venerdì 17 gennaio 2014

I RACCONTI DI VENER dì - Elisabetta Mattioli



Il Re Gelo

Autrice: Elisabetta Mattioli

Il Re Gelo viveva in una landa desolata, circondata solo da un mare ghiacciato. Al posto dei prati fioriti c’erano vaste distese di neve, capaci di ricoprire ogni piccola parte di territorio; invece degli alberi si notavano iceberg acuminati, con varie altezze, alcuni di loro sembrava toccassero il cielo.
Il maniero del sovrano non era stato costruito in mattoni, ma con enormi lastroni di scintillante ghiaccio azzurro. Lo stesso valeva per i mobili: il legno non compariva in nessun angolo della sua fredda casa, in compenso c’erano i sassi, rivestiti da una fitta coltre di ghiaccio, neve e muschio molliccio. Il bianco e l’azzurro predominavano incontrastati: in una situazione normale potevano essere piacevoli, immersi dentro a una simile
atmosfera si percepiva solo un senso di solitudine.
Il Re gelo si alzava ogni mattino di pessimo umore, davanti a lui notava solamente lastre desolate; il sole era sempre alto in cielo, ma i suoi raggi non riuscivano a scaldare la terra e faceva sempre freddo. Il sovrano indossava meravigliosi vestiti, cuciti con seta azzurra a
stampe geometriche e rifiniti in oro, invece il copricapo era in broccato color avorio, impreziosito con l’argento.
A causa dell’ingrato clima, il Re Gelo sentiva sulla pelle gli abiti umidi e la chioma bagnata,
provava una sgradevole sensazione che lo metteva di pessimo umore. Si
arrabbiava con i suoi servitori e soprattutto con Rutolo, il suo cameriere personale, che non aveva colpa di una simile situazione.
Nessun servitore di Re Gelo, voleva continuare a sopportare le urla del sovrano, solo quando dormiva stava zitto.
Un giorno vennero a sapere che Dorione, il fratello di Re Gelo, possedeva un arco particolare: al posto della punta c’era un rubino purissimo, in grado di penetrare ogni forma vivente di qualsiasi natura. Se la pietra avesse colpito il sole, i raggi avrebbero aumentato il loro potere. In quella maniera la terra si sarebbe scaldata e con un clima favorevole, l’umore di Re gelo sarebbe migliorato.
Il mattino seguente Rutolo partì alla volta del regno di Dorione: il viaggio non fu pericoloso, in compenso arrivò a destinazione, infreddolito da capo a piedi, purtroppo aveva nevicato lungo tutto il tragitto. Al suo cospetto comparve una terra fertile, ricoperta di fiori coloratissimi, con alberi secolari sotto i quali riposarsi e altri ricchi di frutta succulenta.
Rutolo prese una pesca, era così dolce, si sciolse in bocca, dopo averla mangiata si recò da Dorione. Il Re lo accolse sorridendo e ordinò ai servitori di preparare la stanza da bagno e di fare indossare abiti puliti al ragazzo.
Dopo tale trattamento si sentì un principe e coraggiosamente chiese in prestito l’arco al sovrano, che ne comprese il motivo, stupendosi di quanto tempo avessero impiegato
prima di domandarlo.
Rutolo tornò a casa nella carrozza di Dorione, trainata da novantanove pappagalli gialli. Una volta arrivato, con il cuore ricco di speranza mirò il sole. Quando l’astro fu colpito dal rubino, i raggi diventarono caldi; colpita la terra, il ghiaccio sparì subito, apparve improvvisamente un prato meraviglioso, con alberi ricchi di frutta.
Tornato a palazzo, il Re Gelo accolse Rutolo con un affabile sorriso, e per la prima volta nella sua vita, il ragazzo si accorse di un piccolo particolare…
Il Re Gelo era felice, indossava un vestito e un copricapo non umidi, i capelli apparivano asciutti, ma era identico a Dorione! Fu allora che Rutolo disse al sovrano:
“Maestà, ora siete il fratello, anzi il gemello di Dorione!”, e per la prima volta Rutolo e il Re Gelo si abbracciarono.

Elisabetta Mattioli ci racconta una favola dai toni semplici e dai ritmi pacati. Addentrandoci nella lettura, diventiamo partecipi del superamento di una dicotomia che vede da un lato il gelo, la freddezza, la scostanza, e dall’altro il caldo dell’affabilità.
Il Re Gelo e Dorione sono due facce di una stessa medaglia, e ci insegnano che tutti noi abbiamo bisogno di calore umano per poter esprimere tutte le nostre potenzialità positive.
Elisabetta Mattioli ci aiuta a comprendere questa verità soffermandosi su vari particolari significativi: l’umidità che attanaglia il corpo del protagonista prima della rivelazione, lo stupore del fratello gemello per il ritardo della richiesta. Il lettore può identificarsi nel personaggio di Rutolo, che è colui che “fa da tramite”, cioè colui che comprende e aiuta a comprendere nell’evoluzione della storia.

Per contattare l’autrice:  elyamatty@gmail.com


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