martedì 2 ottobre 2012

L'Albero della Vita





Quando vedo l'erba di un prato che è stata tagliata da poco tempo penso a un mare di creature viventi che sono state appena violentate, che, sì, magari quel taglio era necessario per ragioni di praticità - sulla questione estetica non mi pronuncerei perché penso sia una questione del tutto [e non proprio del tutto] soggettiva - e che magari quell'erba ricrescerà più forte, bella e rigogliosa.
   Ma intanto lo spettacolo che vedo dinanzi a me mi pone come in una sorte di temporaneo lutto.
   E mi chiedo tutte le volte se le ragioni per le quali è stato fatto sono davvero legittime.
   So che non dovrei essere io a dirlo, ma qualcuno che si pone interrogativi del genere dinanzi a un'immagine che i più accolgono senza avvertire alcuno scompenso emotivo-filosofico- esistenziale, e magari rallegrandosene passando in rassegna i vantaggi oggettivi che si hanno per l'operazione della quale hanno appena preso atto, e non rivolgendo pensiero alcuno alle creature viventi summenzionate, ha una sensibilità davvero fuori dal comune, e non dev'essere una persona cattiva, o almeno credo.
   So che è ridicolo autoelogiarsi da soli, ma forse questa è la sola eccezione che conferma la regola.
 "Si vede che non hai proprio niente a cui pensare se stai male addirittura per i fili d'erba recisi!"
   Può darsi.
   O può darsi che io abbia capito, a differenza di te, che quel Tutto a cui dovrei pensare è Niente se paragonato alle ragioni di fondo che inducono in me il suddetto malessere, e quel Niente è Tutto.
   Appena vi è possibile, vedete THE TREE OF LIFE di Terrence Malick, un film del 2011 che tuttora reputo l'ultimo Capolavoro che l'Umanità ha prodotto sulla Via del Cammino e del Perfezionamento di Sè.
   E se quest'espressione risulta poco familiare a qualcuno, è bene che inizi fin da ora a prenderne dimestichezza, che i tempi son maturi perché tutti lo facciano al più presto.
   No, non concordo con chi dice che si stava meglio quando si stava peggio.
   Oggi si stà meglio di ieri, e domani si starà meglio di oggi: su questo non v'è alcun dubbio.
   E se tutti ragionaste in modo del tutto obiettivo, ammettereste che è proprio così.
   Non si può stare peggio di ieri per la semplice [e mica poi tanto...] ragione che l'universo intero è in Evoluzione, così come lo sono tutte le galassie che lo compongono, così come tutti i sistemi solari simili al nostro distribuiti nelle varie galassie, così come tutti i pianeti presenti in ognuno di essi, così come tutte le creature viventi che li abitano - laddove essi siano abitati [la vita in essi e per essi c'è comunque per la ragione che sto illustrando] - così come tutte le cellule di ognuna di queste creature viventi, così come ogni particella di ogni singolo atomo che compone queste cellule, eccetera eccetera...
   E Dio non è altro che l'Amore che move l’universo, le galassie, il sole, le altre stelle, i pianeti, noi esseri umani, gli animali, le piante, i fili d’erba, le cellule, gli atomi, le particelle… TUTTO.
   Il film in questione mi ha fatto pensare, tra le altre cose, che se oggi gli uomini sono in grado di coalizzarsi per partorire un'opera del genere, e se tutte le circostanze sono favorevoli perché essa venga realizzata esattamente come è stata pensata, ultimata e distribuita su scala mondiale, allora non siamo messi così male come crediamo e, soprattutto, come protestano a ogni piè sospinto tutti gli artisti e  creativi di questo mondo che non trovano mezzi per realizzare le loro opere o canali di distribuzione per le stesse, additando la colpa unicamente ai mammasantissima dello showbusiness che fanno il brutto e il cattivo tempo nell'arte, ponendo in secondo piano la qualità e badando unicamente alla commerciabilità o, se preferite, alla vendibilità del prodotto che gli si va a proporre.
   Probabilmente, non è scritto che tali opere debbano giungere ai più, o, se preferite, non è ancora il Tempo perché ciò avvenga, e c'è qualche ragione a noi ignota per cui è bene che restino per il momento relegate in canali di distribuzione accessibile a pochi, fortunati o sfortunati che siano.
   Probabilmente, TUTTO VA COME DEVE ANDARE.
   Per ragioni che non conosciamo ancora, ma che un giorno vicino o lontano ci saranno rivelate.
   Come dice la voce narrante nonché la protagonista femminile del film a un certo punto...
   Non è detto che ti stia aiutando Dio nel momento in cui ti dà. Così come non è detto che ti stia punendo Dio nel momento in cui ti toglie. Probabilmente ti sta aiutando anche nel secondo caso, ma non sei ancora in grado di comprenderlo, o meglio, non è ancora Tempo perché tu lo comprenda.
Probabilmente se Dio ti ha temporaneamente violentato è solo perché tu cresca più bello, forte e vigoroso… esattamente come quel prato al quale mi riferivo nell’incipit di questo scritto.
   Ci ama nello stesso modo in cui noi amiamo quei fili d'erba che recidiamo perchè a un certo punto diviene necessario farlo, nostro malgrado, per il nostro bene, per il loro bene e per il bene di tutti.
   Ma so che è difficile accettarlo per molti, e tanti non lo accettano affatto.
   E taluni di loro diventano criminali, dei fuorilegge, o più in generale delle persone senza scrupoli che praticano il male e perseverano nel male proprio in quanto non accettano la Giustizia Divina.
   In realtà non la comprendono e, tuttavia, a comprenderla non basta una sola vita.
   Ed è tutt'altro che facile, fratelli.
   Ed è forse è la vera ragione perché ci troviamo tutti in questa valle di lacrime.
   In quello che a tutti gli effetti può essere definito un Purgatorio.
   Anche perché - a differenza di Dante - non ne so immaginare un altro diverso da quello nel quale ci troviamo nel momento in cui ci ritroviamo [ri]catapultati nel mondo.
   Del resto, non riesco nemmeno ad immaginare un Inferno diverso da quello nel quale ci troviamo sulla Terra nel momento in cui raccogliamo i frutti amari dell'aver voltato le spalle a Dio.
   E quanto al Paradiso non mi pronuncio per rispetto a coloro che non hanno intrapreso ancora il mio medesimo percorso ed, al tempo stesso, del percorso sul quale al momento, ma chi mi conosce così a fondo da avermi indotto a rivelarglielo, sa bene quale è il mio pensiero a riguardo.
   Come anche quello che mi induce a definire il mondo una valle di lacrime.
   Piangere, così come scegliere di ribellarsi a Dio, al suo Operato e[rgo] al suo Disegno è facile.
   Capire costa di più.
   E la condotta di vita dei credenti dissidenti è, tra le altre cose, un ribellarsi a un Dio che consente, non si sa bene perchè, accadono delle cose atroci, e sembra che premi i cattivi, e invece punisca i buoni.
   Questa è la domanda che permea il film THE TREE OF LIFE, e la Risposta che da esso alla fine è quella che in tanti attendono invano da una vita, e che alla fine dia un Senso al Tutto.
   E per Tutto intendo proprio Tutto.
   E più esattamente Tutto il Bene e Tutto il Male che c'è a questo mondo.
   Per scoprire alla fine che il Senso del Tutto è che Tutto ha un Senso.
   Buona visione.
                                                                                                                   Rosario Tedesco

lunedì 1 ottobre 2012

Le "lame ardenti" di Tiziana Soressi





Ci sono scritture poetiche che preferiscono la sobrietà, il “dire non dire” attraverso poche parole, gentili e precise. È questa la strada intrapresa dalla poetessa Tiziana Soressi, che ha pubblicato con «Gli Occhi di Argo» la splendida, breve raccolta «Mia Lama Ardente».
I componimenti sono racchiusi in un piccolo scrigno prezioso: una pubblicazione artigianale, opera del Laboratorio Liberarte di Elvira Caruccio ad Agropoli (Salerno).
Cliccate qui per leggere tutte le info sull’opera. Per ordini, contattate direttamente l’autrice all’indirizzo ti.sor@mclink.it

Le paludi e il Castello



Le paludi di Esperia di Valerio Massimo Manfredi

Nel primo incontro letterario “Sani Equi Libri” è stato letto ed analizzato il romanzo storico Le paludi di Hesperia scritto dall’archeologo-narratore Valerio Massimo Manfredi, pubblicato nel 1994 da Mondadori. La tematica scelta è stata “il viaggio nella mitologia”. L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione ”Gli Occhi di Argo” nel consueto appuntamento mensile di “Libriamoci” presso il Centro d’Arte “Keramos” di Antonio e Andrea Guida.
 La presentazione e i saluti della presidente dell’associazione Milena Esposito hanno dato il via ai curatori della proposta letteraria. Anna Giordano e Giuseppe Salzano hanno iniziato con il tratteggiare una breve biografia dell’autore e una sintesi della trama del testo considerando i punti focali della narrazione e dei personaggi. Il tema omerico del viaggio è stato evidenziato attraverso i brevi versi dell’Odissea in greco antico, dell’Odusia con i frammenti in latino di Livio Andronico e la traduzione in italiano di Ippolito Pindemonte, letti dalla giornalista-pubblicista Clio Proietti. Al piacere di ascoltare le lingue antiche si sono alternate le letture di brani del libro Le paludi di Hesperia.  La prima parte scelta è stato l’incipit. Il libro inizia con un aedo che giunge ad una corte greca e racconta di un’epoca ormai scomparsa: la fine della civiltà micenea e dell’era degli eroi. Quest’introduzione rappresenta la cornice del romanzo. Prima lettura e prima occasione di analisi e osservazioni del testo ed anche sollecitazione e stimolo per gli amici presenti ad esprimere le proprie osservazioni e critiche.
La visione di un trailer tratto dalla riduzione dell’opera di Omero dal titolo Odissea The Musical  scritto dal prof. Massimo Grieco con le musiche del fratello prof. Marco Grieco, è stato un arricchimento all’incontro letterario, occasione per approfondire l’argomento scelto del viaggio anche attraverso la visione delle scene e l’ascolto di brani musicali molto emozionanti e suggestivi. L’intervento del prof. Massimo Grieco, ospite ed esperto della tematica, ha dato ancora più valore all’iniziativa, da stimolo ad ulteriori discussioni ed approfondimenti insieme ai lettori attenti.
Gli interventi dei presenti sono stati vari e articolati che si alternavano alle letture dei brani selezionati, più significativi della narrazione. Si discuteva della storia della Grecia antica, degli eroi, di Diomede, re di Argo personaggio principale costretto per sopravvivere a fuggire dalla sua patria verso un nuovo mondo, verso una nuova terra ostile e misteriosa, verso Hesperia. Si valutava lo stile, il linguaggio dell’autore particolarmente scorrevole e di immediata comprensione, della sua capacità narrativa ricca di particolari che trascinano il lettore nel vortice delle vicende dei protagonisti.
Dopo la lettura dell’ultimo brano, dell’epilogo scelto del testo di Manfredi si è passati all’illustrazione e sintesi dei testi consigliati che rispondono alla tematica del viaggio. I libri scelti sono stati: Odissea di Omero, Argonautiche di Apollonio Rodio,  Odussia di Livio Andronico,  I miti greci di Robert Graves, Le nozze di Cadmo e Armonia di Roberto Calasso,  I grandi miti greci di Luciano De Crescenzo, I frammenti dell’Odissea di Livio Andronico di Enrico Flores, Odisseo di Massimo Grieco.
I curatori hanno concluso l’iniziativa letteraria indicando ai presenti il testo scelto, Il Castello bianco di Orhan Pamuk, per il prossimo appuntamento letterario; l’argomento trattato sarà “il doppio”.



Anna Giordano
Giuseppe Salzano

Lunedì Poesia - Federica Caporaso





Il vecchio bambino

Autrice: Federica Caporaso

Se è vero che il mio amore per te sta finendo
perderò presto l'ultimo pezzo d'infanzia legato al mio cuore
la magia di essere la tua prima donna e tu il mio primo uomo
sbattuta fra ricordi che sanno di liceo e primi amori
insieme alla voglia di tenerti per mano.

Perderò lentamente la familiarità del tuo odore
di quel profumo di “altro” attaccato alle labbra
che si nasconde tra gli umori e le pieghe del mio corpo
legato alla mia carne
all'unico vero piacere che abbia mai raggiunto.

Dimenticherei l'innocenza del primo amore
il balsamo che guarisce le piaghe inaccessibili della memoria.
Chi sa se i sogni possono arrivare fin laggiù.

Se è vero quello che sento,
il peso che ho dentro è quello di un amore che invecchia, 
che teneramente cammina
piano, timoroso, che come gli anziani torna bambino
in certi eccessi che sembrano far tornare indietro il tempo.

Se è vero quello che sento ho perso la mia strada
sono smarrita e non ti tengo per mano.
Già non mi senti più,
dimentichi facilmente
come un anziano ti stanchi,
ma mai della dolcezza che sai darmi e chiedermi.
Mi stai morendo tra le braccia amore mio,
sei un vecchio bambino
ed io già non ti riconosco più.

Vorrei fermare il tempo,
tenerti in questo dolce istante in cui ti stai spegnendo,
in cui le speranze, i ricordi e la passione
esplodono nel loro ultimo entusiasmo.

Per contattare l’autrice: caporaso6@msn.com

Il tempo trascorre ineluttabilmente anche per l’amore, che non può non “rendergli conto”. In questa bella poesia, Federica Caporaso riporta tutti i dubbi dolorosi, le incertezze, e lascia affiorare tutte le domande che fanno capolino. L’amore che invecchia torna alle origini, al passato, e nelle parole si concretizzano particolari sensazioni.
È una registrazione emotiva particolareggiata e partecipe, questa di Federica Caporaso, “disperata” nella consapevolezza di non poter fermare il tempo ma anche aperta al particolare che la scrittura sa fermare, e quindi quanto meno trattenere nel proprio cuore, nel proprio animo. Anche se il ricordo tende a svanire.
L’amore che cambia diventa fragile, timoroso dei semplici passi da compiere, ma c’è spazio per una maggiore tenerezza e dolcezza. Tutto muore, anzi, niente muore e tutto si trasforma: ce lo dice anche l’autrice di questo componimento da leggere e rileggere, per essere colto appieno.