martedì 25 dicembre 2012

Agenda Ophelia 2013




Copertina a colori in cartoncino rigido
140 pagg. interne color avorio
Autori Vari
Brossura
Formato 15x21
Codice ISBN 978-88-97421-32-0
Euro 12,00
Spese di spedizione euro 3,63
(raccomandata postale)
Per info e prenotazioni:

L’Agenda Settimanale Ophelia 2013 si presenta ricchissima di poesie e racconti brevi (gli autori inserti sono: Maria Basilicata, Solidea Basso, Diego Bevilacqua, Maria Cristina Biasoli, Mara Bomben, Patrizia Cantarella, Marilù Capone, Raffaele Carlino, Sergio Carrivale, Anna Castelli, Flavio Castelli, Simone Censi, Alessandra Consolazione, Maria  Gabriella  Conti, Carla de Falco, Dario De Pasquale, Mirta De Riz, Annalisa Di Lazzaro, Cosima Dipalma, Roberta Eman, Milena Esposito, Zeno Ferigo, Giovanni Gigliano, Eufemia Griffo, Lucia Antonietta Griffo, Lucrezia Lenti, Anna Rita Lisco, Rosalia Maria Lo Bue, Maria Grazia Lupetti, Davide Manca, Deanna Mannaioli, Giuseppina Mazzeo, Raffaella Munno, Tamara Muresu, Joe Natta, Desolina Neboli, Martina Neri, Lajla Pagini, Eva Parenti, Paola Pastarini, Aly Pedruzzi, Laura Piccina, Elisa Rigonelli, Vita Rossetti, Piero Santamaria, Giulia Stefanini, Antonio Tarallo, Alessandro Tavola, Valentina Trezzi, Laura Vargiu, Stefania Venturetti, Marco B. Cosma Vinci) ma anche di tanto altro: massime dedicate all’amore, brani scelti, una particolare cura grafica. Il critico d’arte Antonella Nigro ha scritto appositamente per l’Agenda l’interessantissimo saggio «Ofelia, la naiade vittima dell’onda», mentre il pittore Furio Bomben ha offerto il suo dipinto «Ophelia».
Com’è da sempre nello stile de «Gli Occhi di Argo», per sollecitare l’incontro e il confronto tra gli autori vengono riportati gli indirizzi e-mail degli autori.

Titolo esaurito

lunedì 24 dicembre 2012

Lunedì Poesia - Lucio Vitullo





Lascia il tuo cuore

Autore: Lucio Vitullo

Lascia qui il tuo cuore
come l’hai tenuto spesso
ad emanare il suo candore
fino a rimanere impresso
per le strade del paese
ed ogni suo confine intorno
che mese dopo mese,
e giorno dopo giorno
hai valorizzato sempre
con il tuo sorriso eterno
che sia luglio oppure dicembre
accesa estate o buio inverno.
Lascia qui il tuo cuore
ancora tra queste montagne
ed i suoi battiti d’amore
come se fossero le insegne
della rotta da seguire
quando si è in aperto mare
e dove si possa ancora sentire
la tua voce risuonare
lungo un eco che ripete
ogni tuo discorso saggio
che fa d’abito alla quiete
di questo splendido paesaggio.
Ma soprattutto:
lascia che il tuo cuore
adesso prenda un po’ di fiato
e si riposi nel chiarore
di un paradiso sconfinato
dopo aver marciato tanto
in un percorso spesso in salita
ed è per questo che sarai il vanto
eterno della nostra vita
che non smetterà un istante
di imprimere il suo passo lieve
e con il suo calore costante
di sciogliere sul nostro
                              cammino la neve.
Lasciaci il tuo cuore.


Per contattare l’autore: redhotchilipepp1972@libero.it

Un invito lungo, sommesso, delicato, è «Lascia il tuo cuore» di Lucio Vitullo. Un invito rivolto ad un cuore che ha “marciato tanto”, e questo percorso viene descritto con tutta l’attenzione e la premura di chi quel cuore lo conosce, lo segue da vicino. Sembra quasi di vederlo, il cuore, mentre cammina tra paesaggi che cambiano anche grazie al suo passaggio.
Lucio Vitullo condivide una descrizione minuziosa e al tempo stesso ariosa, con una “magia” sicuramente riservata al linguaggio poetico. Le prospettive che si aprono al lettore sono molteplici: il cuore pulsa vicinissimo, lo tocchiamo, oppure guardiamo dall’alto un paesaggio immenso: tutto in un unico componimento.
Infine, «Lascia il tuo cuore» è un grande inno alla vita che non muore, nella sua identità che rinnova le forme ma non la sostanza.  Nel chiarore / di un paradiso sconfinato” c’è il dilatarsi che non conosce confini di tempo e spazio. Dopo una lettura attenta e partecipe come lo è la scrittura, certamente si allargano anche i confini spazio/temporali di chi s è avvicinato a questi versi. Se non è magia questa…


Leggi il bando I RACCONTI DI VENER dì

sabato 22 dicembre 2012

Nella parola di auguri


Carissime amiche e carissimi amici,

anche per questo Natale, Gli Occhi di Argo desidera farvi i più sentiti auguri.

Il nostro Staff vi augura una Festa di Nuova Luce e v’invita a questa breve lettura, che possa essere, per ognuno di noi, il messaggio della Nascita e dell’Eterna Rinascita.

 

Buon Natale


 

 

Nel ventre di una donna incinta si trovavano due bebè. Uno di loro chiese all'altro:
- Tu credi nella vita dopo il parto?
- Certo. Qualcosa deve esserci dopo il parto. Forse siamo qui per prepararci per quello saremo più tardi.
- Sciocchezze! Non c'è una vita dopo il parto. Come sarebbe quella vita?
- Non lo so, ma sicuramente... ci sarà più luce che qua. Magari cammineremo con le nostre
gambe e ci ciberemo dalla bocca.
- Ma è assurdo! Camminare è impossibile. E mangiare dalla bocca? Ridicolo! Il cordone ombelicale è la via d'alimentazione... Ti dico una cosa: la vita dopo il parto è da escludere. Il cordone ombelicale è troppo corto.
- Invece io credo che debba esserci qualcosa. E forse sarà diverso da quello cui siamo abituati ad avere qui.
- Però nessuno è tornato dall'aldilà, dopo il parto. Il parto è la fine della vita. E in fin dei conti, la vita non è altro che un'angosciante esistenza nel buio che ci porta al nulla.
- Beh, io non so esattamente come sarà dopo il parto, ma sicuramente vedremmo la mamma e lei si prenderà cura di noi.
- Mamma? Tu credi nella mamma? E dove credi che sia lei ora?
- Dove? Tutta intorno a noi! E' in lei e grazie a lei che viviamo. Senza di lei tutto questo mondo non esisterebbe.
- Eppure io non ci credo! Non ho mai visto la mamma, per cui, è logico che non esista.
- Ok, ma a volte, quando siamo in silenzio, si riesce a sentirla o percepire come accarezza il nostro mondo. Sai?... Io penso che ci sia una vita reale che ci aspetta e che ora soltanto stiamo preparandoci per essa...

venerdì 21 dicembre 2012

IL VILLAGGIO FATATO - Terza edizione

Vi aspettiamo domani alle ore 16,00 ad Agropoli presso la Palazzina Polifunzionale 
in Via Pio X, per la terza edizione de
IL VILLAGGIO FATATO
con i magici disegni di Milly Chiarelli, tutti da colorare!


Vi aspettano anche Paolo Chiorazzo, Angela Paparella e tanti altri amici de 
"Gli Occhi di Argo".
Non mancate!

I RACCONTI DI VENER dì - Maria de Gennaro





Arriverà

Autrice: Maria de Gennaro

Che desidero alla mia età, mentre sosto sul mio terrazzo?
Il sole va a dormire dietro i monti, la natura è intrisa di placido languore, i rumori  si attutiscono e le voci  anche, i negozi chiudono, il traffico diminuisce, l’aria imbruna, gli uccelli, pochi, cinguettano e svolazzano, dirigendosi ai serotini nidi.
Non ci sono più le lucciole, ma le stelle tra poco  arriveranno a scintillare.
Non si sentono più le note dell’Angelus, né ci sono più le allegre numerose nidiate che attendono il rientro del loro papà dal lavoro.
Come il mare, così il cielo dà a volte sgomento e parla di misteri, ma anche di arcane melodie e di suggestive leggende, di antichi miti greci che solleticano la mente, ma lo sguardo ritorna al cielo per contemplare lo spettacolo grandioso della sera e si ammira tanta eterna bellezza.
Le chiome fruscianti degli alberi creano grandi macchie scure e sembrano vigili guardie della quiete notturna.
In cielo tante sfumature e diverse tonalità: rosa, rosse, violette, porpora, celesti, bianche, gialle oro.
L’occhio ammira estasiato. Sembra di essere inseriti in un quadro.
Non c’è pittore più grande della natura e perché no, del Creatore.
Arriva la calma sera rasserenando l’aria, le stelle cominceranno a palpitare e seguiranno in corteo una luna splendida ed immacolata.
Non arriva più il Ponentino, bloccato dal cemento, ma a Ponte di Nona c’è spesso un vento impetuoso che butta giù gli armadietti non ben fissati, le tende ed altro.
Non arriva il Ponentino, ma a volte arriva un pollicino.
Di mattina spesso insieme agli uccellini che cinguettando chiedono briciole di pane o chicchi di riso cotto, arriva little Eduard. Che non chiede cibo, né cinguetta, ma vuole solo guardare in giro per capire dove si trova.
Little Eduard non è un bimbo bello.
È gracilino, occhi e capelli scuri, naso un po’aquilino, ma elegante e leggero nei movimenti.
I pantaloncini grigi dalla piega impeccabile, la camicetta con i quadretti verdi e beige, il cardigan grigio e le pantofoline di stoffa beige.
Guardandolo, si capisce che è un bambino con un cervello.
Sembra anche un bimbo molto educato.
Da dove arriva questo pollicino?
È forse il vento impetuoso che da altri lidi lo spinge fin qua?
Si tuffa dal cielo? O forse come un Tiramolla salta dalla strada o come un uccello vola dai balconi dell’edificio di fronte o si arrampica sui cancelletti divisori dei balconi vicini?
A volte sventola, come una bandiera, appoggiato con le due manine alla pianta dell’eucalipto e sembra annusare, poi va verso i gelsomini ed i giacinti per sentirne il profumo ed infine si dirige verso la mentuccia, la guarda, la pregusta, ne stacca una foglia e la mangiucchia.
Altre volte passeggia lentamente sul parapetto del balcone e si guarda in giro curioso.
Ma appena ti giri o ti allontani, sparisce.
È la nera cornacchia che lo ha rapito o si è aggrappato ai raggi del sole per allontanarsi.
Per andare... dove?
Ma Little Eduard ogni tanto ritorna: la mise è la stessa, lo stile anche.
Non piange e non ride come nel gioco:
Vado a Gerusalemme senza ridere e senza piangere.
Quando si tratterrà, quando ritornerà?
Non si sa.
È un bambino senza età, senza dimora, non si sa quando arriva né quando riparte.
È un bimbo che non ride e non piange, che non chiede e non dà.
Sa solo che lo desidero e perciò ogni tanto arriva ed ogni tanto se ne va.
Ed io già so che arriverà a portarmi un attimo di forse ansiosa felicità.


Per contattare l’autrice: maradegennaro@yahoo.it

Maria de Gennaro accompagna il lettore in una “piccola” storia intrisa di uno stupore – quello stupore che i bambini conoscono bene ma che gli adulti dimenticano troppo spesso – potenziato da un linguaggio quasi cantilenante. «Arriverà» potrebbe essere una favola metropolitana, e in un certo senso lo è, ma l’artista sa anche cogliere il senso profondo della natura che ancora ci circonda, anche se ormai è sempre più relegata in ambiti ristretti, recinti ben delineati. E forse è proprio questo uno dei messaggi del racconto: la perdita del “senso di immersione” nella Natura.
Little Eduard è la parte “strana” di noi che ancora questo “senso” lo possiede, e viene a dirci che ciò che è veramente strano è il nostro distacco dall’ambiente naturale.
Maria de Gennaro sa cogliere una necessità che è di tutti noi, anche di coloro che non sanno dare un nome al crescente malessere “metropolitano”.  «Arriverà» è un augurio semplice, intenso, essenziale, e al tempo stesso un garbato invito a prestare attenzione ad un legame che i troppi rumori della “civiltà” (?) vorrebbero sopraffare, cancellare.