domenica 27 gennaio 2013

A “Caleidoscopio” il ricordo della Shoah





La Giornata Internazionale della Memoria sarà l'argomento del programma settimanale sul sito Internet www.radiopnr.it.
Nel "Caleidoscopio" che andrà in onda alle ore 20,30 di domenica 27 gennaio, il conduttore Andrea Bobbio proporrà l'adattamento radiofonico dello spettacolo-concerto "VERBOTEN / PROIBITO" ideato dalla regista e scenografa Miranda Scagliotti.
Nel corso della trasmissione verranno letti alcuni articoli di legge delle proibizioni nazifasciste emanate in Germania e in Italia a partire dal 1933. Le letture saranno inframmezzate da alcune canzoni in Yiddish tratte dal repertorio popolare, da brani di musica classica e si concluderà con il canto paraliturgico del repertorio chassidico dal titolo "PITCHULI", canto che veniva intonato dagli ebrei khassidim mentre erano condotti nelle camere a gas e qui eseguito dalla voce di Moni Ovadia.
L'appuntamento è quindi fissato per domenica sera oppure, in alternativa (come replica), martedì 29 gennaio, sempre alle ore 20,30.

Nuova Radio Pieve – www.radiopnr.it (per l’ascolto cliccare su una delle icone “Live Streaming” in alto a sinistra)

Per contattare Andrea Bobbio: caleidoscopio07@libero.it

Rosario Tedesco per "Libriamoci"





Ecco un estratto del testo di Rosario Tedesco (rosariotedesco@hotmail.it) letto durante l'appuntamento di "Libriamoci" di gennaio (qui trovate le foto). Grazie a Rosario e a tutti gli intervenuti che hanno dato vita a un altro incontro ricco di interventi e stimoli di riflessione.
"Libriamoci" di febbraio, a cura di Anna Giordano e Giuseppe Salzano, si terrà domenica 17 (sempre alle ore 17,00 e sempre presso il Centro d'Arte "Keramos" ad Agropoli) e sarà dedicato all'affascinante tema della spiritualità: come riferimento letterario è stato scelto "Siddharta" di Hermann Hesse e sarà ospite il biblista padre Ernesto della Corte.

I.

   La gente è per lo più infelice, lo vedo, lo rilevo, lo constato tutti i giorni.
   Nonostante talvolta crede di non esserlo.
   Perché pur nei momenti nei quali non ha dei motivi – sempre apparenti – per non essere infelice, una persona è tuttavia costretta ad essere gentile con il prossimo, vuoi perché è costretta a farlo per lavoro o semplicemente per ragioni di buona educazione, vuoi perché lo fa spinta dal (tutt’altro che) semplice desiderio d’essere di compagnia, di conforto o di sostegno a qualcuno – senza chiedersi se costui abbia effettivamente bisogno di tutto ciò – nella certezza che di esser poi ricambiata in egual modo – senza chiedersi se ella abbia effettivamente bisogno di tutto ciò.
   Un discorso perfettamente analogo va fatto anche nel caso in cui, viceversa, si asseconda l’istinto-volere-piacere(sadico) non solo di non essere gentile nei confronti del prossimo, ma di essergli palesemente, esplicitamente e dichiaratamente ostili, come è il caso in cui si nutre del rancore verso qualcuno o, peggio ancora, quando si ha l’intenzione di compiere una vendetta nei confronti di costui.
   Mi spiego.
   C’è chi si preoccupa di essere cortese, per dovere, per interesse o per amore.
   C’è chi si preoccupa di essere scortese, per piacere, per disinteresse o per odio.
   C’è chi si preoccupa solo di essere Se Stesso.
   Il che equivale a dire che non si preoccupa né di essere cortese né di essere scortese.
   Direi, che non si preoccupa di Essere
   Anzi, direi che non si preoccupa, e basta.
   È ciò a cui idealmente tendo.
   È ciò a cui ognuno di noi dovrebbe tendere.
   È ciò a cui l’Umanità intera dovrebbe tendere.
   Ed è l’unica condizione possibile perché la parola Pace possa avere un senso.
   Non c’è Pace fintanto ci si preoccupa di amare o di odiare qualcuno al di là di Se Stessi.
   Non vi può essere Pace fintanto ci si preoccupa di qualsiasi cosa nella vita.
   È in Pace solo l’Uomo che non si preoccupa di niente e di nessuno.
   Nemmeno di Se Stesso.
   Per essere più che mai Se Stesso.
   Essere in Pace con Se Stessi equivale ad essere in Pace con chiunque altro.
   Essere in Pace con Se Stessi equivale ad essere in pace con il Mondo.
   Ergo.
   Ignora il prossimo tuo come te stesso.
   Ciò ti farà conoscere Dio.
   Il solo Dio che ti è possibile riconoscere come tale in questa vita.
   Te Stesso, libero dal fardello di Dover Essere.
   Te Stesso, finalmente sgombro dell’Essere.
   Te Stesso, libero e liberato dalla libertà - soprattutto dalla libertà.
   Nulla, paradossalmente, è più vincolante della libertà.
   In quanto la libertà, proprio in quanto tale, non libera affatto dal Dover Essere, ma costringe chi la impugna ad attenersi ad essa nella maniera nella quale, per definizione, ci si deve ad essa attenere, ossia, preoccupandosi in una maniera ancora più assidua - nell’esercitare la propria libertà - di non invadere quella degli altri. E non se ne esce…
   A patto si riesca a superare la preoccupazione di esistere per qualcuno.
   Il che spesso equivale a dire di esistere per qualcuno.
   Anche, addirittura, per Se Stessi.

Essere morti è una fatica dura, ma dura davvero!
                                                                                                                                 Rainer Maria Rilke



   II.

   E ora riporto illustrandolo nei dettagli l’episodio che ha determinato in me questa presa di coscienza in modo chiaro, deciso e definitivo.
   Avevo di fronte a me, tra tutte, la persona che più riesce ad irritarmi con la sua sola semplice presenza per una ragione che ora specificherò.
   Lo guardavo e avevo la netta consapevolezza che avrei potuto fare o dire qualsiasi cosa ed egli non avrebbe cambiato l’opinione che ha da sempre su di me.
   Mi avrebbe sempre continuato a vedere come uno che si prende troppo sul serio.
   O peggio, come uno che si prende sul serio senza poterselo permettere.
   Ignorava che il più grande vantaggio che si ha nell’essere uomini è quello che chiunque - qualsiasi sia il suo grado di intelligenza, il suo status sociale e la sua cultura - può permettersi di poter decidere in qualsiasi momento della propria vita di chiudersi agli altri e di non uscire più da e dal proprio mondo, liberandosi dal pesante fardello rappresentato dal dover essere per gli altri oltre che per sé, ossia di render conto agli altri di quel che si dice e di quel che non si dice, di quel che si fa e di quel che non si fa, e nel modo in cui si dice quel che si dice e si fa quel che si fa.
   E proprio grazie a questo superarli fino quasi a non vederli più.
   E sfido chiunque a non prendersi sul serio nel momento in cui prende totale possesso di sé e si emancipa totalmente dalla preoccupazione di cosa possano pensare gli altri del suo comportamento.

Non vi è nulla di meno serio quanto non prendersi mai sul serio

   Dal momento che se non avessimo gli altri di fronte a noi perennemente eretti – ed eletti da noi medesimi – a giudici spietati delle nostre azioni non ci verrebbe mai in mente di non prenderci sul serio.
 “Nui simmo seri, appartenimmo a’morte” sentenziava Totò nel finale de A Livella.
   Facendogli coro e ricorrendo  allo stesso tono, io ribadisco…

Io sono serio, anzi, serissimo: appartengo a Me Stesso…   …e alla Mia Morte.

   A volte ripensando a tutta la mia vita essa mi appare null’altro che come un lungo apprendistato alla scuola che mi ha indotto al convincimento che la sola patria per uno come me è la solitudine.
   Naturalmente, fino ad oggi rassegnarmi a ciò non è stato facile e mai, credo, lo sarà.
   È questa la ragione per la quale puntualmente eludo questa verità tornando a credere in tutto ciò a cui mi ero ripromesso mai più avrei creduto in un momento in cui ero sconfortato quanto lucidissimo.
   Ma questa illusione se ne via, presto o tardi, così come è venuta.
   E ciò non mi sorprende affatto più come mi sorprendeva un tempo.
   Anzi, direi che non smetto mai di attenderla.
   Anche nel momento in cui l’illusione suddetta mi procura l’ulteriore illusione della felicità.
   Pur ritrovandomi al settimo cielo, attendo la caduta, che immancabilmente arriva.
   E per l’ennesima volta imparo quello che già so.
   Si è soli.
   Ma si può essere liberi.
   E si può essere liberi solo se si è soli.

venerdì 25 gennaio 2013

Vota l'autore preferito di Lunedì Poesia!


In basso trovi l'elenco degli autori, per leggere le loro poesie clikka sui loro nomi e vota l'autore che preferisci (a destra trovi il sondaggio).
I primi tre vinceranno un contratto editoriale proposto da Gli Occhi di Argo.
Ti ricordiamo che il concorso "Lunedì Poesia" prosegue, clikka qui per leggere il bando completo.
 

Autori Vari
Titolo: Lunedì Poesia
Editore: Gli Occhi di Argo
Anno di pubblicazione: 2013
Immagine in copertina di Angela Buccino
Copertina: a colori cartoncino rigido brossurato
Formato: 14,5x21
Prezzo di copertina euro 15,00
Spese di spedizione euro 3,63 (raccomandata postale)
Per info e ordini: gliocchidiargo@gmail.com
Il progetto «Lunedì Poesia» diventa libro!
Poesie e note a margine saranno pubblicate con ogni cura del dettaglio.
Le pagine saranno arricchite dalle tavole dell’artista Angela Buccino che ha dato vita a disegni godibilissimi sulla luna.
L’Antologia Lunedì Poesia sarà disponibile dal mese di febbraio 2013.
Gli autori inseriti nell'antologia sono: 

San Paolo dei segni





La festa della conversione di San Paolo, che cade il 25 gennaio, è una data molto importante per le previsioni meteorologiche. «Se il giorno di San Paolo, è sereno, godrem l’annata e l’abbondanza in seno; ma se fa freddo guerra avremo ria e se nevica o piova carestia» dice un proverbio. Un altro, più misterioso, sostiene: «Non me ne curo dell’endegaro se il giorno di San Paolo non è né scuro né chiaro». L’endegaro, ovvero l’indicatore, indica i primi ventiquattro giorni di gennaio che servono per i pronostici.
Un altro proverbio dice a sua volta: «Delle Calende non me ne curo purché a San Paolo non faccia scuro». Le Calende del proverbio si riferiscono al fatto che l’usanza ha come punto d riferimento iniziale il primo di gennaio, che come tutti i primi del mese i Romani chiamavano Calende, dal verbo calo, chiamare. «Nei tempi antichi» spiegava Macrobio «prima che i fasti fossero resi pubblici… un pontefice minore aveva l’incarico di osservare il primo apparire della luna nuova e di annunciarlo al re dei sacrifici. Il re e il pontefice minore compivano un sacrificio; poi il pontefice calata – cioè chiamata – la plebe in Campidoglio presso la Curia Calabra, vicino alla capanna di Romolo, proclamava il numero di giorni che restavano per giungere dalle Calende alle None: se diceva cinque volte la parola calo voleva significare che le None cadevano il 5; se la ripeteva sette volte voleva significare che le None cadevano il 7. Quanto a calo, deriva dal greco kalo che significa chiamo, e dunque sembrò bene denominare Calende questo giorno in quanto era il primo dei giorni calati, ovvero chiamati.»
Le Calende indicano la seguente operazione: si prendano dodici gusci di noci, li si numeri da uno a dodici, vi si versi un poco di sale esponendoli all’aria aperta nella notte della vigilia di San Paolo. L’uno è gennaio, il due è febbraio e via di seguito fino al dodici che è dicembre. Al mattino successivo si osservi se e in quale dei vari gusci si è sciolto il sale. Al guscio del sale sciolto corrisponde un mese asciutto; a quello del sale rimasto concreto un mese piovoso. Anche se il tempo dei vari mesi fosse sfavorevole alle campagne, non ci si preoccupi fino al mattino seguente perché, come s’è detto, il proverbio sostiene: «Delle Calende non me ne curo purché a San Paolo non faccia scuro». Un altro latino, che riporta il Sanuto nei suoi Diarii in data 25 gennaio 1490, dice a questo proposito: «La giornata chiara di San Paolo è indice di un anno ricco di messi; se c sono neve e pioggia è segno del tempo di carestia; se la giornata sarà ventosa ci sarà discordia tra i popoli; se sarà nuvolosa ci sarà moria di animali».
(tratto da Lunario di Alfredo Cattabiani)

mercoledì 23 gennaio 2013

Presentazione Agenda Ophelia & Personale di Rudy Zoppi



Dall'1 al 14 febbraio 2013, l'artista Rudy Zoppi (www.rudyzoppi.com) esporrà le sue opere nella mostra personale «Detrazioni efficienti» presso il Palazzo Civico delle Arti ad Agropoli.

Rudy Zoppi, Sete perenne

Nell’ambito dell’inaugurazione, e in stretta collaborazione con lui e con il critico d’arte Antonella Nigro, presenteremo l’Agenda Ophelia 2013.


L’appuntamento è per
venerdì 1 febbraio alle ore 18,00 
Palazzo Civico delle Arti
(Via C. Pisacane – zona Porto)
Agropoli (Salerno)