venerdì 20 gennaio 2012

Dissolvenze

ed ho messo l’ombra
l’ho piegata in quel biglietto
di coriandoli della festa
l’ultima di una festa
migliore
ed ho messo l’ombra accanto alla serie di maschere
serie
quelle del piantolino
fino al risolino
l’ho rimossa – l’ombra-
spostandola quasi con il fil di ferro
per non lasciarla appesa
ad asciugare
delle sue ali liscissime
profumate di lavanda
livide di lavanda
colorate di lavanda
viola
di un viola limpido
ma diverso
diverso nell’essenza
l’essenza viola della lavanda
svapora dall’ombra in ombra
viola sul muro viola
vola, mia ombra, vola



martedì 17 gennaio 2012

Libriamoci di febbraio

“Le mie labbra portano lo stigma di Eva, rubato agli uomini dell'Eden”.


Strega

domenica, 26 febbraio ore 17,30

da KERAMOS ad Agropoli (SA)



i segni celesti del desiderio


Nostalgia. Desiderio. Malinconia. Struggimento. Ancora desiderio, ma senza possibilità, senza speranze. Desiderare inutilmente. Desiderio del desiderio. Consumarsi. Vedere scorrere il tempo. Il tempo è breve e la giornata è lunga, come dice la mia amica del cuore.
È  uno dei figli di Afrodite e Ares, insieme a Eros, dio dell’amore e della carnalità e Anteros, dio dell’amore ricambiato.
Himeros governa il desiderio non appagato. Nasce quando gli androgini vengono divisi in due e cercano, da quel momento, la loro metà. Eros li unisce, Himeros li consuma  dolcemente.
Himeros è la passione del momento, il desiderio fisico presente ed immediato che chiede di essere soddisfatto.
La personificazione dei sentimenti umani, che secondo una spiegazione in chiave psicologica vengono rappresentati dai Miti, è piuttosto chiara nel mito degli androgini, creature con connotati maschili e femminili, dalle quali derivano gli uomini. Gli androgini sono descritti come esseri molto coraggiosi, poiché avevano osato prendere d’assalto l’Olimpo, riuscendo persino a sottomettere Zeus per un certo periodo di tempo. Dopo che Zeus riuscì a scacciarli non volle però annientarli, come fece con i giganti, ma decise di dividerli in due metà: una maschile ed una femminile. Diede ad Apollo il compito di guarire i nuovi esseri nati dalla loro divisione, gli uomini, che dopo la separazione persero la loro forza. Da quel momento furono eternamente legati dall’amore (Eros) e dalla lieve forma di Himeros.
Himeros è uno degli Eroti, ovvero gli Amori che attorniano sempre la bella Afrodite. Secondo una lettura del testo di Erodoto, sia lui che Eros avrebbero accompagnato Afrodite sin dalla sua emersione dalle acque del mare. Era rappresentato come un meraviglioso giovane alato.
Himeros,  dal verbo himeiro "desidero": dal latino desiderium, dal verbo desiderare formato dalla particella accrescitiva de e l verbo siderare (sidus "stella", plurare sidera) "fissare attentamente le stelle".
Sidus può voler dire anche "figura, segno celeste" che si riconnette alla parola greca eidos "figura", da eido "vedo, scorgo, osservo, guardo". Secondo altri la radice sarebbe sid-, svid- "essere terso, splendente".

Himeros è dunque quella forza travolgente che ci spinge verso l'oggetto del Desiderio, verso l'Amato, verso ciò che è "terso, splendente".
Verso le… stelle.
(ricerca su internet)

Sant'Antonio Abate



Il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio, è tradizione benedire con solennità gli animali quasi ad assicurarli della benevola protezione di Dio e degli uomini quando la stagione invernale è più rigida e ingrata. Per lo scrittore Luigi Bartolini tale data è fonte di un ricordo d’infanzia, ricreato in freschi bozzetti sull’onda cantilenante di questa poesia. In essa l’autore mostra anche la sua particolare sensibilità visiva di acquafortista e pittore: ne sono testimonianza il taglio incisivo e la coloritura di alcuni particolari con cui vengono rappresentati in maniera argutamente popolaresca il Santo, la sagra paesana, animali e uomini in attesa della benedizione.

Oggi è Sant’Antonio,
come quand’ero bambino,
quel delle pagnottelle
di grano di fiore fino
che si vendono con le ciambelle
in un bianco tovagliolino,
ne compra ciascun contadino,
le bagna col vino
nei banchi delle rumorose osterie.

- È Sant’Antonio abate,
di cartapesta vestito da frate:
muli per Santa Maria;
cavalle infiorate,
code infioccate
legate d’un vivace nastro dal mastro ferraio, come le trecce delle bambine
che le mamme portano a spasso
col fazzoletto vistoso in testa
il giorno della gran festa:
alti basti,
fruste di pelo di tasso:
cavalieri neri,
dritti quali cipressi di cimiteri,
attendono la santa benedizione,
con la candela in mano,
e, o nevica o piove,
nessuno si muove.

Luigi Bartolini

lunedì 16 gennaio 2012

La strada non presa



Divergevano due strade in un bosco
ingiallito, e spiacente di non poterle fare
entrambe uno restando, a lungo mi fermai
una di esse finché potevo scrutando
là dove in mezzo agli arbusti svoltava.

Poi presi l’altra, così com’era,
che aveva forse i titoli migliori,
perché era erbosa e non portava segni;
benché, in fondo, il passar della gente,
le avesse invero segnate più o meno lo stesso,

perché nessuna in quella mattina mostrava
sui fili d’erba l’impronta nera d’un passo.
Oh, quell’altra lasciavo a un altro giorno!
Pur sapendo bene che strada porta a strada,
dubitavo se mai sarei tornato.

Io dovrò dire questo con un sospiro
in qualche posto fra molto molto tempo:
Divergevano due strade in un bosco, ed io…
io presi la meno battuta,
e di qui tutta la differenza è venuta.

Robert Frost, La strada non presa
(traduzione di G. Giudici)

“Libriamoci” di gennaio: le foto

Ecco le foto dell’incontro di “Libriamoci” di gennaio, curato dalla professoressa Flaminia Arcuri e dal professor Fernando La Greca
Come sempre, lo spunto di partenza (il prezioso sarcofago romano stirigilato dionisiaco custodito presso l’Antiquarium di Agropoli) ha offerto una nuova occasione di piacevolissima condivisione per tutti i presenti.
Il prossimo appuntamento, fissato per domenica 26 febbraio, sarà dedicato all’affascinante argomento della stregoneria e prevede, tra l’altro, una performance teatrale e varie letture.
Per qualsiasi informazione, contattateci
















Fata della controra


La bella 'mbriana, nella credenza popolare del popolo napoletano, è lo spirito della casa.

Di aspetto piacente, la 'mbriana regna, controlla e consiglia gli abitanti. Viene invocata in tutte le situazioni difficili che compromettono la serenità familiare. In genere si tratta di uno spirito buono, ma mai offendere la bella 'mbriana perché può addirittura provocare la morte di uno dei familiari.

Alla bella 'mbriana piace l'ordine e la pulizia e per questo una casa trascurata la rende irascibile. Quando si decideva un trasloco, si cercava di parlarne fuori casa, in modo da non farle sapere nulla, per non attirarsi le sue ire. Se si ristruttura l'appartamento si può offendere e si può essere colpiti per ripicca dalla morte di un caro. Un proverbio, al proposito, recita: Casa accunciata morte apparicchiata.
 La bella mbriana, insieme al munaciello e alla janara, era l'argomento principe di racconti, nelle serate d'inverno quando si riunivano le donne davanti al braciere a discutere.
Avere questa presenza nelle case significa benessere e salute. È anche detta Meriana oppure 'Mmeriana.
Secondo la tradizione popolare si manifesta in forma di geco o si fa vedere tra le tende mosse dal vento in una giornata di sole (se è corretta la derivazione del nome dal latino Meridiana, il nome stesso allude ad uno spirito diurno, che si intravvede alla controra, ossia nel primo pomeriggio). è una creatura misteriosa, una presenza gentile e benevola, che alcuni anziani credono dimori in maniera fissa in un'abitazione, posta da lei sotto la sua protezione.
Alla figura della 'Mbriana è collegato il geco, l'animaletto simile ad una lucertola che, nelle sere d'estate, dà la caccia agli insetti vicino alle lampade; per il suo legame con questa fata capricciosa, i napoletani considerano il geco un portafortuna e si guardano bene dal cacciarlo via o dal disturbarlo.

È difficile descrivere il suo aspetto poiché  appare solo per un qualche istante accanto ad una tenda mossa dal vento o nel riflesso di una finestra e si tratta di apparizioni troppo fugaci perché si possa affermare di averla vista. Eppure la 'Mbriana è bella per definizione, anzi è il termine di paragone per la bellezza femminile.
I napoletani la immaginano come una giovane donna dal viso dolce e sereno, una figura chiara e solare; del resto, 'Mbriana significa "meridiana", ossia l'ora più luminosa del giorno.
Il suo nome, etimologicamente, infatti, deriva da Meridiana, simbolo del sole e del calore positivo, che porta luce e prosperità nelle case, nei posti più ameni e dovunque essa sia ben accetta
Secondo la tradizione, la Bella 'mbriana è capricciosa e potente come una dea: porta fortuna a quelli che ama e si vendica di chi offende la casa posta sotto la sua protezione. Bisogna ricordarsi di lasciare sempre una sedia vuota, in modo che lei si possa accomodare e sentire ospite gradita.
La leggenda della "Bella 'mbriana" è presente a tal punto nell'immaginario popolare che, come qualcuno ricorda,  fino a qualche tempo fa si era soliti salutarla, al momento dell'ingresso a casa, con la formula rituale: "Buonasera, bella'mbriana!" , e quando invece si attraversa un periodo difficile, economicamente un poco disastrato, si esclama: "Scètate, bella 'mbriana!"
(ricerca su internet)

domenica 15 gennaio 2012

Vitaljic - Per Sempre


Prezzo
€ 13,50
Editore
Il Filo
Collana
Nuove voci
Data uscita
30/03/2010
Pagine
233, brossura
Lingua
Italiano
EAN
9788856719598






Recensione critica di Francesco Sicilia

Si fa strada con umiltà e particolare attenzione alla piccola quotidianità, la scrittura di Valentina Vitaljic.
I capitoli del suo romanzo “Per sempre” ci descrivono con dovizia di particolari i tanti e complessi meccanismi psicologici che scattano e si sviluppano quando nasce una storia d’amore “impossibile”. Forse può essere proprio questo il primo messaggio lanciato dal libro: per un sentimento così coinvolgente qual è l’amore, niente è impossibile, nel senso che non può non scoppiare la passione iniziale. Poi, quali siano le conseguenze, soprattutto sociali, questo non può che essere vissuto sulla pelle dai protagonisti.
Proprio in questa direzione va sottolineato, secondo me, il merito maggiore dell’opera: Valentina è brava nel delineare le passioni costruttive e distruttive che muovono i protagonisti, legati ad obblighi sociali che li spingono inevitabilmente a contraddirsi, a tornare indietro sui propri passi, a cercare di seguire la passione e la razionalità, con inevitabili conseguenze faticose e difficili da affrontare.
I ventidue capitoli in cui si divide l’opera sono tutti da assaporare, pregni come sono di forti sentimenti ben descritti; i brani sono efficaci soprattutto nel riportare attraverso le parole pronunciate le emozioni dei vari protagonisti. In primo piano ci sono Sanja e Dean, ma sono ben delineati anche i profili dei personaggi cosiddetti “di contorno”, che – ciascuno a suo modo – reagiscono all’esplosione di questa passione.
Leggendo “Per sempre” ci rendiamo conto una volta di più di quanto le forze interiori personali, singole, siano in grado di cambiare il mondo quanto le forze che muovono la collettività, perché siamo tutti intimamente intrecciati, sul piano emozionale prima ancora che sul piano razionale.
Valentina Vitaljic sa condurci con autentica competenza nel mondo emozionale di Sanja, che così – almeno per certi aspetti – diventa un mondo comune a tutti noi. Si può, naturalmente, non aver vissuto le sue stesse esperienze, ma la bravura di narratrice di Valentina ci fa vivere le sue paure, le sue gioie, le sue rabbie, portandoci a comprendere il perché delle sue varie scelte. Così è possibile seguirla giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, nell’evolversi di una passione che non si chiude con l’epilogo del libro. Quel “continua…” apre a futuri scenari che siamo certamente disposti a conoscere, consapevoli del valore di una scrittura in grado di turbare, emozionare, coinvolgere profondamente.