilo si delinea e scolpisce, finalmente vero, nello sguardo dell’Autore che, tra le macerie del passato, tra cenere di fuochi e rovi e sogni e muri e pietre, ritrova antichi disegni e fotografie sbiadite, che “accarezzano la sua pietà, perché da essi sprigiona una luce che s’accende nel presente e diventa ricordo e desiderio” e amara consapevolezza.
Perché “l’arte è per definizione contro ogni perdita”.
L’opera del Giudice Di Lieto mi ha riportato alle sfide di grandi artisti contemporanei: “al corpo a corpo Incessante con la storia e le sue tragedie e le sue ferite dolorose” di Anselm Kiefer, o “al pret-a-porter della memoria, macerie d’esistenza” delle installazioni di Cristian Boltanski.
Ma più di ogni altra cosa mi ha fatto andare alle pagine dolenti che Simone Weil dedica all’agonia e alla scomparsa della Civiltà occitana del dodicesimo secolo nel Mezzogiorno di Francia.
E l’intuizione di seguire con lo sguardo la dissoluzione della speranza del formarsi di una vera civiltà meridionale, attraverso la storia dell’edificazione, la vita nei secoli e la fine di una casa contadina, specchio e nostalgia di ogni vita del racconto.
Se il padre si sposa nel 1958, a conti fatti io dovrei avere, più o meno, gli stessi anni di Antonino. E posso testimoniare della verità del racconto. A metà degli anni ’80, gli studi di tecnici rapaci erano letteralmente sommersi di pratiche “219”. Centinaia. Le voci che si sono levate contro tutto questo sono state rare e presto messe a tacere. La storia di questo nostro sfortunato paese ne è una conferma.
La civiltà meridionale è stata assassinata più e più volte, ogni volta che avrebbe potuto nascere e rinascere. Per tutto il nostro Mezzogiorno questa è stata un sventura. Di qui il nostro disprezzo contro il presente.
Eppure: Grazie al Giudice Di Lieto! Per averci permesso di riconoscerci in chi, come e più di noi, nel tempo ha creduto e lottato e poi perso.
E’ ancora Simone Weil a ricordarci che “nella misura in cui contempliamo la bellezza di quelle vite e di quelle idee con attenzione e amore, nella stessa misura l’ispirazione di tempi così lontani e vicini discenderà in noi e renderà a poco a poco impossibile una parte almeno delle bassezze di cui è satura l’aria che respiriamo”.
Ma vorrei chiudere queste brevi note ricordando il dialogo finale dello sceriffo Bell di “Non è un paese per vecchi”. Lo sceriffo racconta di aver fatto un sogno:
C’era mio padre. Ho vent’anni di più di quanti ne aveva lui quando è morto, quindi in un certo senso, è lui il più giovane. Ed era come se fossimo tornati tutt’e due indietro nel tempo.
Io ero a cavallo e attraversavo le montagne di notte, attraverso un passo in mezzo alle montagne: faceva freddo e a terra c’era la neve, e lui mi superava col suo cavallo e andava avanti, continuava a cavalcare senza dire una parola: lui era avvolto in una coperta e teneva la testa bassa: mi ha sorpassato e io mi sono accorto che teneva una fiaccola, ricavata da un corno, come usava ai vecchi tempi, e il corno delle luce della fiamma che c’era dentro era del colore della luna.
E nel sogno sapevo che stava andando avanti, per accendere un fuoco da qualche parte, in mezzo a tutto quel buio e quel freddo, e che quando ci sarei arrivato, lo avrei trovato lì.
Poi mi sono svegliato”.

*Antonio Cuono, architetto, storico dell’arte


Ancora un commento: e spero non sia l’ultimo. Anche se de La casa sul poggio si sono interessati in tanti, e non è frequente che in tanti si mettano a leggere (e a scrivere su) un libro. Per giunta di uno sconosciuto. Li ringrazio tutti. Quello di Antonio Cuono è però un commento che si distacca dalle recensioni, tutte di pregio, che hanno accompagnato l’uscita del libro. Non poteva essere diversamente per un uomo, che si interessa di storia dell’arte, dell’arte in generale e non solo di letteratura, e si rivela, al solo primo approccio, un uomo di straordinaria cultura. De La casa sul poggio Antonio Cuono pone in rilievo prima di ogni altra cosa l’aspetto di sfida. Il rilievo non è nuovo. Più di uno, prima di lui, aveva parlato di sfida, di tentativo ambizioso, di disegno grandioso “non sempre riuscito”, per un libro che percorre quattro secoli di storia con tante storie tenute insieme da un filo, la storia di una casa, la storia di una famiglia. Ma Antonio Cuono parla di sfida in un senso diverso se cita ad esempio l’opera pittorica di Anselm Kiefer e Christian Boltansky. Non conoscevo, prima di leggere le note di Antonio Cuono, Anselm Kiefer e Christian Boltansky. Mi sono aggiornato. Si tratta di due grandi dell’arte contemporanea, il primo tedesco, il secondo francese, quasi quasi della mia stessa età, che non si è lontani dal vero se li si considera sovversivi. Entrambi sovvertono infatti i canoni dell’arte tradizionale non foss’altro per i materiali usati, che vanno dal colore alla lacca ai fiori, dalla carta al piombo al vetro, dalle vesti alle foto alle reliquie, e per le dimensioni delle opere che assumono aspetti colossali e di per sé sorprendenti. Sotto questo profilo, Anselm Kiefer e Christian Boltanski non hanno nulla a che spartire con la Casa sul poggio. Il mio libro ha un impianto pur sempre tradizionale, anche se abbraccia quattro secoli di storia, e lo stile, pur da tutti elogiato, non ha niente di scioccante e paradossale, tanto è semplice e lineare (almeno così la penso io). Senonché, Anselm Kiefer e Christian Boltanski hanno un altro tratto in comune, e consiste in ciò: che fanno oggetto delle loro esperienze artistiche la memoria, anche quando si tratti di memoria scomoda, e riporti alla mente periodi dolorosi che nessuno vorrebbe ricordare (Kiefer), anche quando si tratti di memoria del quotidiano e faccia solo rivivere “macerie d’esistenza” (Boltansky). Sotto questo profilo, capisco l’accostamento che Antonio Cuono ha voluto fare tra le opere di Anselm Kiefer, Christian Boltanski e La casa sul poggio. Perché anche il mio libro è un libro di memorie, memoria storica del passato (la rivoluzione partenopea del 1799, le migrazioni di fine ottocento: i “sogni d’America e di Francia” di Antonio Cuono), memoria storica più recente (l’esperienza del dopo terremoto dell’80, la fine della società contadina) dove più emerge l’aspetto di denuncia (può parlarsi di romanzo-denuncia?)  che io considero tratto peculiare del libro. Tratto sul quale vedo tutti d’accordo, per quel legame evidente tra presente e passato, sul quale spesso mi soffermo, e quel precorrere i tempi che caratterizza molte figure del libro. Memoria, denuncia, necessità di salvare dall’oblio la nostra storia, recente ed antica. Necessità, soprattutto  per i giovani (che inviterei a leggere almeno una parte del libro, se non vogliono leggerlo tutto), di scoprire e tener viva la storia dei padri, perché la storia del presente sempre si congiunge alla storia del passato, e perché i giovani sono sempre destinati a ritrovare i padri, né più né meno come il figlio ritrova, o è destinato a ritrovare il padre nel sogno dello sceriffo Bell, nel libro di Cormac Mc Carthy. Memoria, denuncia, necessità di salvare la nostra storia, perché ci aiuti a capire, fors’anche a superare “le bassezze dell’aria che respiriamo” (Simone Weil, sempre citata da Antonio Cuono).  A proposito di Simone Weil, della quale qualcosa ho letto (anche se di tutt’altra natura), io non so se, e fino a che punto, la Weil fosse pessimista. Io lo sono, e questo traspare nel mio libro dall’inizio alla fine. Non vorrei però trasmettere il mio pessimismo. Del quale non c’è ragione di essere fieri. Soprattutto non vorrei trasmettere il mio pessimismo ai giovani, quei pochi o quei tanti che vorranno accettare il mio invito a leggere il libro. Perché I giovani sanno, o debbono sapere che, cavalcando in una notte oscura e piena di pioggia, prima o poi troveranno “un fuoco acceso in mezzo a quel buio e a quel freddo”, e che, accanto a quel fuoco, ritroveranno, solo ed impaurito, un cavaliere perduto nel sogno di una lontana notte di tanto tempo fa (Antonio Cuono).


Michele Di Lieto

lunedì 11 aprile 2016

Un'esplosione di fiori colorati a "L'ArgoLibro"

"Aprile, dolce fiorire": questo il titolo della mostra di Tonia Arcucci, che ha portato a "L'ArgoLibro" tantissime composizioni floreali realizzate con la carta crespa.
Ecco le foto dell'inaugurazione, che si è tenuta venerdì scorso. I lavori di Tonia Arcucci vi aspettano in libreria nel corso di questa settimana.











venerdì 8 aprile 2016

Gennaro Guida al "Serenella": le foto

"I Borghi dei Misteri" di Gennaro Guida, Edizioni L'ArgoLibro, ha inaugurato mercoledì scorso la Rassegna di presentazioni "Storie di Sera al Serenella" presso il Bar Serenella, al Lungomare San Marco di Agropoli.
In un ambiente particolarmente piacevole ed accogliente, hanno parlato del libro, insieme all'autore, Milena Esposito, che ha presentato la serata, e la professoressa Lucia Capo, che ha recensito l'opera.
Un particolare ringraziamento va anche a Francesca Orlotti per gli interventi musicali.
Qui trovate la pagina della casa editrice dedicata a "I Borghi dei Misteri" con tutte le informazioni, qui invece la pagina Facebook (cliccate "Mi piace" per essere aggiornati).
Prossimo appuntamento al Serenella: giovedì 21 aprile, alle ore 19:00, con "158" di Enzo Landolfi.
Ecco le foto dell'incontro con Gennaro Guida.




















"Storie di Geni e di Fate" ad Ascea


Iniziano le presentazioni di "Storie di Geni e di Fate", la grande iniziativa editoriale de "L'ArgoLibro" dedicata a Charlotte Bronte nel duecentesimo anniversario della sua nascita.
Per la prima volta, a cura della Professoressa Maddalena De Leo, sono stati tradotti in italiano tre suoi racconti giovanili.

Domenica 10 aprile alle ore 11:00
vi aspettiamo alla
Libreria Alfagamma
Via Oberdan, 25
Marina di Ascea (SA)

Cliccate qui per leggere 
la pagina dedicata all'opera.

Qui di seguito la pagina dedicata al libro dal mensile "Stile Libero"
(cliccate sull'immagine per ingrandirla)


lunedì 4 aprile 2016

Risveglio di primavera... con il nuovo Segnalibro!




(clicca sulle immagini per ingrandirle)

Aprile, primo mese totalmente primaverile: godiamocelo anche con il nuovo Segnalibro “L’ArgoLibro/Gli Occhi di Argo”, dove trovate:
- le poesie di Flavia Castoldi ed Eleonora Alciator;
- i racconti di Elisabetta Mattioli, Annalisa Miceli e Pietro Rava;
- spazi dedicati alle pubblicazioni de L’ArgoLibro «Il piacere di quando si scollina» di Antonella Tissot e «Storie di geni e di Fate» di Charlotte Brontë, traduzioni e cura di Maddalena De Leo;
- news sugli eventi di aprile che si terranno presso la Libreria L’ArgoLibro (spazio web dedicato www.largolibro.blogspot.it), in altri luoghi di Agropoli e in altri centri del Cilento;
- il bando della sesta edizione del Concorso Nazionale per poesia breve su ceramica “KERAMOS” (clicca qui);
- informazioni per aderire ai concorsi aperti a coloro che vogliono essere pubblicati sul Segnalibro (clicca qui);

 …  e ancora curiosità, news, aforismi…

Vuoi offrire tantissima visibilità alle tue opere?
 e partecipa anche tu!
I nostri concorsi on line e cartacei ti aspettano, clicca sui nomi:


venerdì 1 aprile 2016

Parte la Rassegna "Storie di Sera al Serenella"


Il Serenella, Bar & Restaurant, e la Libreria indipendente/Casa editrice "L'ArgoLibro"
vi invitano al primo appuntamento della Rassegna mensile

Storie di Sera al Serenella

Mercoledì 6 aprile - ore 19:00 
Presentazione de
I BORGHI DEI MISTERI
di
Gennaro Guida
Le avventure di un cavaliere medievale nel Cilento

Recensione critica a cura della
Professoressa Lucia Capo

Intervento musicale a cura di
Francesca Orlotti


Cliccate qui per leggere la pagina dedicata all'opera
Pagina Facebook: I Borghi dei misteri

Serenella
Lungomare San Marco, 140 - Agropoli (SA)
Ingresso libero