domenica 26 febbraio 2012

Dalla rivista “Polimnia” - Cinzia Marulli Ramadori per Davide Benincasa







Ecco le pagine dell’interessante rubrica che la poetessa Cinzia Marulli Ramadori cura per la rivista “Polimnia”. Tra l’altro, vi è riportata la sua recensione di Intrecci di Rime di Davide Benincasa.
Una lettura tutta da gustare!


sabato 25 febbraio 2012

LE 5 MAGICHE DOMANDE APERTE A PINO IMPERATORE




Come sei venuto alla vita?
Sorridendo.

Qual è il tuo messaggio?
Siate veri, siate liberi.

Di cosa ti nutri?
Emozioni.

Chi vuoi ringraziare?
La vita.

Che cosa chiedi?
L'Amore.

“Benvenuti in Casa Esposito”: la recensione di Germano Bonora




Del romanzo di Pino Imperatore - Benvenuti in casa Esposito - mi ha colpito da subito la scrittura alla Camilleri. La narrazione è in perfetta lingua italiana. I dialoghi, invece, sono in napoletano, che più che un dialetto è da considerare una vera propria lingua in via di estinzione come tutte le parlate regionali e locali in genere. Le ragioni sono ormai note a tutti: la televisione, più degli altri media, oltre ai cellulari e alla politica politicante, tendono a omologare e a manipolare la lingua, riducendola all’essenziale per poter meglio dominare sul popolo, dopo averlo massificato con la pubblicità, la più subdola e sofisticata forma di violenza, che suscita il bisogno del superfluo nella maggioranza delle persone.
L’argomento è la camorra, non già quella autentica, reale, storica del casertano, descritta egregiamente nel saggio Gomorra di Saviano, ma quella di una famiglia tipo, trattata in chiave umoristica, come lascia presagire già il titolo del romanzo  Benvenuti in casa Esposito – le avventure tragicomiche di una famiglia camorrista.
Pino Imperatore sceglie questa modalità narrativa per ragioni facilmente comprensibili: non vuole danneggiare i luoghi né suscitare rabbia e vendetta nei malavitosi. Nel romanzo la stessa parola camorra è usata, non a caso, soltanto tre volte.
Trovo particolarmente esilaranti nei diversi dialoghi le storpiature di parole e di frasi: l’uva passera, il matrimonio è la tombola dell’amore, ‘e pumpiniere, abbattiamo le mani, la sposa tirerà il mazzo, siete un pubblico stupefacente e noi vi odoriamo….
Struggente la visita di Tonino - il protagonista negativo - al cimitero delle Fontanelle, dove si svolge il colloquio surreale con la capuzzella del Capitano.
Con pochi tratti l’Autore delinea i caratteri dei singoli personaggi. Di fatto emergono dai colloqui e anche dai soliloqui, come nel caso di Gaetano, il suocero di Tonino, che ama atteggiarsi a intellettuale e a grande amatore, bloccato dalla gelosa consorte, quando non è presa dalla buona cucina. Particolarmente elementare la psicologia di Tonino, orfano del boss Don Gennaro Esposito, che in punto di morte lo affida al suo guardaspalle, che gli succede nella famiglia camorristica, Don Pietro ‘O Tarramoto. Tonino lavora appena tre ore al mese, il ventisette, per raccogliere assieme al giovane Enzuccio il pizzo, anzi “il contributo per la sicurezza”, come precisa il boss, che gli propone di portare il vitalizio da cinque a seimila euro purché se ne stia a casa, senza creare difficoltà.
Tonino vive orgogliosamente nel ricordo del padre, che vorrebbe imitare senza riuscirvi. La moglie Patrizia si adegua alla vita parassitaria del marito, che a modo suo ama, ma cede anche alle voglie del boss che si atteggia a duro e a sciupafemmine. Personaggio drammatico è Manuela, la vedova di Don Gennaro, che l’aveva conosciuta a Firenze durante il servizio militare, prima di diventare capo camorrista. Se ne sta in disparte soprattutto dopo l’assassinio del marito e la scelta obbligata del figlio con il quale vive. Trova qualche sfogo soltanto con la nipote Tina, contestatrice dei genitori che vorrebbero farne una velina, mentre lei sogna diventare giornalista dopo la laurea. Tina è la vera protagonista del romanzo che lascia ben sperare nel futuro.
Nel romanzo non mancano scene esilaranti, come quella del tango delle capinere tra i consuoceri di Patrizia e Tonino, interrotto dalla zuffa tra Assunta e Manuela e dallo svenimento di Gaetano.
Le descrizioni umoristiche servono a stemperare i toni del racconto segnato dai drammatici fatti di camorra.
Gomorra di Saviano vuol essere un documento storico sulla malavita organizzata di stampo camorristico, che dal Casertano va estendendosi nelle zone più ricche del Paese; mentre il romanzo di Imperatore è un racconto umoristico ristretto a una famiglia tipo, che offre uno spaccato della vita tutt’altro che invidiabile della camorra. I due testi sono per certi aspetti complementari. Quello di Imperatore si legge tutto d’un fiato, facendo riflettere il lettore, al di là del riso amaro che suscita in non pochi episodi tragicomici.
In filigrana il romanzo ha una forte componente educativa, come dimostrano gli inviti che arrivano all’Autore dalle scuole di ogni ordine e grado e anche dalle università.
L’unico personaggio positivo è Tina, la figlia di Tonino E Patrizia, che si adattano alla vita di mantenuti del giovane boss, che perdona l’ultima malefatta di Tonino grazie all’intervento della moglie Patrizia, che si concede ancora una volta a Pietro ‘O Tarramoto per calmarlo.

Germano Bonora

"Strega": il nuovo appuntamento di "Libriamoci"

"Le mie labbra portano lo stigma di Eva, 
rubato agli uomini dell'Eden"


M.Cristina Orrico
Domenica 26 febbraio ore 17,30
STREGA
incontro culturale sul tema della stregoneria 
Keramos - Via Luisa Sanfelice - Via Frank Zappa 
(doppio ingresso, nei pressi della stazione ferroviaria) 
Agropoli (Salerno)
performance di M. Cristina Orrico & Paola Tozzi
(testo teatrale di Milena Esposito
Interverranno
Antonio Capano
Pasquale Giuliani Mazzei
Francesco Innella 
Lucia Capo
Qui trovate un articolo con tutte le informazioni
ingresso libero su prenotazione
info: 3292037317
occhidiargo@hotmail.it 

venerdì 24 febbraio 2012

Scritto nel vento: Menzionati e Segnalati




Ecco l’elenco dei Menzionati:


Laura Vallino menzione fantasia
Cinzia Marulli Ramadori menzione espressione
Eufemia Griffo menzione linguaggio
Annalisa Miceli menzione creatività
Simona Farina menzione stile
Jlenia Carpinelli menzione contenuto
Martina Dei Cas menzione originalità
Davide Benincasa menzione metrica


Ecco l’elenco dei Segnalati:

Bruno Elpis
Maia 
Silvio Rosati
Enrico Arlandini
Patrizia Garofalo
Sabrina Lucilla Barone in Migliaccio
Maria Eleonora Zangara
Piero Baroni    
Aurora Cantini
Marisa Annunziata
Maria Grazia Lupetti
Salvatore Leone
Filippo Pirro
Mauro Montacchiesi
Annamaria Perrotta
Marilina Daniele
Paolo Chiorazzo
Michele Vaccaro

Complimenti vivissimi anche a questi autori! 
Chi interverrà durante la serata di premiazione del 24 marzo, potrà leggere il proprio componimento.

E così sia


 
Vuole davvero che le racconti, o, temendo per se stessa, preferisce che non le dica ciò che è vero?
Quello che accadde, riguarda, in qualche modo, tutte le persone che sentono di poter essere toccate da questa esperienza, eppure – mi creda – molte preferirebbero non sapere.
Mi basterà che mi faccia sì con la testa e le narrerò ogni cosa.





Bene.
Mi permetta, però, di dirle che non mi assumo nessuna responsabilità morale nei suoi confronti; mi pare, signora, di essere stato chiaro fin dall’inizio: se dovesse rimanere turbata, non mi colpevolizzi, sono solo un messaggero della verità.
Quello che non si vuole accettare è l’utilità della morte.
È utile come la vita, sembra però che nessuno accetti questo dato per com’è.
Signora, la storia che sto per narrarle si svolse in un luogo di mare, all’epoca la vita di quel borgo era arroccata su una rupe baciata dal sole.
Gli uomini andavano per mare con le loro imbarcazioni e le donne, be’, le donne lavoravano, sudavano, facevano figli o morivano di parto.
La gravidanza era come una sciagura, le decimava.
Molte donne morivano partorendo anche perché spesso avevano poco più di dieci o dodici anni.
Era così, nessuno pensava che fossero ancora troppo giovani, dato che era importante che si sposassero molto presto.
I loro genitori offrivano doni e soldi a chi le sposava.
E il primo requisito che tutte dovevano avere era la verginità.
Molte giovani donne venivano stuprate dal proprio marito la prima notte di nozze e si usava esporre il lenzuolo con le macchie di sangue che accertavano l’avvenuta penetrazione in vagina vergine.
E la violenza, signora, veniva perpetuata ogni volta che il marito ne avesse voglia.
Qualsiasi problematica sessuale della coppia era imputabile solo ai comportamenti o alle qualità della donna.
Le era attribuita sempre tutta la colpa. Se nasceva un bambino diverso ne era responsabile.
Eppure, a quei tempi, fui incaricato di recarmi presso una giovinetta.
Non la conoscevo, ovviamente questi servizi li delegano a chi non rientra nella cerchia di conoscenze.
Comunque, mi recai da questa ragazza.
Mi era stato chiesto di dirle che avrebbe avuto un figlio diverso, molto diverso.
La ragazzina mi rispose che, se questo fosse stato vero, non intendeva sposarsi.
Ma ciò che io le dissi dopo, e che ora preferisco riferire in seguito, la turbò profondamente.
La sua famiglia fece grandissimi regali a un vecchio perché la sposasse e il vecchio, che era molto povero, la sposò.
La giovanetta all’epoca dello sposalizio era già incinta.
Il marito non era il padre del nascituro, ma aveva avuto molti doni e denari e così non si lamentò con nessuno.
Il bambino che nacque era molto bello, era perfetto.
Era il più bello tra tutti i bambini che fossero mai nati ad Agropoli.
La madre di quel bambino morì di parto.
In paese si diceva che forse il marito l’uccise, ma questo genere di delitto, all’epoca, non veniva indagato.
Rientrava nei fatti personali delle famiglie.
Il bambino crebbe bellissimo. Era il più bello. Era talmente perfetto da non sembrare umano.
Crescendo rivelò d’essere completamente diverso da tutti.
Aveva strane visioni. Parlava con la madre morta. La poteva vedere. Diceva di poterla vedere.
Il borgo di mare lo considerava folle e più passavano gli anni più i suoi comportamenti diventavano insensati.
Quel giovane uomo si era messo in testa di convincere tutti dell’esistenza di sua madre: ne parlava come se fosse stata presente, l’interrogava, riceveva risposte e rivelazioni.
Tramite le sue parole, quell’uomo voleva dare pari opportunità a tutte le donne.
Questa volontà parve pazzesca a tutti, pure alle donne stesse, che insieme agli uomini s’indignarono sempre più.
L’uomo fu portato in tribunale e processato.
Fu accusato di essere un pericoloso criminale, di essere un sovversivo.
L’uomo predisse molte sciagure per le donne e tutte, nei secoli, si avverarono.
Diceva che sua madre gli raccontava che gli uomini di sapienza e di fede le avrebbero perseguitate e arse in piazza.
Diceva che i loro mariti le avrebbero murate vive e sarebbero stati acclamati e dichiarati esemplari.
E diceva tante cose e per questo lo uccisero.
Fu allora che la madre fu visibile a tutti.
Aveva le stesse sembianze da giovanetta che io all’epoca conobbi, ma, se possibile, era ancora più bella.
Era sensuale. Aveva una bellezza molto evocativa. Direi: provocante.
Era procace.
Aveva una voce calda e ciò che diceva affascinava. Sapeva di vero.
Ecco: si avverava ciò che mi era stato detto di predirle.
Infatti, signora, quel che io dovetti riferirle era che sarebbe tornata in vita dopo la morte del suo stesso figlio e così fu.
Era ritornata per salvare le donne.
Ed è perciò, signora, che le ho narrato questa storia.
Ed è così che assolvo il mio compito di angelo.
Lei, signora, dovrà scrivere un racconto che parli di ciò che qui le ho narrato per ricordare a tutte le donne che la morte nei secoli di tante figlie deve essere utile per tutte le vive.
Signora, la prego, faccia sì che queste morti siano per le viventi un’opportunità di redenzione.
Redenzione, signora, in altre parole: salvezza, liberazione, riscatto, affrancamento, emancipazione.
Dica per iscritto, signora, racconti, non taccia! 
Signora, non stia più zitta, ora che sa, lo dica. Lo scriva.

(racconto di Milena Esposito)

La luna ci sorride




Questa sera la luna ci offrirà un particolare spettacolo, subito dopo l’ora del tramonto (intorno alle 19 e 30): nella fase crescente, si presenterà rovesciata a U, con i “cornetti” che tendono verso l’alto. Sarà un perfetto sorriso che ci giungerà grazie alla particolare posizione “a barchetta”, rara alle nostre latitudini (per il prossimo “sorriso” occorrerà attendere il 2023).
Tutti con il naso all’insù, quindi…